Modena in cerca di che cosa?

La città in cui lavoro, Modena, è governata oggi da un ex bancario con lunghi trascorsi di amministratore locale. E’ un uomo di un certo spessore, ce lo ha dimostrato appena eletto sindaco appendendo dei memorabili manifesti di ringraziamento. I più maliziosi potrebbero avere notato in quei cartelloni un messaggio di scuse alla città per una brutta gaffe in campagna elettorale – l’uomo affermava di ritenere il compenso al ruolo di sindaco un po scarso, e gli elettori non hanno gradito. Ma è solo malizia di bassa lega, tipica di noi campagnoli. Insomma, onestamente credo che non ci sia andata male: in questo momento vedo peggiori situazioni in Regione. Accontentiamoci e pensiamo che un giorno o l’altro ci toccheranno amministratori ben più scadenti.

I trascorsi del personaggio: si tratterebbe in pratica del referente politico di una certa serie di attività – ovviamente del tutto legali – centrate attorno all’edilizia. Come riportato anche da quelli de Il Fatto, il nostro ha apparentemente operato per mantenere piuttosto basse le royalties applicate ai cavatori. Giusto per dare una mano a chi probabilmente avrà finanziato alcune sue passate campagne elettorali; ma su questa affermazione della testata giornalistica – e degli oppositori – non ho elementi di prova. In generale, questo atteggiamento nei confronti dei gestori delle attività estrattive è ritenuto abbastanza evidente e generalizzato, bene al di là del singolo caso; con strascichi di polemica poco utili a livello pratico, ma interessanti come curiosità. Per dire, ne parla la Gazzetta; qualche altro dettaglio dai locali comitati No Cave. Non paiono grossi misteri, e ad ogni modo voglio vedervi a trovare un politico importante privo di sponsor più o meno espliciti.

Basta chiacchiere: il sindaco non ha aperto miniere a cielo aperto in Piazza Grande, e questo fa parziale giustizia delle illazioni sui suoi trascorsi. Le proposte recenti per rilanciare la città – o per farla affondare più o meno lentamente, a seconda dei punti di vista – sono ormai pubblicamente note. Nel resoconto di Bologna 2000: “…Accanto agli investimenti del Comune per la qualità della città, il sindaco ha anche ricordato l’importanza di realizzare interventi infrastrutturali come lo scalo merci e la bretella autostradale, oltre alla prospettiva di creare un collegamento per la mobilità dolce sfruttando il percorso della ferrovia storica…”. Non ci sono solo parcheggi e rotatorie nei piani dell’amministrazione, e comunque il sindaco oggi gestisce anche la provincia; alla cui guida noi cittadini non abbiamo avuto l’onore di nominarlo. Non stupisce la visione di insieme offerta in questi propositi, ovviamente espressi pensando anche al territorio circostante il capoluogo.

Lo scalo merci e la bretella autostradale – la Campogalliano Sassuolo – sono vicende già note. L’idea sarebbe quella di obbligare le aziende ceramiche a spedire via camion materie prime e piastrelle dalle parti della via Emilia, per imbarcarle su ferrovia a Marzaglia. Una cosa poco logica, visto che dispongono già del ben più vicino scalo di Dinazzano; servito da strade sulle quali non si pagano ovviamente pedaggi. O forse è logica la cosa, ma di una logica particolare che noi cittadini fatichiamo ad afferrare. Sapete, quella strada è simile alle altre: un rilevato fatto di terra e ghiaia, ed eventualmente qualche innocuo carico di rifiuti, ricoperto di una spalmata di catrame. Il tutto nel bel mezzo dell’area adiacente il Secchia. Un affarone da almeno mezzo miliardo di euro, immagino un buon miliardo con gli adeguamenti tipici della realtà italiana: forse le vecchie abitudini non sono ancora tramontate. Nel complesso, l’idea che emerge è quella di una città che spera di rinverdire i fasti del passato; ignorando il fatto che la disponibilità di carburante per noi italiani cade senza sosta da almeno un decennio. Come pensino i modenesi di sfuggire ai cambiamenti che investono l’intera nazione non è stato spiegato.

L’affermazione circa il supposto “collegamento per la mobilità dolce” è più interessante. Recentemente la linea ferroviaria in direzione Milano è stata dirottata, non occupa più la sua sede storica: il nuovo tracciato scorre più a nord, in parte in trincea coperta, in un’area meno edificata e a maggior rischio di esondazione. Il tronco di linea rimasto inutilizzato – vedere qui in carta – taglia la parte occidentale della città. Sarebbe abbastanza facile reimpiegarlo per un tram urbano, e fornirebbe un bell’abbozzo di rete assieme al tracciato per Sassuolo e per Carpi. Ma l’amministrazione ha idee diverse: mobilità dolce appunto. Ci faranno una ciclabile, presumibilmente interrotta da semafori, rotatorie et similia; qualcuna di queste opere è già stata annunciata. Devo ammettere che forse il sindaco ha ragione: i servizi in Italia non funzionano. Non c’è modo di farli funzionare: i treni sono scassati, oppure costano come l’oro. Non parliamo del trasporto urbano, siamo maestri nel guastarlo; ogni pendolare italiano sa di cosa parlo. Forse una ciclabile, anche piena di buche, è una scelta ragionevole: su un percorso di 2-4 km in direzione del centro cittadino la bici potrebbe funzionare. E non ci sarà un metodo semplice per costringere i ciclisti a fermarsi: niente tagli alle corse, ritardi, guasti. Forse Muzzarelli ha ragione: facciamoci una ciclabile, sulla vecchia ferrovia cittadina. Oggettivamente non siamo capaci di fare di meglio: i tram a cavalli non sono alla nostra portata.

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3 risposte a Modena in cerca di che cosa?

  1. Mauro ha detto:

    “ex bancario” dice già tutto.
    Il resto è superfluo.

  2. europaviva21 ha detto:

    Sapevo molto di lui ma non che fosse stato un bancario. Adesso il mio quadro è più completo.

  3. fausto ha detto:

    Eppure questa faccenda del lavoro in banca temo sia stata valutata in modo superficiale. Sono abbastanza sicuro del fatto che il nostro uomo sappia contare, una cosa molto rara tra i politici italiani.

    Che abbia trascorsi di peso – ruoli chiave nella gestione locale della nostra bolla immobiliar / cementista – è abbastanza chiaro. Si dà troppo per scontato quel che farà in futuro. Secondo me il sostanziale silenzio post elettorale è molto significativo: la mia impressione è che si stia tenendo defilato. Sa anche lui che i suoi tradizionali sponsor di riferimento stanno morendo di stenti, in senso letterale: non può farci niente, si dovrà reinventare e lo sa benissimo. Secondo me è un personaggio sul quale si potrebbe fare pressione per ottenere qualcosa.

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