Terremoti in Toscana: niente ferie per le faglie

Sciame sismico in Toscana, 15 – 20 km a sud di Firenze. Si comincia a traballare nella notte tra giovedì e venerdì, e poi avanti senza sosta. Anche in questo momento si avvertono leggere scosse di Mw 1 – 2. Poca roba in confronto all’evento di maggiore energia, Mw 4.0 secondo Ingv, verificatosi nella mattinata di venerdì 19 dicembre.

Sciame sismico in Toscana, dicembre 2014Sciame sismico in Toscana, dicembre 2014. Fonte: Iside Ingv.

In questo momento la rete sismografica registra quasi 330 eventi con Mw > 1.0 nella zona. Ovviamente se ne aggiungeranno altri – si spera via via più lievi. La sismicità nell’area fiorentina non è una cosa nuova, al punto che il capoluogo ed i comuni circostanti si ritrovano tutti assieme in zona 3; vedere le mappe pubblicate dalla Regione Toscana in tema di classificazione sismica. Per chi non lo ricordasse, la classificazione sismica vigente oggigiorno suddivide il territorio italiano in 4 classi, con la 1 intesa avere pericolosità maggiore. Il parametro operativo fornito a chi progetta edifici ed opere è la “accelerazione con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni (ag) “: se sei in zona 3, ha il 10% di probabilità di dover sopportare un superamento dell’accelerazione di riferimento in mezzo secolo. Nel caso, 0,05 < ag ≤ 0,15, intendendo accelerazioni come frazioni di g. La definizione probabilistica è antipatica ma inevitabile, posto che le condizioni locali – risonanza, suolo liquefacibile, effetti di cresta – possono amplificare le onde sismiche in modo non precisamente prevedibile.

I terremoti del passato? Conoscerli è utile per cercare di avere una idea di quel che potrebbe capitarci in futuro, e comunque la classificazione in essere deriva in parte proprio dalla conoscenza del dato storico. Il CPTI è una risposta interessante, con il suo censimento degli eventi storici a partire più o meno dall’anno mille. Per Firenze abbiamo eventi rilevanti nel 1148, Mw 5,14, e nel 1453, Mw 5,30. Ovviamente si tratta di stime con un certo margine di approssimazione. Nei dintorni, Impruneta anno 1697, Mw 4,72; e poco più ad ovest nel 1887, Mw 4,54. Forse l’evento più interessante è però quello del 1895 – ieri l’altro in termini di tettonica – con Mw 5,43: davvero poco distante dall’area in cui si registra lo sciame sismico di questi giorni. Il messaggio trasmessoci dalle notizie di sismicità storica e dalle zone sismiche odierne è piuttosto chiaro: l’area fiorentina è una delle tante aree italiane considerate a rischio sismico. I terremoti accompagneranno i residenti per tutta la loro vita, ed esisteranno quando Firenze non ci sarà nemmeno più.

Non crediamo alle sciocchezze di chi racconta che la scia di eventi di queste ore “scarica energia”: non scarica un bel niente, sono troppo modesti. Potete farvi i confronti numerici anche da soli, ricordando che la scala di magnitudo del momento sismico è logaritmica: due valori di scala, tre zeri di differenza in energia liberata. La probabilità di vedere arrivare un evento maggiore, magari di Mw 5,5 o di più, resta più o meno la stessa. Se qualcuno dovesse raccontarci che dobbiamo rientrare in casa perché “c’è ragione di ritenere che ora il rischio sia minore” evitiamo di crederci: il rischio è sempre lo stesso. E’ quello indicato nella mappa edita dalla Regione, o meglio: quella mappa rappresenta le nostre migliori conoscenze al riguardo. Ricordiamoci bene che gli apprendisti stregoni non sono solo quelli che dicono di poter prevedere precisamente località e data dei terremoti: sono anche quelli che dicono di poter prevedere che in una data area e in certo intervallo temporale il rischio sismico è più basso del solito. Mentono entrambi, ma mentre i primi vanno subito tutti quanti alla berlina, i secondi in genere riescono a cavarsela a buon mercato. Ogni mattina a Firenze e dintorni può essere la volta buona, da qui all’eternità. L’unica cosa che possiamo fare è domandarci come rendere più sicure le nostre case, come evitare di dover correre in strada pregando di fare in tempo ad abbandonare la trappola in cui viviamo: il resto è chiacchiera da bar.

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