Rublo: guerra sospesa, per ora

La guerra valutaria contro i russi pare essere giunta ad una battuta di arresto. Non se ne parla più un granché, ma la situazione continua ad evolvere. In sintesi: il rublo si deprezzava lentamente da luglio 2014, vedere il cambio col dollaro Usa. In pratica, da 35 a 45 per US$. Le cose cambiano alla fine di novembre: inizia una caduta che pare inarrestabile. Nel momento peggiore, il 16 dicembre scorso, occorrevano quasi 75 rubli per comprare un dollaro; problema analogo nel rapporto con l’euro, quotato fino a quasi 94 rubli. Un disastro sul quale si sono versati fiumi di parole: almeno in parte una guerra valutaria gestita tramite oligarchi infedeli che, nel trasportare all’estero i propri capitali, hanno fatto deprezzare la valuta nazionale. Una punizione brillantemente inflitta dalle potenze occidentali ad una nazione ribelle che farebbe meglio a stare al proprio posto. O almeno questo racconta il telegiornale.

Ci avete fatto caso? Sarà che è Natale, sarà che i saldi prossimi venturi sono più interessanti, sarà che Renzi parla davvero bene. Non si sente quasi più parlare di rublo. Anche gli aggregatori di notizie si sono svuotati, riportano pochi titoletti di testate secondarie; oppure roba vecchia di almeno una decina di giorni. La propaganda non è fatta di falsità sperticate: è fatta di silenzi, di omissioni. Si fa tacendo, e non raccontando fandonie. Ebbene, cosa è successo? E’ successo che a partire dal 17 dicembre la divisa russa si è apprezzata in maniera spettacolare sulle altre. Un salto equivalente a quello precedente, ma di segno opposto. Ora come ora, il cambio è a quota 53 / 54 sul dollaro. Che il telegiornale non lo racconti non vuol dire che non sia accaduto.

tasso di cambio tra rublo e dollaro Usa, dicembre 2014

Quando qualcosa accade, la prima domanda è sempre la stessa: perché? Sapevamo della presenza di mosse aggressive nei confronti dei russi, una sorta di attacco speculativo che ricorda quelli subiti dalla lira negli anni ’90; seppure con le dovute differenze. Domandarsi perché il rublo perda valore è facile, e la rete trabocca di risposte: sanzioni, fuga di capitali, perdita di fiducia, perdita di rendita petrolifera….et cetera. Ma ora domandiamoci: come ha fatto il rublo a guadagnare valore sul dollaro nella misura di un 20% circa in una sola giornata? E come ha fatto a mantenersi successivamente stabile ed in rafforzamento? Come ha fatto a svanire tutta quella volatilità? Perché questo lato della vicenda non è stato altrettanto pubblicizzato. Il crollo di una valuta non è un evento così raro, ne abbiamo visti tanti; la sua ripresa istantanea di valore è qualcosa di ben più sorprendente.

La risposta alla domanda è complicata, ma almeno in due sue parti essenziali è accessibile anche agli ignoranti come me. La prima azione intrapresa dai russi per difendere la moneta nazionale è la più ovvia: sbaraccare riserve in valuta estera e ricomprare rubli. Lo hanno fatto in maniera continua negli ultimi mesi, al punto di avere intaccato parte delle loro sontuose riserve: qui i dati della Banca Centrale Russa. In pratica hanno rivenduto un buon centinaio di miliardi di dollari in valuta e titoli, attutendo i movimenti del tasso di cambio. Questo non ha invertito il lento trend discendente registrato fino a novembre – che a loro fa anche comodo per certi versi – ma sicuramente ha inciso sulla pendenza degli andamenti.

Il gioco dei russi però non è fatto solo di riserve della banca centrale: c’è dell’altro, roba ben più grossa di mezzo trilione di dollari in un forziere. Roba enorme. Leggete un po la spiegazione dell’accaduto fornita da RT: “…ruble has seen a full week of recovery after its drastic 20 percent drop on December 16 dubbed as ‘Black Tuesaday.’ This was triggered by the call from the Russian government for businessmen to sell currency earnings…”. Il governo – cioè lui – ha ordinato alle aziende di rivendere i guadagni in valuta straniera e convertirli in rubli. Ancora: “…To balance the market, the Russian government ordered the introduction Thursday of a 15 percent plus €7.5 export duty on wheat from February 1, 2015. The duty was calculated so the price is no less than €35 per ton …”. Una tassa di esportazione sui cereali. Tanto per far evaporare l’inflazione nazionale in campo alimentare, mettendola nelle tasche degli importatori. E per non sbagliare nemmeno un colpo: “…On December 23 the government urged the five largest state-owned exporting companies including Rosneft and Gazprom to bring the amount of their net foreign currency assets to an amount not exceeding the level of October 1, 2014…”. Niente riserve valutarie eccedenti la media usuale per gli esportatori di energetici. Ovviamente RT fa propaganda, ma facendola in inglese possiamo verificare cosa raccontano. E in questo caso i fatti sono comunque espliciti anche da soli, c’è poco da nascondere.

Il gioco della vendita delle riserve valutarie statali non funziona quasi mai bene da solo. Ne sappiamo qualcosa noi italiani, che nel ’92 le abbiamo bruciate senza grande esito. I tassi di interesse sono un altro strumento, ma possono non bastare anch’essi. I russi però hanno un ulteriore strumento: le risorse. Quelle vere. Vuoi farti un giro in auto? Benissimo, allora o accetti il petrolio russo oppure vai a piedi – indipendentemente dal prezzo di giornata. E loro te lo vendono, e ti vendono anche il frumento se ti serve. Così puoi andare in aereo e riempirti la pancia, che non è male vero? Però devi rispettare le loro regole: in pratica, ti devi presentare a fare acquisti con in mano dei rubli. I dollari e gli euro non vanno più bene, visto l’ordine di limitazione delle riserve aziendali in moneta estera. Hai i rubli? Allora bene, compra pure. Non li hai? Benissimo, vai pure. Il mondo è grande.

Quello che sta accadendo nella fumosa guerra valutaria che coinvolge oggi mezzo mondo e che ha il suo campo di battaglia a Mosca è semplice e sorprendente: l’attore decisivo è entrato in gioco. Parliamo di risorse fisiche: la “roba”, quella roba che non contava niente qualche anno fa. Oggi come oggi funziona tutto diversamente: chi ha quella roba decide, e non c’è giochino di borsa che possa bastare a ridurlo a miti consigli. Siamo andati a litigare con il padrone del pollaio, e lui ci ha detto che se vogliamo fare il brodo ci dobbiamo presentare con i fogli di carta che dice lui. Una bella figura abbiamo fatto: siamo andati a fare la guerra, ed abbiamo scelto per il duello un’arma che in realtà non abbiamo più, e della quale l’avversario è maledettamente fornito. Proprio una bella figura.

Ora resta almeno un’altra domanda sul tavolo: perché adesso? I governanti russi hanno aspettato, hanno lasciato impazzire i cambi, poi sono intervenuti – immagino nell’immediatezza con le riserve – e una volta superato lo scoglio immediato hanno cambiato la legislazione sopprimendo il problema di fondo. Hanno creato, nel giro di alcune giornate, un sistema nel quale la fame altrui di risorse fisiche mantiene e manterrà alta la domanda della loro valuta nazionale. Ma potevano farlo anche tre mesi fa. Perché adesso? E perché tutta questa commedia? Nella tempesta, pur breve, sono successe varie cose: oligarchi in fuga, movimenti di capitali, terremoti aziendali, blocco di sportelli. Probabilmente la messinscena era lo scopo: non possiamo saperlo con sicurezza, ma è lecito sospettare. Nei prossimi mesi, con la conta definitiva dei danni, scopriremo chi era il bersaglio di questi maneggi; e scopriremo anche chi non lo era. Una cosa è chiara: le regole della partita sono cambiate, sono cambiate per cause di forza maggiore. E questo cambiamento, seppure temporaneo, potrebbe accompagnarci per un lasso di tempo non troppo piccolo. Sarà bene tenerlo a mente.

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2 risposte a Rublo: guerra sospesa, per ora

  1. ijk_ijk ha detto:

    Anche questo fatto ha il suo peso: http://www.rischiocalcolato.it/2014/12/e-comiciato-la-cina-e-russia-escludono-il-dollaro-dai-loro-scambi-commerciali-seguiranndo-malesia-e-nuova-zelanda.html

    Un’operazione così non si improvvisa ed è logico che era preparata da mesi. Forse l’attacco al rublo è stata una mossa disperata degli usa e dei fedeli del dollaro ma spratutto del petrodollaro.

    • fausto ha detto:

      Per adesso cambia poco. Anche sul fronte valutario il galleggiamento continua senza grandi notizie, eccetto una: il deprezzamento dell’euro. In pratica la valuta dei russi ha di nuovo perso qualcosa nei confronti del dollaro, ma ben meno nei nostri confronti. Forse qualcuno sta realizzando il fatto che l’eurozona è il vero malato.

      I cinesi: stanno cominciando a liberarsi dei titoli di debito Usa, nel senso che hanno smesso di comprarli e non incentivano più gli operatori privati nazionali a comprarli. La manovra richiede tempo, non è cosa fattibile in una notte.

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