Vigili urbani, ministri, dirigenti: una storia italiana

La polemica sulle assenze dei vigili urbani a Roma, bella storiella vero? Ne avete certamente sentito parlare. Sulle prime ovviamente le notizie filtrate riportavano solo l’effetto globale del fenomeno: 83 – 84% di assenti a capodanno. Assenteismo aggregato un tanto al chilo. E’ talmente grossa che se ne sono accorti anche all’estero: titoloni dai media russi, da quelli inglesi e da quelli americani. Impossibile non vedere, e in effetti hanno visto tutti. La reazione italiana la conoscete già, ed è stata riportata anche dalle testate giornalistiche straniere: vigili lavativi, ministri che alzano la voce per minacciare ritorsioni, politici che annunciano “riforme”. Fin qui la storia è abbastanza lineare, un déjà vu che ci accompagna da anni in quest’epoca di insulti e demonizzazioni del pubblico impiego.

Com’è andata davvero? Non è andata così, lo avete già intuito da soli immagino. Tutta questa favola brillante di vigili assenteisti e di bravi e capaci dirigenti traditi l’avete sentita raccontare tante volte immagino. Molti di voi probabilmente non se la bevono più. Avete ragione: infatti è una favola. Per avere una visione alternativa, possiamo considerare le dichiarazioni dei vertici Uil riportate da ArticoloTre: “….Secondo il sindacato, infatti, “A distanza di 24 ore dal polverone mediatico, la stessa amministrazione diffonde dati che corrispondono al 5% dei numeri messi in circolo nella giornata di ieri. Passare da più di 800 vigili a 44 ‘ipotetici lavativi’ è un capitombolo …”. Non male: la questione si riduce a decine di persone – da sottoporre a verifica – anziché migliaia. Per proseguire il carosello delle voci difformi, possiamo dare un’occhiata a Lettera43, o a Jobsnews. Il succo del discorso non cambia molto: i dati man mano pubblicati smentiscono le sparate propagandistiche della prima ora. In particolare si fa notare che “…secondo i dati elaborati dal sindacato il 50% dei vigili assenti era in ferie obbligatorie, da smaltire quindi entro la fine dell’anno 2014…”. Ferie obbligatorie. Vuol dire che stiamo parlando di lavoratori ai quali si è impedito di fruire delle ferie, e che ne hanno ammucchiate troppe. Ad un certo punto bisogna mandarli a casa.

Antefatto: come è stato gestito il personale della polizia municipale di Roma? E da chi? Sindaci? Assessori? Questa è fantasia, costoro non possono più decidere nulla da molti anni. Dall’epoca dei “tagli lineari” dell’ultimo Tremonti, appioppati alle amministrazioni locali ed affiancati alla geniale idea del blocco turn over, è abbastanza chiaro che nei palazzi del potere centrale si pretende di fare risparmio facendo sparire le risorse di comuni e province. Si appioppano tagli, assieme allo strumento per applicarli: il taglio del personale, ritenuto uno strumento brillante per il riequilibrio dei conti pubblici. Qui le elementari ragioni aritmetiche per cui non può sortire alcun effetto – ma è un’altra storia. Tornando ai vigili romani: cosa è stato fatto davvero? Un riassunto interessante su Tiscali Notizie: “… La verità, secondo David, è un’altra: “Non vi raccontano – accusa – che i vigili sono in agitazione, insieme agli altri comunali, da un mese. Non vi raccontano che Marino, mostrando insofferenza e un po’ di schifo verso la categoria, non si è mai presentato agli incontri con i sindacati. Non vi raccontano che dal primo gennaio è entrato in vigore un nuovo contratto, imposto unilateralmente che prevede riduzioni di stipendio per tutti, su un contratto fermo già da 8 anni …”. Insofferenza nei confronti dei sottoposti? Ancora su Il Tempo: “…Il Comando sapeva da giorni che nessun agente, per protesta, aveva aderito al “modulo di Capodanno”, l’elenco che assegnava 700 posti volontari al turno di straordinario durante la notte di San Silvestro…”. Pura disorganizzazione, con tentativo di rimedio in extremis andato a vuoto.

Sullo sfondo dei ridicoli eventi della fine dell’anno a Roma, si agita ovviamente lo spettro della pianta organica del corpo di polizia municipale. Quanti sono i vigili? Quanti erano? Se ne è parlato ovviamente, un promemoria da Linkiesta: “…Siamo 5900 in ragione di una pianta organica che dovrebbe essere di 9400 persone e nel 2015 non sono previste assunzioni…”. Immagino che il “dovrebbe essere” sia riferito alla usuale pianta organica del corpo; il dato odierno è il frutto dei furbi tagli recenti. La vicenda ha ormai perduto il suo velo di mistero misterioso e scandaloso: ora è solo una storiella di tagli inutili ed inappropriati promossi da uomini di governo poco abili, con corollario di gravi e prevedibili disservizi. Tutto qui.

In soldoni: iniziano i tagli, ben sostenuti dal blocco turn over. Gli amministratori locali si adeguano, ma al calare del personale ovviamente non ridimensionano i servizi. Anzi, li accrescono: perché in realtà esistono problemi anche in seno a polizia di stato e carabinieri, e questo aggiunge pressione sulla polizia municipale. E poi nessun sindaco ha piacere di presentarsi dicendo che elimina un comando o limita gli orari, specie in una metropoli. La soluzione per superare lo scoglio è banale: trattenere in servizio gli agenti rimasti. Ferie differite, straordinari e via dicendo, una broda che ho già visto in prima persona. Ad un certo punto, il cumulo di ferie e ore di servizio diventa grosso e la legge impone di mandare a casa un gran numero di vigili per smaltire queste eccedenze; il termine è ovviamente al 31 dicembre. La dirigenza tenta di ricorrere agli straordinari su base volontaria – più economici del personale reperibile – ma il gioco stavolta non funziona: la contesa su contratti ed assunzioni avvelena il clima e le adesioni sono pochissime. Un tentativo in extremis di risolvere il problema – con le reperibilità – fallisce perché il preavviso è ormai nullo. Risultato: un disastro, ma comico. Abituiamoci, che di cose simili ne vedremo ancora.

Questa voce è stata pubblicata in attualità, varie e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Vigili urbani, ministri, dirigenti: una storia italiana

  1. LorenzoC ha detto:

    Non cambia nulla rispetto ai problemi fondamentali:
    1. di quanti vigili ha bisogno il Comune X?
    2. su una forza di Y vigili, come sono distribuite le mansioni?
    3. se il vigile K non si lavora perché si assenta, dorme, fa altro, cosa succede?

    La risposta a queste domande dovrebbe essere fornita con la stessa logica con cui il “buon padre di famiglia” incarica un idraulico di ristrutturare il bagno. Nessun “padre di famiglia” pagherebbe cinque idraulici per fare il lavoro di uno, nessun “padre di famiglia” vorrebbe vedere quattro di questi idraulici che compilano documenti o giocano a carte mentre uno gira la chiave, nessun “padre di famiglia” pagherebbe un idraulico per ore in cui non ha lavorato al suo bagno. Invece di interpellare il sindacato degli idraulici bisognerebbe interpellare i “padri di famiglia” che pagano gli idraulici. O più precisamente, che sono costretti a pagare gli idraulici.

    • fausto ha detto:

      E nessun padre di famiglia manderebbe mai un idraulico a fare da solo il lavoro di due idraulici per poi lamentarsi del fatto che il lavoro è scadente.

      • LorenzoC ha detto:

        Si, questa è la teoria sindacale per cui di qualsiasi lavoro si tratti, è sempre una situazione di organico insufficiente, fondi insufficienti, orari di lavoro disumani, eccetera.

        Sarebbe facile validare o falsificare questa teoria, basterebbe appunto vedere in media quanti vigili ci sono per abitante nei Comuni italiani, quanti ce ne sono nel Comune X e di questi quanti sono addetti alle scartoffie e quanti sono a presidiare le strade. Poi si potrebbe anche valutare la “performance” per ogni ora lavorata, per esempio valutando la media delle multe in Italia, quante se ne fanno nel Comune X (oppure le pratiche evase).

        Per esempio, nella Scuola italiana ci sono 12 alunni per insegnante contro una media europea di 15. Dato che si può leggere solo in due modi, o la Scuola ha un eccesso di organico, oppure degli insegnanti che risultano in organico una percentuale ecccessiva è parcheggiata da qualche parte a vario titolo ma non insegna. Poi, secondo i dati dei testi INVALSI e altre indagini statistiche, gli studenti italiani, sopratutto del Centro e del Sud, sono sotto o parecchio sotto la media (nonostante la tendenza a intevenire sui test con gli “aiutini”). Questo dato si può leggere solo in due modi o gli Italiani sono geneticamente minorati oppure gli insegnanti italiani hanno una performance inferiore ai loro colleghi, cosa che si può spiegare in due modi o lavorano meno o sono meno capaci/preparati.

        Ovviamente questo tipo di analisi si dovrebbe fare in orizzontale e anche in verticale, dato che se un dipendente della ASL timbra il cartellino per tre colleghi, tutta la “catena di comando” sopra il livello del dipendente ASL è responsabile di omessa verifica e/o connivenza.

        Le responsabilità dei sindacati sono cosi palesi da essere una vera a propria barzelletta. Un po’ come i “premi di produttività”.

  2. fausto ha detto:

    L’importante è non credere di risparmiare soldi pubblici tagliando operai e pompieri a raglio. Con questa tecnica in Italia abbiamo sfasciato i servizi e fatto crescere la spesa. Almeno questo dovrebbe essere un dato assodato, essendo disponibile la verifica sperimentale. Per tutto il resto – produttività, organizzazione, lotta agli imboscati – sarò certamente d’accordo anch’io.

    • LorenzoC ha detto:

      E dai con questa storia dei “tagli”. Renzi si è appena comprata l’acciaieria di Terni, caricando sulle casse dello Stato i debiti e la successiva conduzione di una azienda stra-decotta, che non ha mercato, più la eventuale bonifica del territorio circostante, che è una di quelle operazioni velleitarie e impossibili concretamente che durerà in eterno, specie se si vorrà nello stesso tempo continuare a fare funzionare l’acciaieria. Prego notare che l’acciaieria per Renzi non conta perché ci serve l’acciaio per fare baionette e corazzate, l’acciaieria conta perché è un pensionificio e un postodilavorificio.

      Tutta la P.A. esiste solo per garantire pensioni e pseudo-lavoro. E questa è la ragione per cui non ha senso andare a fare delle misure sui costi e sulla performance. E’ un paradosso, un po’ come sentire Renzi che straparla di “merito”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...