Povertà energetica sulla soglia di casa, come sempre

La guerra è un passatempo sempre di moda, e di questo si discute in questi giorni. Ma la violenza e la cospirazione non riempiono gli stomaci e non sono certo il centro della vita di noi umani comuni. Ci occupiamo di cose più spartane, noialtri. Tipo difenderci dal freddo. Ci pensavo guardando la pubblicità che gira sulla Rai, quella che tesse le lodi dell’unione europea. Quando si parla di energia, reti, riserve, tubi, si finisce col discutere delle contese tra russi ed ucraini sul gas naturale, e la campagna pubblicitaria targata euro non poteva fare eccezione. Scendendo dall’empireo, noialtri italiani consumiamo ogni giorno metano che viene dall’Africa, dalla Russia, dal Medio Oriente: e facciamo fatica a pagarcelo, con i chiari di luna recenti. Però per ora funziona, seppur in maniera precaria.

Com’è un mondo nel quale l’energia per le necessità quotidiane scarseggia? Come si vive? Pensate forse alla povertà ottocentesca o fascista, quando andavamo ad abbattere tutti i nostri boschi per farne carbone di legna? Abbiamo esempi più recenti e pertinenti. Il collasso sovietico che ancora si trascinava alla fine degli anni ’90, regalava all’estremo oriente della Siberia uno degli ultimi grandi colpi di teatro dei temibili oligarchi russi: il territorio circostante la città di Primorye si ritrovava a corto di riscaldamento. La cronaca dell’epoca: “…“There is supposed to be 6,000 tons of coal here,” he said, staring contemptuously into a broad, shallow pit beside a rail spur, barren but for a thick coat of snow. “We need 6,000. We got 123.” Yudin may be the most unpopular man in Razdolnoye, a desolate town of 13,000 in the Primorye region, about an hour’s drive from the Pacific coast. The bankruptcy administrator of the building materials factory, he is responsible not just for making bricks, the town’s raison d’etre, but also for supplying the radiators of 2,000 residents with hot water pumped from the factory’s boiler. This winter, he has done neither. Primorye’s sputtering power plants have too little coal to generate more than a trickle of electricity, and Yudin’s factory gets less than a third of what it needs to stay open. The region-wide shortage has disrupted the lives of hundreds of thousands of people, brought unspeakable misery for tens of thousands and killed scores. And not for the first time: In a nation that boasts the largest coal reserves on earth, Primorye has run short of fuel for four straight winters, this time desperately so….”. Manifatture e centrali integrate – per ricerca di efficienza – agli impianti per il teleriscaldamento. Si spende meno, ma al primo problema si ferma tutto: che il problema fosse la disonestà di qualcuno fa poca differenza, anche la banale incompetenza è più che sufficiente a causare simili danni. I residenti di Primorye hanno sopportato anni di freddo e miseria, e ne sono usciti solo perché in definitiva vivono in una nazione che di risorse ne possiede davvero. Beh, anche perché sono russi fino al midollo, ovviamente.

Gli oligarchi dell’era sovietica hanno passato dei guai presso la casa madre. Sapete bene quale sia l’orientamento politico odierno dei russi nei loro riguardi: prima le randellate, poi le offerte di accordo. Così la firma è più rapida. Esiste però un paese nel quale questi signori controllano ancora tutto: è l’Ucraina. Non storcete il naso, quella degli ucraini è una storia di miseria, sfacelo, ruberie, disonestà, disgrazie. Ovviamente questa non è una ramanzina, un italiano non si può permettere di fare umorismo su questi temi. Gli ucraini sono stati derubati d’ogni cosa, soprattutto del futuro. Nel presente, devono barcamenarsi tra lampadine che traballano e termosifoni che non scaldano granché; questo almeno laddove le granate non abbiano raso al suolo le case. Il loro tracollo energetico più celebre è ovviamente quello connesso alla dissoluzione dell’URSS: vedere qui i disegnini. Addio petrolio, si tira avanti con carbone nazionale, gas d’importazione e nucleare. Adesso però la guerra nell’est ha tagliato fuori una metà delle miniere di carbone ucraine, e ha reso traballanti sia le importazioni di gas che le centrali nucleari esistenti.

Si mette male: freddo e buio, con tagli alle forniture elettriche per le industrie – anche nella capitale. Il problema viene facilmente scaricato addosso alle periferie ribelli: tipo la Crimea al buio – e ovviamente senz’acqua. Così si risparmia e si fa assedio agli odiati nemici. Ovviamente delle province orientali inutile discutere: buio e freddo per chi è rimasto, per gli altri una tenda da deportati. Il governo di Kiev cerca di rimediare ai restanti problemi in vari modi, per esempio scommettendo sul gas non convenzionale; pare non stia funzionando molto bene, posto che gli operatori maggiori abbandonano il campo. Non è un problema dell’ultimo minuto, la fuga si sviluppa in sordina da tempo. Ipotesi: forse troppo azoto nel gas trovato, inutile come quello polacco già abbandonato da tempo. E’ solo una ipotesi. Resta il carbone, che si trasporta bene e costa poco: importazioni sostitutive sono state operate dal Sud Africa. Detto fatto, arriva il carbone e l’inchiesta prova che era un giro di tangenti. Che velocità, quasi quasi battono noi italiani. Conclusione: si compra il carbone dai nemici russi, 70.000 t in 10 giornate, e le centrali elettriche annaspano ma vivono. Nel mentre la vita quotidiana si fa difficile: qualche riassunto partigiano qui, qui e qui. Bollette al raddoppio, forniture discontinue, stipendi che svaniscono, fabbriche che operano a singhiozzo.

Sono eventi lontani, nello spazio e nel tempo: tutta roba da Unione Sovietica, o da nazione ex sovietica fallita. Noi italiani siamo abituati a non farci caso, non sono questi i problemi di cui discutiamo a tavola la sera. Eppure non sono così lontani. Per dire, ad Andria le scuole sono piuttosto fresche. Medesimo problema più a nord, ad Imperia: istituti tecnici al fresco dopo reiterati guasti. A Parma, più lucidamente, l’amministrazione si è arresa prima di andare a sbattere: chiusure programmate da subito visto che sarebbe stato impossibile eseguire eventuali riparazioni. Ovviamente c’è dietro anche il discorso sulle bollette, ma hanno preferito non dirlo. Inutile annoiarvi, basta cercare in rete: c’è pieno di notizie simili, riportate sui media solo in piccola parte, e tenete bene a mente che questo è un inverno davvero mite.

Le scuole italiane fanno tendenzialmente capo alle province per la gestione degli immobili: devastate le province, è abbastanza ovvio che l’edilizia scolastica comincerà a cascare a pezzi. La manutenzione prima e la gestione ordinaria poi assorbiranno la perdita di mezzi economici – pardon, energetici ed industriali. La manutenzione non esiste più da molti anni, posto che gli enti locali sono sotto finanziati da almeno un lustro; ora ovviamente si presentano anche problemi relativi alla gestione ordinaria, tipo la scelta tra bollette e stipendi. Una chicca per chiudere: a Modena si rompe un tubo vecchio di 40 anni e un quartiere resta al fresco. Un duro monito per il futuro delle reti più complesse, di cui forse dobbiamo cominciare a diffidare fin d’ora. Per non finire come i cittadini di Primorye. Forse bisognerebbe spiegare agli studenti delle scuole italiane di ogni ordine e grado cosa sta succedendo, perché, e soprattutto per quale motivo dovranno abituarcisi. Magari non è un fatto così negativo: almeno sapranno di quali problemi dovranno occuparsi in futuro, e saperlo è già metà della soluzione. Altro che guerre imperiali: di termosifoni rotti e pareti di cartapesta si dovranno preoccupare gli italiani di domani.

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6 risposte a Povertà energetica sulla soglia di casa, come sempre

  1. edoardobeltrame ha detto:

    analisi lucida, futuro incerto!

  2. renzoslabar ha detto:

    Caro Signor Fausto,
    Ben arrivato.
    Dico così perché il primo grido d’allarme lo lanciai nel lontano 19 Agosto 2003 e ne fa fede una mia lettera pubblicata su Il Gazzettino fascicolo del Friuli, prima del famoso black out del successivo mese di settembre 2003.
    .
    http://www.ilgiornale.it/news/perch-inutile-risparmiare-energia.html
    .

    • fausto ha detto:

      Lo scopo dell’atto di risparmiare non è quello di preservare risorse; è quello di non perdere mai la capacità di fare a meno di qualcosa. E’ l’unica obiezione che mi sentirei di fare a Battaglia.

    • UnUomo.InCammino ha detto:

      > > È l’uomo – dice – che si deve adattare al territorio in cui vive, non il contrario

      E’ del tutto ovvio ed e’ sempre successo cosi’.
      .
      > Non ci poteva essere frase ad effetto più idiota.
      >
      > L’avessero sentito parlare così i primi palafitticoli

      Infatti i palafitticoli che non erano scemi, non si sono incraniati a inventarsi una centrale a fissione per svuotare il lago o lo hanno devastato con 2000 camion di movimento terra e altrettante betoniere al giorno.
      Hanno preso degli alberi, li hanno trasformati in pali e hanno costruito dei ripari, delle capanne adattate all’acqua eche stanno sopra di esse.
      Invece le masse idiote del petrolitico pretendono di stare in casa in t-shirt a 30 gradi d’inverno, usano l’aria condizinata a 26 gradi d’estate, mettono i giardinetti all’inglese in appennino o nel deserto del Nevada.
      Poi l’acqua finisce etc. etc.
      E forse finisce pure ‘sto parassita scemo del mondo e la sua arroganza tecnoteista che pretende di cambiare il mondo invece di convivere con esso, adattandosi come e’ sempre stato fatto (i masi delle alpi sono un filino diversi dai dammusi di Pantelleria) a parte i tempi moderni.

  3. ijk_ijk ha detto:

    Il risparmiare le risorse è una cosa che distingue gli umani dagli animali senza offesa per questi ultimi.
    Chi non lo capisce in questo tempo di vacche grasse perchè ha avuto malaeducazione e cattivi esempi lo capirà presto, o almeno avrà modo di meditarci su. Le vacche magre sono alle porte.

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