North Dakota, shale gas: la rivoluzione brucia in torcia

C’è questo posto negli Sates che ha una bassissima disoccupazione ed un bilancio pubblico invidiabile. Il Dakota del Nord gode di salute eccellente grazie agli idrocarburi non convenzionali: con la rivoluzione targata fraking ha potuto beneficiare di enormi investimenti. In perdita, ma meglio dirlo piano. Oggi come oggi, visti i prezzi bassi che spunta sul mercato del Nord America, il gas naturale non entusiasma più di tanto: però è l’elemento fondamentale delle vicende energetiche recenti negli Usa. Il caso Dakota è esemplare per molti versi: piattezza decennale delle produzioni, e poi una enorme sovra produzione versata per ogni dove. In immagine gli andamenti delle produzioni parlano da soli; dati della North Dakota Industrial Commission.

GAS NATURALE NEL DAKOTA DEL NORD / NORTH DAKOTA NATURAL GAS Fonti / Data source: North Dakota Industrial Commission Formazione di Bakken / Bakken formation Altri giacimenti / Other natural gas fields Produzioni mensili, milioni di metri cubi / Monthly production, million cubic meters Shale Gas venduto / Natural gas sold Gas bruciato in torcia / Natural gas flared Perdite / Losses Destinazione delle produzioni / Destination of the productions 2000 2008 2014 MCF Fracking

Gas metano nel Dakota del Nord: produzioni, impieghi, perdite.

E così, più o meno a partire dal 2000 le cose cominciano a cambiare: inizia anche da queste parti la rivoluzione dello shale gas. Dapprima in sordina, quasi impercettibile, poi sempre più rapidamente: la produzione di metano – piatta da decenni – si accresce rovinosamente. Soprattutto dopo lo scossone del 2008 / 2009. In realtà nel caso del Dakota del Nord l’interesse per il gas naturale è sempre relativo: il focus è chiaramente sul petrolio. Più remunerativo, facile da spostare, qualitativamente buono: lo muovi anche in treno se proprio non ci sono oleodotti. Con il gas è più difficile: operi piccole produzioni che diminuiscono in fretta, e questo non giustifica la costruzione di gasdotti. Così, gran parte del gas è finita bruciata in torcia in mezzo ai campi: buttata via. L’alternativa era buttare via i soldi. Nonostante i proclami di rapidi cambiamenti, a tutto il 2014 il flaring continua a dominare il panorama di questo pezzo del nord degli Usa.

Ormai il gioco del gas non convenzionale è cambiato: nessuna autonomia o quasi, frequentemente parliamo di un sottoprodotto del petrolio. Più importante di esso per certi versi, ma meno considerato. E sarà anche vero che la conta dei rig operanti negli Usa crolla a velocità mai vista, ma è utile ripetere l’avviso già circolato: non è scontato che le produzioni di shale gas crollino a breve. Bastano limitati flussi di denaro nelle casse delle compagnie per puntellare una attività che ricerca continuamente miglioramenti di efficienza. Intanto, il Dakota fa uscire dal sottosuolo miliardi di metri cubi di gas; quale che sia il destino della risorsa. Chiosa sulle unità di misura che mi hanno fatto dannare: la Eia fornisce un promemoria con simboli di significato insospettabile. Beati loro che ci capiscono qualcosa.

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