Pastasciutta in Giappone per Pizzarotti: qui si fa l’Italia, forse

Sentita la notizia? Grancassa a discreto volume per l’ultima impresa del sindaco di Parma: trasferta giapponese nella prefettura di Kagawa a metà dicembre 2014. Sul Fatto Quotidiano qualche dettaglio: “….Insieme al sindaco, alla missione di cinque giorni avevano partecipato l’assessore al Commercio Cristiano Casa e due funzionari comunali, accompagnati da alcuni imprenditori del parmense tra cui un dirigente di Barilla. Obiettivo era quello di instaurare rapporti di collaborazione in campo agroalimentare…”. E le spese relative: “…le spese della trasferta, un totale di 10.700 euro comprensivo in questo caso di trasferimento, trasporto merci e allestimento fiera…”. Pioggia di articoli sulla stampa locale, li troverete facilmente.

Discutibile. No, non i costi: l’operazione in sé. In pratica il sindaco è volato in Giappone a fare promozione dei prodotti del suo territorio in un ambito sostanzialmente fieristico. Probabilmente le spese dichiarate erano quelle relative alla parte pubblica, di 4 persone totali: tra una cosa e l’altra, 2675 euro a cranio compresi organizzazione, trasporti, alloggi ed il trasferimento di un campionario. Potevano farlo oppure no: di solito queste cose vengono fatte e basta. Se sei la persona giusta, ovviamente: altrimenti farai meglio a lasciar perdere. Negli ultimi anni in Italia i tagli hanno colpito a pioggia, ma in particolare le spese di rappresentanza sono sempre state al centro del mirino. Non posso obiettare più di tanto, posto che in effetti si può sicuramente fare meno rappresentanza: ma questo non autorizza a montare polemiche acritiche per questioni di burocrazia spicciola. E nemmeno si può raccontare che l’unico errore procedurale rilevato in Italia nel 2014 si sia verificato a Parma; questo è credere alle favole.

Rilevante? Non rilevante? Ci vuole un termine di confronto, altrimenti è aria fritta – prodotta anche dal sottoscritto. Vediamo qualcosa di grosso: avete presente Roma? Il comune della capitale conta 2,753 milioni di residenti; il bilancio di previsione per il 2015 ci informa di qualche cifra: “….Il bilancio previsionale 2015 prevede una manovra da 3,8 miliardi di euro. La diminuzione di entrate correnti è di 450 milioni di euro mentre ci sarà una spending review da 200 milioni di euro. L’amministrazione prevede un’accelerazione dell’efficientamento previsto dal piano rientro: dai fitti passivi -previsti 40 milioni di euro in meno- all’informatica, dall’illuminazione al consumo energetico fino alle spese per i residence per l’emergenza abitativa dove con il passaggio al Bonus Casa permetterà di passare da una spesa di 43 milioni l’anno a 27….”. Sono 3,8 miliardi a preventivo, come dire 1380 euro di tasse a testa movimentate dalla amministrazione comunale romana.

Non sarebbe rilevante, visto che un grosso comune ha sicuramente un grosso bilancio; a meno di non voler abbandonare la città al degrado. Il problema è nelle procedure: sono in apparenza poco trasparenti. L’amministrazione romana in carica non sembra amare le normali procedure di gara: ne abbiamo notizia da varie fonti. Le cooperative assegnatarie di incarichi per dire: “…Su 1040 gare, meno di venti sono state effettuate attraverso una procedura pubblica e aperta a tutte le altre cooperative….”. In generale, non sembra esserci molta trasparenza nelle procedure amministrative. Rileva Il Tempo che “…Tra le criticità rilevate quella degli affidamenti diretti dei lavori pubblici. I Revisori parlano di una gestione «non trasparente degli appalti che crea enormi criticità e squilibri nella gestione delle opere pubbliche, oltre oneri aggiuntivi non conformi. L’Organismo – si legge nella relazione arrivata sul tavolo dei membri della commissione Bilancio – prendendo in considerazione l’elevata numerosità delle pratiche di riconoscimento di debiti fuori bilancio e dei lavori di somma urgenza, ha potuto verificare in tutti i casi il pedissequo mancato rispetto della normativa di gara e/o evidenza pubblica, in materia di lavori e opere pubbliche e assegnazione di servizi in generale….”. Eccetera. Il problema affligge la maggioranza – ma non la totalità – dei comuni italiani, senza riguardo per le dimensioni o per il colore politico delle amministrazioni. Pizzarotti può mangiarsi ancora qualche piatto di maccheroni, a patto che si ricordi di far mettere le firme in calce alle autorizzazioni: da lui vorremmo probabilmente sapere ben altre cose riguardo alle procedure seguite nell’amministrazione di Parma. E questo discorso non vale solo per Parma.

Se vuoi propagandare una tesi discutibile, non diffondere mai notizie chiaramente false. Non funziona, ti beccano subito. La cosa migliore che puoi fare è raccontare delle mezze verità: fai passare notizie vere, ma ne elimini alcune. E metti l’accento su quelle notizie – vere, ricordiamolo – che non ti danneggiano. Sommergi il pubblico incrementando il peso relativo di ciò che ti fa comodo: le notizie rilevanti e scomode verranno seppellite sotto una montagna di notizie poco rilevanti ed estremamente confortevoli. Il quadro realizzato è distorto e trae in inganno l’uditorio. Nella pratica, mentre spariscono miliardi di euro come fossero fili d’erba – appalti taroccati, affidamenti diretti ed opachi, ndrangheta emiliana che cola ovunque e via dicendo – puoi raccontare che manca una firmetta su una procedura di migliaia di euro. E magari puoi rimpallare la vicenda sui giornali e sui TG locali per qualche giorno; puoi fare qualche esposto per chiedere doverose indagini. Molti osservatori, anche competenti, abboccheranno in assoluta buona fede: è perfettamente lecito riportare e leggere infinite volte una notizia che risponde al vero. Stai raccontando solo cose realmente accadute, ma l’effetto è miracoloso: i cittadini crederanno qualcosa di sostanzialmente inventato. La propaganda di buona qualità non si improvvisa.

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