Grandi opere, adeguate intelligenze

A quanto pare siamo arrivati al dunque, viene lentamente ammessa la verità riguardo ad alcune celeberrime “grandi opere” italiane. La BreBeMi, per fare un esempio, in questi giorni è sotto i riflettori a causa della cattiva performance finanziaria dell’ente gestore. Racconta il Fatto che “…. La direttissima Milano-Brescia ha registrato nel 2014 un rosso di 35,4 milioni di euro. Mentre il numero medio di veicoli transitati ha superato di poco i 14 mila al giorno, molti meno dei 60 mila previsti …. dal bilancio approvato a inizio marzo dal cda salta fuori che i costi operativi, più di 14,2 milioni di euro, hanno superato i ricavi da pedaggio (11,7 milioni) …. Brebemi non solo non paga il debito mostruoso con le banche, ma nemmeno il costo di gestione. Significa che tenerla aperta costa più che tenerla chiusa ….”. Un  brutto guaio al quale si tentava di far fronte già da mesi, praticamente fin dall’inaugurazione dell’opera; con iniezioni di denari pubblici in forma di agevolazioni e sgravi fiscali. Per ora si parla di regalie da parte del governo per 300 milioni di euro, più 60 milioni dalla regione. Poi si vedrà, ce ne vorranno altri di soldi.

Per chi frequenta questa piccola area per le chiacchiere il fenomeno non è nuovo né imprevisto. E’ solo la naturale conseguenza del tramonto di un modello di mobilità che è oggi insostenibile sotto tutti i punti di vista. La disponibilità di carburante per noi italiani declina senza sosta da un decennio, inutile nasconderselo; e declina anche la capacità di famiglie ed imprese di acquistare e mantenere i mezzi. Tentare di realizzare nuove strade in una simile situazione non è semplicemente inutile: è dannoso. Dannoso per gli automobilisti, e per gli autotrasportatori. Le opere che realizziamo dobbiamo alla fine pagarle, con dei pedaggi, delle accise, o con altre imposte e gabelle. Ma se spendiamo centinaia di miliardi in nastri di catrame, quei miliardi dobbiamo alla fine farli pagare a qualcuno. E quel qualcuno è sempre e comunque il cittadino in qualità di contribuente, autista, lavoratore – un fatto ovvio. Quali modelli logici possiamo immaginare di attuare per tentare di sostenere il coacervo di viadotti, gallerie, ingorghi e nubi di gas di scarico a cui eravamo abituati? Con che effetti?

Sovvenzionare i carburanti per qualcuno. Lo abbiamo fatto spesso, in particolare per il trasporto merci su gomma. Come saprà chi di voi vive sul pianeta Terra, in Italia fin dall’ultimo governo Prodi – affondato a maggio 2008 – sono stati elargiti sgravi significativi ai camionisti in tema di tassazione sui carburanti. In generale, l’Italia ha sempre concesso una fiscalità vantaggiosa al movimento merci stradale. Pareva una idea brillante: leviamo soldi da tutte le parti, li giriamo nei serbatoi e i camion corrono. Purtroppo non funzionò, perché i nostri camionisti hanno per clienti soprattutto gli italiani come me e voi. I danni economici combinati dovuti all’inflazione sulle risorse essenziali, alle imposte ed alla perdita di posti di lavoro hanno presto ridotto la domanda di beni. E così l’autotrasporto è andato in crisi nera – per mancanza di commesse – nonostante gli sgravi sul gasolio: perché se nessuno compra, nessuno trasporta, tema già discusso. Ora abbiamo l’annuario statistico 2014 a disposizione, e scopriamo che lo schianto è ancora più violento: se nel 2005 in ambito nazionale muovevamo su gomma 211,8 miliardi di t·km, nel 2012 siamo scesi a 124. Un – 41,5 % che parla da solo, e non voglio pensare al dato corrente.

Sovvenzionare opere stradali di vario genere. Questa tattica è arcinota a noi italiani, ma oggigiorno è difficile iscrivere a bilancio cumuli di debiti per nuove opere. E così ci siamo dati alla finanza di progetto: facciamo passare per privato un debito che in futuro diverrà pubblico, gonfiando nel mentre il costo delle opere e gli interessi versati alle banche che gestiscono il gioco. Per dire, le ferrovie veloci funzionano così. Anche la chiacchierata autostrada, la BreBeMi, funziona in questo modo. E’ costata 2,4 miliardi di euro presi a prestito da enti quali Banca europea degli investimenti, Cassa depositi e prestiti, Intesa Sanpaolo e via discorrendo. E li deve recuperare con il pedaggio, essendo in teoria opera privata. Però c’è un problema: una economia in contrazione che perde rapidamente accesso ai carburanti liquidi vede anche scemare il trasporto stradale; con ciò facendo sparire la premessa alla base di questo celebre progetto, e cioè gli ingorghi. Senza insopportabili colonne di mezzi fermi, nessun autista sarà disposto a spendere di più per un pedaggio quando può utilizzare a minor costo la esistente A4. Il pedaggio pesante imposto per pagare l’opera obbliga le persone a fare risparmi, e c’è una cosa facilissima da tagliare: le percorrenze. Basta viaggiare meno. Ma questo condanna l’ultimo, costoso ramo stradale a soffrire gravemente, specie se c’è una alternativa economica a disposizione. Pian piano, ci scommetto, questi costi affondati finiranno a carico della fiscalità generale: e questo non risolverà niente. Spalmeremo solo su un numero più ampio di contribuenti il danno economico.

Sabotare qualsiasi alternativa. Già, c’è anche questo. Abbiamo fatto la guerra a tutto ciò che non era un’auto o un camion, a partire dalle biciclette. I tagli al trasporto ferroviario regionale ormai non sono fattibili, essendo stato tagliato tutto il possibile molti anni fa. Interessanti gli spezzatini delle tratte che potrebbero fare concorrenza agli equivalenti AV – vedasi il caso Bo – Fi. Così ci godiamo una rete che offre treni veloci che non fermano da nessuna parte, o regionali che stanno quasi fermi ovunque. Naturalmente le poche stazioni servite dai primi si possono raggiungere in mezzo ai nostri impraticabili centri storici dopo qualche decina di km in auto: e questo colpo di genio ci ha permesso di creare l’unica rete ferroviaria al mondo che incentiva la percorrenza autostradale. Gli esiti sono noti a tutti, ma vale la pena ricordarne uno particolarmente curioso: mentre lanciavamo un intero sistema di ferrovie veloci a lunga percorrenza, la percorrenza media dei passeggeri scendeva rovinosamente. Nel ’91 quasi 105 km per viaggio, nel 2010 a malapena 70. Un esito poco felice.

E così è arrivato Graziano Delrio al ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Questo reggiano dalla discendenza sorprendentemente numerosa si è presentato al lavoro in bici, ostentando un’andatura sicura anche senza mani; un habitué del pedale. Pare – e dico pare – che voglia fare un po di spending review, quella vera. Secondo indiscrezioni del Sole 24 Ore è in arrivo una drastica sforbiciata ai progetti faraonici che tanto debito hanno generato: da 400 a 49, e con beneficio del dubbio. Trattandosi di anticipazioni è lecito attendersi delle sorprese, magari qualche smentita, ma il fatto stesso che si discuta della cosa in questi termini è un segnale interessante. Vuoi vedere che qualcuno a Roma ha deciso che non c’è ragione di mandare in bancarotta l’intera nazione? Buona Pasqua, e speriamo di cavarcela.

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Una risposta a Grandi opere, adeguate intelligenze

  1. mara ha detto:

    Ma perchè non si scrive il vero motivo per il quale la Brebemi non ha funzionato? 1)politiche di tariffazione sbagliate dal principio (care oltre misura) 2)Politiche di marketing sbagliate (incluse pubblicità su sconti che non interessano a nessuno diffuse sulle principali reti nazionali spendendo belle cifre) 3)Ottusità che non ha permesso nemmeno di aprire rapidamente un’area di servizio e autogrill 4) Effettive indicazioni per percorrerla mancanti o fuorvianti 5)mancanza di una vera possibilità di decidere di prenderla a Brescia perchè i raccordi mancano o sono insufficienti in quanto incompleti (1 corsia nella cosiddetta “corda molle” uscendo a BS Sud oppure dalla tangenziale di Brescia percorrere sempre un lungo tratto a 1 corsia perdendo tempo e rischiando multe). Tangenziale esterna di Milano che non è ancora completata ma non risolverà il problema. Ma di cosa stiamo parlando? E’ stato un flop fatto senza rifletterci troppo. E i cittadini delle zone limitrofe,ormai che è circolata la voce che è cara…si guardano bene dal prenderla.

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