Petrolio chiama Italia

Così, per non dimenticare. Ad aspettare Godot per tanto tempo ci si stanca, l’attenzione cala; l’ospite non arriva mai, ed è abbastanza naturale che gli astanti prendano ad occuparsi d’altro. Il guaio è che stavolta, dopo decenni di attesa, l’ospite è arrivato davvero. E come nelle peggiori favole – quelle sul lupo che arriva senza avvisare dopo tanti allarmi a vuoto – nel nostro caso ha già preso a cambiare la vita di noi tutti in maniera poco cortese. Fabbriche che spariscono, camionisti che si estinguono, famiglie che annaspano, bollette che bucano il soffitto: l’allegro spettacolo che ci fa compagnia da un decennio non migliora né peggiora; soprattutto non si conclude. Vale la pena fare il punto, per ricordarci dove ci troviamo.

consumo nazionale di combustibili fossili globale e per singola fonte Mt Mtep anno petrolio greggio gas naturale metano carbone totale combustibili fossili consumo cumulato di combustibili pro capite tep anno incidenza delle fonti sul mix fossili % percentuale

Energia da fonte fossile in Italia, 1965 – 2014. Fonti: BP, Istat.

In pratica, i fenomeni già noti proseguono senza sosta. I combustibili fossili, perno della nostra prosperità economica, insistono ad abbandonarci pian piano. Può anche darsi che si verifichi una qualche momentanea inversione di tendenza, anche in questi mesi pare che le vendite di carburanti siano sostanzialmente stabili. Ma stiamo parlando di una discesa che prosegue da un decennio, e davanti ad un simile fenomeno una stasi di due o tre trimestri rischia di fare poca differenza. Abbiamo perso per strada quasi la metà dei combustibili liquidi pro capite che eravamo abituati a consumare, e il gas metano non brilla più come un tempo. Inutile nascondere la gravità della situazione.

Non ci sono solo mutamenti quantitativi sul tavolo; certamente è rilevante che ogni italiano oggi disponga di 2 tep / anno – fossili – per i propri bisogni, contro le 3 di dieci anni fa. Però ci sono anche mutamenti nel mix di combustibili: la quota coperta dal metano è cresciuta considerevolmente e linearmente dagli anni ’70 fino ai primi anni duemila. Oggigiorno pare che questa trasformazione stia perdendo impeto, con un certo appiattimento degli andamenti: il gas va bene, ma forse nel nostro mix energetico ce n’è già parecchio. Può darsi che l’interesse per questa risorsa si rinnovi a breve, complice la recente e taciuta revisione dei contratti “take or pay” che tanto ci sono costati. Comunque non c’è nulla di scontato nel futuro.

Sempre marginale il ruolo del carbone; l’epoca in cui l’acciaieria era il sole dell’avvenire è finita da tempo immemore. E non è neanche così scontato che i combustibili fossili solidi possano farsi largo per altra via nella realtà italiana: non hanno la versatilità dei loro compagni, e forse non sono fondamentali in una nazione che comincia a valutare sul serio altri metodi per generale elettricità. Di sicuro almeno un parametro non è in discussione: il sonno beato di chi ci governa; la persistente esistenza in vita di aberrazioni quali il Cip6 lascia purtroppo pochi dubbi al riguardo. Davanti a problemi oggettivamente tanto pesanti, avremmo forse bisogno di essere governati in maniera un po più lucida.

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6 risposte a Petrolio chiama Italia

  1. bortocal ha detto:

    avvincente, come sempre.

    pero` a mio parere manca un dato importante per una valutazione d’insieme, e cioe` la quota di energia che viene prodotta da altre fonti.

    senza questo elemento, che cosa ci impedisce di pensare che la riduzione del consumo di combustibili fossili sia una prima positiva realizzazione dei protocolli di Kioto e del passaggio graduale ad una maggiore differenziazione delle fonti energetiche, con indiscutibili effetti postivi sull’ambiente?

  2. LorenzoC ha detto:

    Più che altro bisogna mettere tutto il relazione col PIL.

  3. fausto ha detto:

    L’energia da fonte fossile ci abbandona, questo è il messaggio. E lo fa infischiandosene dei debiti, dello spread, della tav, delle larghe intese. Ci lascia e basta, senza rumore e senza riguardo.

    Dopo dieci anni di caduta, forse è lecito sospettare che il fenomeno che osserviamo non sia mera congiuntura. Forse è effettivamente ciò che sembra: la fine di un’era.

    • bortocal ha detto:

      certamente andiamo verso la fine dell’era dei combustibili fossili.

      ed e` anzi sperabile che questo succeda se non vogliamo essere travolti all’effetto serra.

      ecco, ora che ho riletto e forse capito meglio, e` questa la frase che mi sembra criticabile:
      I combustibili fossili, perno della nostra prosperità economica, insistono ad abbandonarci pian piano.

      e` vero, ma si tratta dello scenario energetico del passato: i combustibili fossili non sono da tempo l’unica fonte di energia e la riduzione della loro importanza e` positiva anche dal punto geopolitico.

      la diminuzione del loro apporto al bilancio energetico globale non e` di per se stesso sinonimo di riduzione di tale bilancio.

      la crisi mondiale non dipende dalla diminuzione del consumo dei combustibili fossili, almeno non direttamente, tanto e` vero che il loro prezzo e` fortemente diminuito.

      • UnUomoInCammino ha detto:

        Poiché io NON osservo un cambio sostanziale di paradigma ovvero un cambio di rotta radicale verso la ricerca di una sostenibilità locale e globale (anzi, i milioni di invasori dell’Europa hanno una fama atavica di consumismo e servizismo senza uguali, non hanno alcun sistema immunitario che li difenda da essi ritengo che gli sciagurati “sistemi 5” stanno solo peggiorando) ritengo che una parte relativamente ridotta sia dovuta allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma la parte sostanziale della diminuzione del consumo di energia fossile sia dovuto alla deindustrializzazione e alla delocalizzazione che sono problemi in sé, perdita di conoscenze, saperi, aumento della dipendenza dall’estero, etc.

        Dunque probabile che sia il calo del PIL (e ciò NON ha NULLA a che fare con la decrescita e il suo paradigma) la causa della diminuzione del consumo di energia fossile.
        Sarebbe una cosa positiva in sé se non fosse che i consumi energetici (insostenibili) e relativo inquinamento sono solo stati spostati in altre aree del mondo (BRIC, e altri paesi in crescita forsennata).

  4. Pinnettu ha detto:

    Attenzione…forse il petrolio sta abbandonando l’Italia, ma non certo il mondo nel suo complesso.
    La domanda di petrolio su scala planetaria cresce senza sosta e il 2015 sta facendo registrare un nuovo record assoluto a quota 93,6 milioni di b/g. Più o meno un milione i più del 2014.

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