Fantasie italiane: l’Imu che ci opprime

Se vi è capitata la ventura di accendere il televisore o di sfogliare un quotidiano in questi giorni, probabilmente saprete che i circoli del potere romano si ritengono impegnati in una battaglia di civiltà dalla quale pare dipendere il nostro destino. L’abolizione delle “tasse sulla casa”; l’etichetta generica è di sicuro effetto, vista l’incapacità di una parte del pubblico di scalfire la superficie della discussione. Non è cosa nuova, ma se ne discute con rinnovato vigore; e ovviamente sono esistite anche voci discordanti. Tassare patrimoni o stipendi non è uguale, sono filosofie differenti. Le tasse sui patrimoni, o sul lusso, identificano le democrazie; le tasse sulla pagnotta e sugli stipendietti da due soldi identificano i regimi feudali pardon, liberali.

Belle chiacchiere, vero? La narrativa ci appassiona un po tutti, fin dalla scuola media. Le tasse purtroppo sono sostanzialmente soldi, e hanno una curiosa caratteristica: si misurano in quantità. Non puoi inviare una dichiarazione dei redditi in cui dichiari di “avere guadagnato bene”: ci devi scrivere quanti soldi hai preso, decimali inclusi. Le tasse che contano davvero in Italia sono quelle applicate alle famiglie di operai ed impiegati – cioè a chi deve pagare per forza. A quanto ammontano? Secondo il recente rapporto CGIA, ogni anno la famiglia italiana media lascia 15.330 euro all’erario: “…Su ogni famiglia italiana grava un carico fiscale medio annuo di quasi 15.330 euro. Tra l’Irpef e le relative addizionali locali, le ritenute, le accise, il bollo auto, il canone Rai, la tassa sui rifiuti, i contributi a carico del lavoratore etc., ogni nucleo famigliare versa all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali mediamente 1.277 euro al mese …”. Mica bruscolini.

E l’incidenza delle varie voci? Chi pesa di più e chi di meno? Una mezza idea la fornisce il Quotidiano PA, a tutti gli effetti attingendo dati dall’ultimo rapporto Gli immobili in Italia. L’estensore segnala che “… nel 2014 il gettito Imu-Tasi sulla prima casa è stato pari a 3,5 miliardi di euro, in calo del 12,6% rispetto al 2012, quando l’Imu sull’abitazione principale portò nelle casse 4 miliardi di euro. In media i proprietari di prima casa hanno pagato 204 euro nel 2014 contro i 227 pagati nel 2012 ….”. Sono importi in leggero calo, nel complesso oggi 204 euro / anno per famiglia; anche nel 2015 avremo oscillazioni, ma gli ordini di grandezza probabilmente resteranno immutati.

Sapete che bello sarebbe vivere in un paese nel quale finalmente l’operazione di divisione sia padroneggiata da almeno metà della popolazione? Un paese nel quale i cittadini, di fronte a queste notizie, esclamino finalmente ” 204 / 15.330 = 0,013307241 ” ? Pensate un po, sentir dire in giro cose del tipo “ci stanno promettendo di tagliare una frazione non meglio specificata dell’1,33 % delle tasse che paghiamo”. Terribilmente incerto, e terribilmente poco in partenza. Il telegiornale imbottito di titoli ad effetto su un tema del genere a chi lo potremmo vendere? E l’impresentabile Iva? Chi non  ha niente la paga sui maccheroni – una cosa inguardabile – e la paga pure salata. L’Irpef? Il cuneo fiscale e contributivo lo conosciamo, lo paghiamo ogni mese; vi piacerebbe cavarvela con qualche centinaio di euro l’anno. Niente da fare: le tasse sugli immobili sono la peste per questi signori, a prescindere dagli importi; non sono evidentemente le mere considerazioni aritmetiche a guidare il dibattito.

Chi ci governa in effetti ha ragioni valide e non dichiarabili per centrare la discussione su simili facezie. L’Imu ideata da Monti & Co. aveva bersagli molto diversi da quelli che ci vengono indicati comunemente, e in una certa misura è riuscita nel suo scopo. Sempre per ragionare in quantità, proviamo a spulciare i dati sul gettito così come li fornisce il nostro MEF.

Gettito imu tasi 2014, totali, distribuzione per fasce di importo versato
Gettito Imu / Tasi, valori globali 2014. Fonte: MEF.

La tabella 2 del citato Rapporto chiarisce fin da subito alcune questioni riguardo a queste imposte. La Tasi è stata dipinta come una sorta di “tassa di cittadinanza”: la paghi in quanto persona, senza troppo riguardo per la tua condizione economica. Nominalmente si applica ai detentori di immobili e terreni – eccetto gli agricoli; però essendo applicata anche agli affittuari, colpisce chiunque abbia un tetto sulla testa: gli unici esenti in ambiente urbano in apparenza potrebbero essere i clochard. Si noti – in tabella 2 – che i gettiti ottenuti decrescono al decrescere della dimensione della coorte di contribuenti; il grosso del gettito è versato dal grosso gruppo dei contribuenti meno abbienti.

L’Imu è una partita diversa, molto diversa: è fatta al contrario fin dalle origini. Dei 19,27 miliardi di euro versati nel 2014, ben 11,63 – o il 60 % – sono corrisposti dalla classe di contribuenti più abbiente. Classe di contribuenti che rappresenta però appena un 8 % del totale dei soggetti tenuti al tributo. Una tassa per soli ricchi, a voler stare alle cifre: l’Imu è effettivamente una imposta avente forte connotazione redistributiva, centrata com’è sul patrimonio immobiliare ed in particolare sui patrimoni di maggiore rilevanza.

gettito imu tasi 2012 2014 abitazione principale distribuzione fasce importo versato per contribuente

Gettito Imu / Tasi, solo prima casa. Fonte: MEF.

Se si parla solo di prima casa, le cose cambiano ancora. Intanto il gettito globale: diminuisce nel complesso di quasi mezzo miliardo di euro dalla prima introduzione della sola Imu nel 2012. Ad oggi, inclusa la neonata Tasi, si parla di circa 3,5 miliardi l’anno. Più nel dettaglio, possiamo notare – tabella 3 del rapporto – che la pletora dei contribuenti si è allargata di quasi due milioni di soggetti: evidentemente le esenzioni originarie sono in parte scomparse. Vale comunque la pena notare che la frazione di tributi relativa alle sole abitazioni principali costituisce meno del 15 % del gettito globale generato da queste imposte. Se si parla di “funerale delle tasse sulla casa” bisognerà che lor signori ci spieghino bene di che si tratta: può darsi che non si stia parlando affatto di appartamenti di due camere.

Nel complesso, l’idea di sopprimere un po di imposte sugli immobili non è necessariamente sbagliata. Bisognerebbe però che fosse ben chiara l’anomalia rappresentata dall’Imu nostrana nel panorama delle tasse con cui ci confrontiamo. L’Imu è e resta una tassa centrata sui patrimoni immobiliari dimensionalmente rilevanti: diversamente dalle altre alternative disponibili, non è eludibile con facilità e raccoglie soldi in prevalenza da tasche realmente piene – e non da quelle vuote, come accade di solito da queste parti. La domanda che dovrebbero porsi gli italiani non è se ci siano o meno le coperture – in un paese in cui ogni anno la spesa pubblica vaporizza più di 800 miliardi di euro questo non è in teoria un gran problema. La domanda vera è: quale tassa sostituirà l’Imu? E a noi – operai, impiegati – conviene? O ci conviene lasciare le cose come stanno? Ognuno ragioni su quel che pagherà in alternativa e tragga le sue conclusioni. Poi ci sarebbero le considerazioni circa la nostra terribile bolla immobiliare, ma quelle le lascio ai lettori più maliziosi.

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5 risposte a Fantasie italiane: l’Imu che ci opprime

  1. vikibaum ha detto:

    già, quale tassa sostituirà l’Imu? sono stanca di venditori di pentole….!

  2. ijk_ijk ha detto:

    Effettivamente non avevo mai capito questa grande piaga dell’IMU. A me rea sempre parsa una tassa giusta e sopportabile rapportato al mio immobile.

    • fausto ha detto:

      La questione è vedere se questa tassa sia sopportabile per il bilancio di una banca che ha utilizzato inutili lottizzazioni di casermoni vuoti come garanzia sulla propria solvibilità. E’ sempre quello il problema, ed è quel problema ad aver obbligato i nostri governanti a queste ultime giravolte.

  3. gianlucabati ha detto:

    molto interessante le considerazioni…..se non spostiamo la tassazione da chi produce a chi campa di rendita …non ne veniamo fuori…ma l’argomento non è populista e dunque non interessa….

  4. giomag59 ha detto:

    Bell’articolo, che mi trova totalmente d’accordo! Tra l’altro se avessero lasciato la vecchia Ici sarebbe stato meglio per tutti, cittadini e comuni. Riguardo la tassazione, io rimpiango ancora le vecchie aliquote di Visentini… altro che aumentare l’Iva! Il bello e’ che purtroppo tanti operai e impiegati, come dici, sono d’accordo… e non si accorgono che il gioco è solo a vantaggio di chi i soldi li ha veramente!

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