Export USA: petrolio o pubbliche relazioni?

Sapete, i prodigi del fracking: perfori, inietti, fratturi, estrai e bruci. Il fenomeno che ha dominato la scena negli ultimi anni, e che ha suscitato tanto entusiasmo anche tra i nostri “investitori”. Ad un certo punto, a partire dall’anno scorso direi, si è cominciato a gridare al miracolo: pareva che gli americani stessero cominciando ad esportare greggio, e non mancarono le discussioni dalle nostre parti. Ovviamente restano in circolazione alcuni problemini, tipo la sostenibilità economico / finanziaria di questa bizzarra impresa; le montagne di debito generate nel mentre sono lì a testimoniarlo. Ad ogni modo la corsa prosegue, i debiti si ammassano fino al cielo ed i consumatori americani possono immaginare di vivere ancora negli anni novanta.

Se la domanda è se gli Usa esportino petrolio o meno, la risposta è facile: neanche per idea. Esportano talune qualità di greggio e di distillati, ed importano altre tipologie di combustibili liquidi. Ma il bilancio è comunque con il segno meno: i consumi interni eccedono le produzioni interne, generando un flusso netto di importazioni. Più precisamente: dopo anni di stabilità attorno a 300 – 350 milioni di t/anno, le produzioni Usa di petrolio sono cresciute al valore di 520 milioni di t del 2014 (dato BP). I consumi sono leggermente diminuiti, a circa 836 milioni di t/anno nel 2014. L’ammanco, da coprire via import, risultava quindi pari a 316 milioni di t di greggio e distillati. Stante la situazione in tema di prezzi e salute delle aziende, è facile prevedere che la corsa della produzione americana sia ormai vicina al termine: non ci saranno altri miracoli.

Curiosità: e le importazioni pro capite? Gli statunitensi nel 2014 erano 319 milioni tra cittadini e persone residenti censite – circa, lasciamo stare i clandestini. In termini di consumi globali sarebbero più o meno 836/319 = 2,621 t/anno a testa. Le importazioni: 316/319 = 0,991 t/anno a testa; cioè circa una tonnellata importata ogni anno per ogni residente. Avete presente i consumi di combustibili liquidi di noi italiani? Nel 2014, 56,6 milioni di t; a fronte di una miserrima produzione nazionale di 5,8 milioni di t di greggio. Import petrolifero netto: 50,8 milioni di t. Con circa 61,7 milioni di residenti, nel 2014 ognuno di noi ha richiesto import per 50,8/61,7 = 0,823 t. Riassumendo: dopo un decennio di costosissimi miracoli tecnologici, ogni cittadino Usa si trova ancora oggi ad importare ogni anno più petrolio di quanto non ne importi un cittadino italiano. Forse, più che l’ambito oro nero, questi signori hanno inteso esportarci ingenti quantitativi di umorismo. Ci sono riusciti.

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Petrolio negli Usa, 2004 – 2015. Fonte: Eia.

Volendo sbirciare in forma grafica le produzioni statunitensi di greggio, e volendoci adattare ai barili / giorno proposti da Eia, non possiamo fare a meno di notare i cambiamenti occorsi in questi ultimi mesi. Stallo: la produzione ha concluso la corsa al rialzo avviata nel 2011 / 2012. Già dai primi mesi del 2015 si nota un appiattimento dell’output petrolifero Usa, ormai oscillante attorno a 9,5 milioni di barili / giorno. le importazioni rilevate mensilmente da Eia erano di nuovo sopra ai 5 milioni di barili / giorno a giugno e luglio di quest’anno. Stante l’appiattimento produttivo e la cattiva dinamica dei prezzi – eufemismo – è probabile che le produzioni a stelle e strisce subiscano un ridimensionamento di una qualche portata nell’immediato futuro. Di esportazioni non sentiremo più parlare, se non al telegiornale; ma questo è perdonabile.

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3 risposte a Export USA: petrolio o pubbliche relazioni?

  1. ijk_ijk ha detto:

    Quindi ogni americano consuma 2,85 volte il petrolio che consuma un italiano? Abbastanza avvilente.

  2. Pingback: Un blog analizza le notizie sul mercato petrolifero USA: esportazioni o solo pubbliche relazioni? | Europaviva 21

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