Un iceberg di derivati si aggira tra noi: sacrifici per niente?

Facciamo i “sacrifici”, anche detti “compiti a casa”, e vivremo in un mondo migliore. I messaggi semplici, simili a quelli che in genere si rivolgono agli infanti, fanno presto presa sulle menti più semplici: inclusa ovviamente la mia, se il tema trattato non mi è familiare. Ciascuno di noi si trova continuamente – ed involontariamente – nel ruolo del grullo ogniqualvolta si vede costretto a gestire vicende delle quali non ha sufficiente esperienza. Il messaggio semplice ed intuitivo che abbiamo dovuto ascoltare con tanta insistenza in questi anni era questo: i paesi mediterranei sono indebitati e corrotti, governati da faciloni e buoni a nulla con le mani bucate. Il Nord Europa deve la sua ricchezza alla virtù dei suoi cittadini. Se italiani e spagnoli vogliono venirne fuori, tirino la cinghia e vadano a lavorare per paghe da fame. Ce la faranno; e comunque con debiti pubblici astronomici non hanno molte scelte, eccetto fallire. Dovete convenire che si tratta di un messaggio semplice ed intuitivo, al limite dell’ovvio: il bravo padre di famiglia mica si copre di debiti. E chi sbaglia deve pagare: quindi fame e miseria per le cicale del Mediterraneo, ché se la son voluta; è la volta buona che fanno ammenda per le fesserie che hanno combinato in tema di bilanci.

Se volessimo tentare una lettura alternativa della vicenda, cosa potremmo andare a cercare? Dove spulciare? I politici tedeschi ad esempio, cosa difendono di preciso? I cittadini? Bah. Le industrie? Un po si, specie le proprie. Difendono le banche, quelle tedesche in primis: le ritengono sacre ed intoccabili, al punto da ideare una banca centrale che non risponde ai governi sulle cui scelte incide. Se i nostri amici tedeschi si impegnano tanto per difendere le proprie banche, perché lo fanno? Hanno promosso moltissime azioni, le più svariate; talora con effetti collaterali terribili per i cittadini di varie contrade del continente. Potete documentarvi da voi, queste cose le racconta perfino il telegiornale. I tedeschi sono ossessionati da cose come il “rischio contagio”: non desiderano veder diffondere le malattie contabili tipiche di alcuni loro vicini, o almeno questo raccontano. Ma che senso ha? Se fai una cosa c’è in genere una motivazione – giusta o sbagliata, ma c’è. I politici tedeschi hanno centrato ogni discussione pubblica attorno a queste vicende per più di un decennio. Perché una simile ossessione? Vogliamo cercare un movente a tutto questo daffare?

esposizione agli strumenti derivati finanziari e leve di deutsche bank, in trilioni di euroEsposizione agli strumenti derivati di Deutsche Bank. Fonte: Deutsche Bank.

Forse i politici in Germania hanno delle ragioni valide per tenere certi comportamenti. L’esempio di Deutsche Bank è piuttosto ovvio: ospita nella propria pancia una montagna di “strumenti derivati“, tanto in voga in questi anni. L’istituto di credito non nasconde la cosa – è legalmente obbligato a pubblicare questi dati – e non è ovviamente l’unico ente ad avere giocato con questi strumenti. Occhio alle dimensioni: la tabella fornita per il 2014 riporta valori in milioni di euro. Leggiamo bene l’incrocio delle righe e colonne totali: 52.002.836 milioni di euro. 52 bilioni di euro, o mila miliardi che dir si voglia. Non è uno scherzo, è un rapporto ufficiale fornito dallo stesso istituto di credito. Per intenderci, questa cifra è equivalente a 17,84 volte il prodotto lordo tedesco calcolato sempre nel 2014. Non parliamo di una bolla, ma di un mostro. Potete divertirvi a fare paragoni dimensionali di vario genere, per esempio con il prodotto lordo globale: secondo CIA nel 2014 78,28 bilioni di dollari nominali; considerando il tasso di cambio medio dell’annata, non c’è molta distanza con la montagna di giochi contabili dell’istituto di credito dell’esempio.

Ad essere onesti, questi “derivati” poi sono oggetti piuttosto neutrali: possono assolvere a funzioni molto diverse. Permettono ad esempio di impegnarsi ad acquistare un bene nel futuro ad un prezzo fissato oggi, versando una cifra iniziale modesta. Operano anche a rovescio, come impegno a vendere qualcosa nel futuro. Ci sono istituzioni che li utilizzano per crearsi delle garanzie: pensate a quanto possono rivelarsi utili ad una compagnia aerea che voglia ridurre i rischi connessi alla volatilità dei prezzi del greggio. L’impiego più chiacchierato però è quello speculativo: scommettere su un prezzo per un bene ad una certa data – qualsiasi bene, anche titoli di debito sui mercati secondari. Posso ad esempio impegnarmi ad acquistare a maggio 2017 una partita di riso concordando con un venditore un prezzo di 400 $/t, un po più alto di oggi ma più basso dello storico recente. Verso una somma in cauzione – una somma modesta rispetto al valore della partita che pretendo di impegnare – e aspetto. Se le cose mi vanno bene, e il riso a maggio 2017 costa di più dei 400 $/t pattuiti, lo compro e lo rivendo realizzando una speculazione vincente. Se mi va storta ci rimetto.

A rendere interessante la vicenda non è il fatto di poter realizzare guadagni o perdite di vari percento o decine di percento, cosa possibile anche con qualsiasi banale attività di compravendita. A rendere speciali i titoli derivati è la tempistica dei versamenti: posso impegnarmi in acquisti e vendite molto consistenti e differiti nel tempo, utilizzando un capitale iniziale molto piccolo. Non ho bisogno di 10 milioni di euro per speculare su 10 compravendite da 1 milione ciascuna, via via più distanti nel tempo. Posso agire con una cauzione modesta per impegnarmi ai vari acquisti, acquistare e vendere “al volo” – magari impegnando un prestito – man mano che si avvicinano le scadenze degli impegni. Reimpiegare le somme ottenute dalle vendite negli acquisti successivi, sempre in gran parte soldi presi a prestito; e alla fine incassare i dividendi ottenuti in caso di successo. Parecchio rischio, poco capitale iniziale impegnato, parecchio guadagno finale: è da molti anni che i soldi si fanno così. Esiste il rovescio della medaglia: le cose possono mettersi eventualmente male. Se mi ritrovo a maneggiare un numero eccessivo di compravendite in perdita – se perdo troppe scommesse – allora vado in rosso e il gioco finisce. La cosa buffa è che posso produrre perdite molto grosse, teoricamente anche molto più grandi del capitale proprio impegnato inizialmente. Le leve sono leve: moltiplicano con forza, e se uno dei fattori ha il segno sbagliato sono dolori.

Proviamo a fare un esercizio bizzarro: una banca importante ha impegnato acquisti cadenzati di titoli e beni nell’arco di un anno a venire per un valore globale di 26,43 bilioni di euro. Una bella cifra, ma attenzione: è solo una lunga catena di impegni in compravendite in sequenza gestite in effetti con un capitale di partenza più contenuto. Ebbene, supponiamo che le cose si mettano male e che le transazioni inizino a produrre perdite, perdite globalmente assai modeste: un -1,5% in tutto. Chi di voi ha mai avuto a che fare con speculazioni in perdita sa che può capitare ben di peggio. Ebbene, questo -1,5% sul totale delle operazioni in ipotesi produrrà in un annetto perdite per 396,45 miliardi di euro. Questo danno equivarrebbe a far svanire più o meno il 23% degli asset totali gestiti dall’istituto di credito – almeno stando ai dati correnti. Potenza delle leve vista a rovescio: e si badi bene che non c’è modo di tirarsi indietro nel momento di crisi. Questi strumenti sono contratti che occorre onorare, e prevedono penali per chi tenta di dileguarsi: se i ritorni diventano negativi, devi subirli e basta. Non puoi più recedere.

Non c’è mai nulla di scontato in quello che osserviamo. Non è scontato il fatto che importanti istituti di credito europei – specialmente tedeschi – abbiano condotto giochi pericolosi con i derivati. E non è scontato che gli strumenti derivati siano stati usati sistematicamente per cercare alti rendimenti ad alto rischio. Non è scontato, ma non si può nemmeno escludere a priori. Così come non possiamo escludere che in qualche misura il problema possa affliggere anche enti italiani – sia banche che pubbliche amministrazioni. Esiste la possibilità di vedere evoluzioni cattive o pessime per il sistema finanziario europeo; dipende tutto dalla prudenza o dalla spavalderia di alcuni degli attori coinvolti. Speriamo di non scoprire a cosa servissero i tanti sacrifici imposti in questi anni a noi comuni cittadini. Non è affatto scontato che servissero a tutelarci dalla nostra presunta scarsa parsimonia: forse servivano a tutelare qualcun altro. Forse.

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5 risposte a Un iceberg di derivati si aggira tra noi: sacrifici per niente?

  1. portaleoro ha detto:

    Da 4 giorni, c’è il bail-in. Tutti contribuiranno: è il liberismo che si sta sempre più espandendo anche se così aumenterà solo il moral hazard. Per i derivati non è in dubbio se, ma quando, alcuni di essi faranno saltare Deutsche e a catena altre banche.

  2. fausto ha detto:

    Ancora una volta non c’è niente di scontato, ci sono tantissimi dubbi. Durante il giro di fallimenti 2008 / 2009, molti operatori finanziari si sono bruciati perché esposti in giochi rialzisti sul mercato degli energetici. Avevano scommesso su prezzi folli, non sostenibili; il capitombolo li ha travolti.

    Negli ultimi mesi c’è stato un collasso vero e proprio nelle commodities, ma non si sono visti grossi effetti a livello finanziario. Come dire: stavolta non si sono fatti fregare come l’altra volta. Però hanno comunque fatto enormi scommesse, su altre fattispecie: cosa succederà? Reggeranno? Crolleranno? E di quanto? Chi lo sa?

  3. Daniele Forte ha detto:

    Andate a vedere il film “la Grande scommessa” ma preparatevi tecnicamente, perchè spiega esattamente i meccanismi speculativi descritti in articolo, con una regia meta-cinematografica interessante… salvo il fatto che usciti dal cinema vorreste assaltare il primo bancomat a tiro… così, per sfogarsi un po’

  4. UnUomo.InCammino ha detto:

    Io mi preoccupo piu’ dei nostri problemi, come R. che ha deciso un aumento secco del 10% (!!!!) del deficit.
    Si vede che abbiamo troppo surplus, evidentemente.
    Questi sono dei pazzi invasati con un sacco di potere in mano.

  5. fausto ha detto:

    UPDATE: pare che la situazione stia cominciando a sbloccarsi. La Deutsche Bank perde colpi, pare al momento un bel -20%. Ha risentito dell’affare Brexit, certo; ma si comincia a parlare apertamente di esposizione ai derivati.

    Da quel che ho visto in giro, le quantità in gioco non sembrano essere state recepite. Ma almeno a livello concettuale il problema comincia a tenere banco.

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