Trivelle & referendum: il petrolio che non abbiamo mai avuto

Il referendum si avvicina; in tema di petrolio come siamo messi? Va bene parlare del gas naturale che produciamo in Italia, che poi è la nostra produzione fossile più rilevante, ma l’attenzione in questi anni nel mondo è stata rivolta soprattutto agli idrocarburi liquidi. Pagano di più, sono più flessibili, si trasportano più facilmente. Oggettivamente ne abbiamo pochi, ma ne abbiamo pure noi una certa quantità. Sempre volendo impacchettare i dati dell’atlante BP – che derivano a loro volta da quelli forniti dalle varie agenzie governative nazionali e dalle associazioni di imprese – possiamo farci un’idea dello stato di salute del comparto. I dati saranno qui espressi in milioni di tonnellate annue ed in percentuale.

Referendum 17 aprile petrolio trivelle perforazioni piattaforme produzione e consumo produzioni e consumi italia incidenza percentuale produzione interna nazionale milioni di t tonnellate barili giornoProduzione e consumo di petrolio in Italia. Fonte: BP.

Il petrolio d’Italia: poco ma buono. La roba che estraiamo in Val d’Agri ha fama di essere qualitativamente eccellente. Ci sono anche produzioni di una qualche rilevanza ottenute in mare, sia dentro che fuori il dibattuto limite delle 12 miglia nautiche dalla costa. Poco petrolio quindi: quello che estraiamo ha storicamente rappresentato più o meno un 2–3 % del totale consumato fino alla metà degli anni ‘80; successivamente la produzione interna è cresciuta, attestandosi ad un 5-7 % del consumo. La recentissima crescita in incidenza registrata dal 2009 in poi è in realtà effetto della caduta dei consumi: abbiamo perso precipitosamente accesso ai combustibili liquidi, e questo ha reso più significativa la quota di greggio estratta in Italia. Con 4 – 6 milioni di t annue prodotte in casa, più o meno stabili da vent’anni, ora spuntiamo anche un 10% di autosufficienza; ma non è certo una bella notizia. Semplicemente gli italiani tirano la cinghia da tempo: in un decennio, -37 % di disponibilità complessiva per i consumatori, tutte importazioni scomparse.

Referendum petrolio petroli idrocarburi fonti fossili riserve italia milioni di t tonnellate barili giorno variazione annua riserveRiserve  di petrolio in Italia. Fonte: BP.

Le riserve di petrolio in Italia: ancora una volta poca roba, ma con qualche evoluzione degna di nota. Teniamo a mente che la regione estrattiva in cui abitiamo non ha una storia così recente: già nell’800 l’interesse manifestato per la risorsa nazionale era molto forte, e le attività di estrazione si sono sviluppate incessantemente. Negli anni recenti la stima delle riserve di greggio ha raggiunto un apice di 100 – 110 milioni di t a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90; successivamente si è assistito ad una caduta graduale che ci ha portati al minimo di 61,4 milioni di t registrato nel 2006. Il nervosismo e l’imprevedibilità dei cambiamenti tra le varie annate riflette come sempre l’effetto di prezzi volatili, mutamenti tecnici, esaurimento progressivo, trasformazioni del quadro normativo e politico. Si noti che nell’intervallo 1989 – 2006 abbiamo estratto in Italia 92 milioni di t di petrolio. Nel medesimo intervallo di tempo, le riserve stimate ufficialmente sono diminuite di circa 48 milioni di t. E’ possibile che in questo caso il conteggio sia affetto da un certo ottimismo, ma non è poi così scontato.

Se c’è una cosa che differenzia i comparti del petrolio e del gas metano in Italia, è proprio l’evoluzione recente. Il gas naturale italiano nell’ultimo lustro ha visto firmare il proprio certificato di morte: quadro normativo favorevole, grande interesse politico, investimenti; nessun risultato. Il petrolio invece no: il flusso di investimenti recenti, connesso ai prezzi elevati, ha realmente rivitalizzato l’attività di prospezione. Le riserve sono cresciute molto, fino a quasi 90 milioni di t; e non si tratta di pura finzione, visto che la produzione è risalita come già notato da 4,6 a 5,8 milioni di t/anno dal 2009 al 2014. Non è che si tratti di quantità astronomiche, però al momento abbiamo una produzione che segna una crescita discreta e relativamente costante: può anche essere che la variazione positiva delle riserve dichiarate sia abbastanza realistica, visto che fa il paio con una variazione ugualmente positiva dei volumi estratti. Ognuno giudichi con i propri occhi.

La rilevanza del petrolio nazionale rimane scarsa in ogni caso, vista l’enormità dei consumi con cui si deve confrontare. Anche immaginando di estrapolare linearmente l’accelerazione delle produzioni degli ultimissimi anni, diciamo dal 2010 al 2014, staremmo parlando di addizioni di circa 179.000 tonnellate annue per anno. Procedendo di questo passo, e ponendoci l’obiettivo di coprire la metà del consumo attuale, dovremmo attendere un numero di anni pari a circa ((56,62/2)-5,82)/0,17867 = 125,9. Con un po di pazienza e tanto impegno, disporremo di una parziale autarchia nel 2140. Disporremmo, perché in realtà le riserve che abbiamo – e che forse scontano un filo di ottimismo – procedendo nelle estrazioni al ritmo attuale si saranno già esaurite tra soli 15 anni. Sono simpatiche facezie: se vogliamo attenerci ai fatti dobbiamo ammettere che la produzione italiana di petrolio è disposta su un plateau ondulato già dalla metà degli anni ‘90; balliamo tra 4-6 milioni di t annue da due decenni, e non c’è ragione di pensare che le cose cambino sensibilmente in meglio nel futuro prossimo. Tutto quel che abbiamo, tenendo buone le riserve attualmente dichiarate ed i consumi nazionali correnti, è semplicemente questo: 18-19 mesi di autonomia teorica. Nient’altro.

Volendo guardare la questione da un’angolazione un po diversa, vediamo cosa ne pensano alla Società Geologica Italiana: “… Nel corso degli anni 60 e 70, l’Italia ha prodotto idrocarburi senza che nessuno se ne accorgesse: chi sa che siamo il terzo produttore europeo di gas ed il quarto di petrolio? Non tornano alla memoria incidenti degni di nota, nessuna catastrofe ambientale, nessuna macchia di olio che si espande minacciosa verso le coste dei nostri mari. Le attività turistiche hanno convissuto per decenni con quelle estrattive …” In effetti i limitati incidenti a cui abbiamo assistito, anche recenti, sono quasi tutti connessi all’attività delle petroliere che, quelle sì, trasportano immense quantità di greggio d’importazione verso le nostre coste. Il problema è aggravato dal fatto che i porti italiani agiscono anche come terminale di sbarco per oleodotti internazionali. Non è che non ci siano stati incidenti connessi con le perforazioni in mare – davanti alle coste romagnole negli anni ’70 ce ne fu uno importante, fortunatamente con perdita di gas anziché di greggio. Il problema è che le norme e i controlli sono severi, e funzionano. E comunque i rischi di inquinamento sono enormemente più elevati sul lato dei trasporti di idrocarburi che non sul fronte esplorazione / estrazione: perché sulle coste italiane estraiamo poco ma trasportiamo moltissimo.

L’articolo della SGI contiene sparate contro le fonti rinnovabili che non condivido, ma volendo attenerci al tema petrolio & gas racconta cose degne di menzione. Tra queste, leggiamo che “… Dagli anni 90 in poi le attività estrattive in tutto il paese si sono ridotte enormemente. Si è arrivati a livelli di un paio di pozzi l’anno quando andava bene, fino a zero (0!) nel 2014. La produzione dai pozzi esistenti ha continuato incessante. Negli ultimi anni si parla di ripresa, ma i numeri dei pozzi perforati all’anno non sono confrontabili con quelli del passato …”. Come dire, perforavamo poco in passato, ma oggi queste attività sono pressoché esaurite sul nostro territorio ed anche davanti alle nostre coste. Quando andava bene, per quel che ricordo, avevamo 2-4 rig operanti in giro per l’Italia; ma archiviare una intera annata con zero impianti attivi è un primato degno di nota. Se le perforazioni sono state scarse o assenti, come hanno fatto a crescere le riserve di petrolio? Ancora una volta la tecnologia cammina. Gli interventi di ampliamento della permeabilità delle rocce serbatoio hanno permesso, assieme ad altre migliorie, di accrescere le riserve disponibili e di mobilizzarle più facilmente. Meno perforazioni, più produzione: una cosetta che abbiamo già osservato in altre contrade del mondo.

Un’ultima osservazione dalla stessa SGI: “… una catastrofe come nel Golfo del Messico? Beh, nei nostri mari sarebbe impossibile: giacimenti di petrolio in pressione non ne abbiamo, se accadesse la stessa eccezionale sequenza di errori umani, l’acqua del mare invaderebbe il pozzo, non il contrario …”. Il concetto rozzamente esposto è relativo ai cosiddetti gusher, pozzi in pressione che eruttano continuamente olio o gas senza interventi esterni. In caso di incidente, succede un disastro: il petrolio in sovrappressione fuoriesce da solo in maniera rovinosa, causando incendi e gravi inquinamenti. L’ultimo evento del genere che ricordi su suolo italiano risale al 1994, a Trecate: un pozzo di petrolio va fuori controllo, entra in eruzione. La pioggia di greggio contamina tutto il circondario, e la situazione si aggrava a causa della presenza di acido solfidrico. Ho un nitido ricordo di quei giorni. Da allora, niente del genere si è più verificato in Italia: abbiamo esaurito i giacimenti di liquidi in pressione, e ci possiamo dedicare solo al recupero secondario operato immettendo acqua in pressione e/o impiegando pompe. Ottimo per la sicurezza, ma si tratta di un segnale di senescenza evidente per le nostre riserve di greggio.

Ancora una volta, facciamoci qualche domanda. Cosa stiamo per votare al referendum del 17 aprile? Il petrolio nazionale è poco, e potrebbe andare incontro ad un esaurimento abbastanza veloce; non ha mai fatto una grande differenza in rapporto ai nostri astronomici consumi. In Italia  vogliamo renderci meno vulnerabili in tema di importazioni di prodotti energetici? Pensiamo a modi diversi di recarci al lavoro: autobus, treni e biciclette riusciranno facilmente laddove le osannate trivelle non possono ormai più nulla. Il tema della sicurezza è già più interessante, seppure un po sopravvalutato: è pur vero che le nostre piattaforme in mare inquinano, ma non aspettiamoci incidenti spettacolari come quello occorso nel Golfo del Messico. Vogliamo più sicurezza e meno dispersioni inquinanti? Forse allora è il caso di preoccuparsi dei numeri grossi, quelli connessi al trasporto ed alla raffinazione del petrolio. Navi, oleodotti, raffinerie sono il pericolo – eventuale. Forse andremo a votare solo per dare segnali politici? Va bene, ma se mettiamo crocette per chiedere cambiamenti, questi cambiamenti sapremo anche accettarli e gestirli da privati cittadini?

Questa voce è stata pubblicata in ambiente, energia, geologia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Trivelle & referendum: il petrolio che non abbiamo mai avuto

  1. UnUomo.InCammino ha detto:

    Grazie per l’ampia e precisa trattazione.

  2. UnUomo.InCammino ha detto:

    > autobus, treni e biciclette riusciranno facilmente laddove le osannate trivelle non possono ormai più nulla

    Sicuro, utilizzare piu’ mezzi di trasporto che NON siano l’auto, in primis la biciclettta.
    Aggiungo inoltre – lo di dimentica sempre – che e’ necessario che la popolazione DIMINUISCA: e’ del tutto ovvio che a parita’ di condizioni, un decimo di persone che si devono spostare useranno un decimo del petrolio.
    Mi chiedo come mai questa considerazione elementare venga sempre omessa.
    Forse perché incompatibilie con crescitismo, coi natalisti, con il sostituzionismo panmixista?
    Infine riscaldare di meno, mangiare meno carne, volare di meno (turismo consumista di massa una delle peggiori jatture del modernismo liquido),etc. Ma la cosa fondamentale è diminuire la popolazione già ora spaventosamente insostenibile.

  3. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Interessante spiegazione. Con i dati ed una tranquilla pacatezza, roba difficile da trovare di questi tempi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...