Bolla immobiliare: gli appartamenti senza famiglie

Tornata elettorale a Bologna: ci si diverte parecchio sotto le due torri, alla ricerca di un nuovo sindaco. In campagna elettorale le si spara sempre grosse, ma qualche discussione sensata magari ne può anche venire fuori. Per dire, pare che ci sia una “emergenza casa” in città. E’ un concetto che potrebbe apparirvi strano: considerate che Bologna perde residenti da molti anni, almeno una quarantina. Nel 1971 la città contava 491.000 abitanti, mentre nel 2011 a malapena 371.000: a fronte della scomparsa di circa un quarto dei cittadini, e tenendo a mente la furia edificatoria di questi ultimi vent’anni, come fanno a non bastare le case? Probabilmente dovremmo considerare che i residenti sono sì calati, ma i nuclei familiari sono cresciuti rapidamente di numero. Su base nazionale nel medesimo intervallo temporale segnano un +54% : questo ingrediente deve avere deciso parecchio anche a Bologna.

Una uscita pubblica interessante sul tema delle abitazioni per i più poveri è venuta nientemeno che dalla curia bolognese: con il vescovo Zuppi che afferma di voler mettere in campo il patrimonio immobiliare ecclesiastico per far fronte ai problemi del momento. Una scelta interessante, da confrontare con l’atteggiamento di quanti pretendono di gettare in strada vecchi e bambini alla prima bolletta non pagata. Esistono correnti di pensiero un po diverse, e credo sia il caso di tenerle d’occhio. Tra tutti vi segnalo tal Lorenzoni, candidato sindaco per una sigla che ancora si dichiara comunista – una vera rarità in Italia. Il nostro personaggio propone con chiarezza tra le altre cose nientemeno che “… la requisizione delle case sfitte di proprietà delle società immobiliari e l’esproprio degli edifici ecclesiastici (tranne i luoghi di culto), per utilizzarli come edilizia residenziale pubblica …”. Il termine requisizione è ormai ignoto ai più; andava di moda nell’immediato dopoguerra.

Forse prima di schierarsi sarebbe utile capire le dimensioni del problema. Per l’appunto, ma quante abitazioni abbiamo sparse in giro per l’Italia? Tra chi pretende sfratti come se piovesse e chi pretende di occupare stabili inutilizzati, potremo pure farci un’idea in quantità del fenomeno casa intorno a noi. Già, perché in effetti non è detto che le soluzioni proposte da politici, pensatori e prelati possano risolvere i problemi del caso. E sopra ogni cosa: non è detto che i problemi di cui si discute esistano realmente; risolvere problemi che non esistono è un’impresa davvero impossibile. Per la contabilità ci affidiamo al sempreverde Catasto, oggi inglobato nella Agenzia delle Entrate. Vedere le ultime Statistiche Catastali pubblicate, al momento riferite a tutto il 2014. Grossomodo a livello nazionale disponiamo di 63,9 milioni di unità immobiliari fatte e finite – escluse quindi le classi F – di vario genere, dall’appartamento al capannone alla stazione ferroviaria.

Numero di immobili unità immobiliari per gruppi di categoria categorie catastale catastali catasto e per tipologia di intestatari e variazione annuaUnità immobiliari per gruppi di categorie catastali e per tipologia di intestatari. Fonte: OMI.

La classe A escluso A10 raccoglie le abitazioni – dall’appartamento al trullo al castello; questa categoria di immobili è quella che più interessa quando si parla di famiglie e di emergenza abitativa. Lo stock disponibile è ovviamente grosso: 34,7 milioni di unità ufficialmente dichiarate. C’è dell’altro: la classe F della pubblicazione raccoglie le strutture che “non producono reddito”. Lastrici, ruderi, cantieri, generiche aree urbane, opere in attesa di classificazione o di completamento. In mezzo ad esse, troviamo circa 864.000 unità in costruzione o in attesa di definizione. Di che si tratta? Avete presente quelle schiere di scheletri di cemento armato che punteggiano la provincia e le periferie cittadine? A quante unità abitative corrispondono? Sono per metà capannoni e per metà abitazioni? Può darsi, ma attenzione: ogni struttura civile in corso di completamento può contenere più di un appartamento; stiamo parlando di moltissima roba, ben più di quel che si tende a credere.

In un paese nel quale, contando anche le persone sole, disponiamo di circa 25,8 milioni di nuclei familiari la presenza di 34,7 milioni di abitazioni pronte all’uso è certamente una notizia rilevante. Volendo stringere il conteggio alle sole unità immediatamente utilizzabili, ne risultano quasi 9 milioni di abitazioni di troppo. Questo però è un discorso fantasioso: avete idea di come siano fatte le 689.000 abitazioni rurali italiane? Ne avete mai vista una? Contano per una unità, ma facilmente arrivano ad avere superfici di 400 o 500 metri quadrati. I già citati “cantieri”, palazzine incomplete imboscate al fisco dai nostri palazzinari, le 441.000 “unità collabenti”, altri ruderi privati del tetto – qualche volta per nasconderli agli esattori. Le case abusive. Quante saranno le unità abitative costruite senza permessi? Sapete che forse dobbiamo arrotondare? Di quanto? Facciamo così: diciamo che in Italia possiamo disporre in tempi rapidi e senza grosse noie di 10 milioni di unità abitative in eccesso rispetto al numero delle nostre famiglie. Con la quasi certezza di avere sparato basso.

Per capire l’impatto di questa cifra, immaginiamo che arrivi una ondata di profughi dalle nostre parti, dove li mettiamo? Per strada? O magari dentro a qualcuno di quei milioni di appartamenti vuoti che infestano le nostre periferie? Con quel che abbiamo, e a 2,4 persone per unità, possiamo dare rapida ospitalità a 24 milioni di rifugiati. Metti caso che capiti un disastro naturale che rende inabitabile l’intera Australia(!), qual’è il problema? Prendiamo gli australiani e li facciamo venire qui, in Italia: c’è una camera da letto per tutti, e forse ne avanzano pure. Fantasioso? Insomma, non così tanto: avete presente cosa sta accadendo da un paio di anni in tema di accoglienza ai rifugiati? Ci sono state alcune prefetture italiane che hanno requisito con le maniere cattive appartamenti sfitti per ospitarli in via temporanea. E’ successo in poche realtà locali, ma molte persone si sono spaventate. Ora alcuni conoscenti bene informati mi sussurrano che c’è un gran movimento di finti contratti di affitto tra amici e parenti. Bisogna correre ai ripari, far apparire occupate unità abitative in effetti vuote: altrimenti alla prima emergenza si rischia grosso, e il preavviso forse lo abbiamo già avuto.

I candidati alle elezioni amministrative, i nostri liberi pensatori, i prelati buoni e volenterosi dicono di voler affrontare questa “emergenza abitativa” che ci attanaglia. Ma l’emergenza in cosa consiste? Siamo imbottiti di case sfitte, le famiglie non si formano più o si disintegrano, i figli neanche esistono, inutili montagne di catrame e cemento insistono a colare ovunque. Non è che per caso abbiamo per le mani una banale “emergenza speculativa”? Forse il problema, più che nel numero di abitazioni, risiede nella possibilità che hanno le persone di abitarvi? E quale valore assegneremo agli immobili, se sono presenti in enorme numero e non dispongono di acquirenti? Se vendi e vuoi fare tu il prezzo, devi avere un mercato che non riesce a soddisfare le richieste: in assenza di acquirenti il prezzo, ahimè, lo fa il compratore. Le tattiche attendiste di un tempo, in un mondo nel quale la tassazione sulle proprietà è ormai rilevante, non sono più una scappatoia efficace.

Giochino conclusivo: sappiamo che la crescita nel numero delle famiglie ha parzialmente giustificato l’enorme incremento nel numero degli immobili residenziali. Nel periodo 2001 – 2014 abbiamo creato 4 milioni di nuovi nuclei aggiuntivi, circa 308.000 all’anno. Ora sapete, la situazione non è buona: gli stipendi languono, il lavoro non si trova, le spese fisse schiacciano un po tutti. Mettiamo che succeda l’impensabile: la tendenza si inverte e le famiglie tornano ad una numerosità normale. Tipo anni ’90, e con una velocità equivalente a quella di disfacimento oggi nota. Meno 308.000 nuclei familiari per anno. Sapete che cosa vuol dire? Vuol dire, nella fase di partenza, perdere ogni anno un buon 1,194% dei nuclei esistenti. Volendo assegnare mezzi economici invariati ad ogni famiglia, i casi sarebbero due: o le abitazioni iniziano a sparire o si deprezzano. Bisogna sequestrarle, demolirle, privarle del tetto – qualsiasi cosa va bene, purché calino di numero. Ne dovrebbero svanire – solo per mantenere inalterati i rapporti con il numero di potenziali famiglie acquirenti – qualcosa come 410.000 – 420.000 ogni anno, praticamente l’intero volume annuale di compravendita odierno. Niente paura: questo era solo un gioco.

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8 risposte a Bolla immobiliare: gli appartamenti senza famiglie

  1. Ijk_ijk ha detto:

    Ci sarebbe anche da considerare l’indice di mq per abitante. Non so la media nazionale ma localmente in er dovremmo essere sui 60.
    Cioè ogni emiliano romagnolo, dai lattanti ai centenari, è tenuto – mediamente – a pulire, mantenere, ammortizzare, pagare le tasse su 60 mq di immobile abitativo.
    È chiaro che la situazione è insostenibile.

  2. UnUomo.InCammino ha detto:

    Sono troppi gli elementi, le tessere, che indicano un disegno, un quadro sostituzionista, per dirla alla Renaud Camus.
    Esistono elite capitalistiche internazionali cosmopolite e, dal punto di vista ideologico, un disegno massonico di sostituzione fisica degli europei e che vede come fumo negli occhi la decrescita demografica.
    I meccanismi del citrocapitalismo sono così evidenti.
    I vertici della piramide hanno il massimo interesse che il volume assoluto (e il PIL assoluto, ad esempiO) cresca e questo si ottiene, in mercati maturi, solo con l’aumento demografico.
    Gli europei decrescono? Li sostituiamo apologizzando, progettando e sostenendo le immigrazioni di massa.
    Inoltre, come osservava Terzani per gli USA,i vertici fomentano il conflitto sociale mettendo e mescolando insieme gruppi incompatibili e in competizione accesa in una sorta di società-motore a scoppio.

    Del resto, lessi tempo addietro, che esponenti dell’imprenditoria edilizia consideravano gli aspetti positivi dell’invasione proprio perché prima o poi si sarebbe arrivati alla necessità di nuova edilizia, civile, commerciale, infrastrutturale, a far “ripartire il settore”.
    La sciagura dello tsunami migratorio è anche e soprattutto ecologica, non solo etica, culturale, sociale: la scatola di sardine Italia nella quale molti milioni di ettari di terreno biotico sono stati distrutti per sempre vedrà con la ripresa del tumore demografico, anche quella del tumore catramitico-cementizio.

    In ogni caso, si arriverà prima, alla confisca delle seconde case e altre azioni contro gli italiani che sono statil lobotomizzati da decenni di fanfaluche ugualiste, dirittiste, anti identitarie, crescitiste e da qualche anno dalla mistica filo massmigrazionista.

  3. fausto ha detto:

    “…esponenti dell’imprenditoria edilizia consideravano gli aspetti positivi dell’invasione proprio perché prima o poi si sarebbe arrivati alla necessità di nuova edilizia….”

    Vero, ci avevano pensato. Ed erano davvero ingenui, sapete? Gli immigrati sono stati importati intenzionalmente dai nostri padroni – van chiamati come meritano – con la finalità di fare la guerra ai cittadini, distruggerne i diritti ed i posti di lavoro. Ha funzionato: ora in mezzo ai pomodori anziché studenti e casalinghe italiani trattati decorosamente troviamo schiavi africani. L’esercito di riserva di Marx nella sua espressione più plateale.

    I venditori di cemento però hanno sbagliato ogni valutazione: perché gli immigrati in Italia vengono fatti entrare al preciso scopo di farli lavorare senza pagarli. E se c’è una cosa che è chiara come il sole, è proprio questa: il mercato immobiliare funziona se ci sono acquirenti che hanno soldi da spendere. La progressiva evaporazione del monte stipendi nazionale, progettata scientificamente contro i cittadini, oggi comincia a mietere vittime anche in mezzo ai palazzinari. Buffi effetti collaterali dell’ignoranza storica?

  4. ugo ha detto:

    Tassare la casa d’abitazione si configura come imposizione d’un vero e proprio pizzo da parte di amministrazioni che, più che pubbliche, dovremmo definire mafiose. Una versione moderna ed altrettanto odiosa della “tassa sul macinato” d’un tempo, o della “tassa sul celibato”, o di altre angherie dello stesso genere (evidentemente mai passate di moda tra le caste dirigenziali).
    Aggiungerei che continuare a tassare una casa privata in vendita è un’operazione altrettanto estortiva ed altrettanto mafiosa, particolarmente in momenti in cui vendere una casa è diventato difficile proprio per via della saturazione del mercato indotta dalla necessità di liberarsi dal peso fiscale di immobili magari ereditati, per di più con l’obbligo di sottostare al versamento immediato di ulteriori pizzi chiamati “tassa di successione” (quel che un tempo era una ricchezza e ora è stato trasformato, incredibilmente quanto intenzionalmente, in un mezzo di drenaggio della ricchezza).
    Quando lo Stato si fa strumento di speculazione per entità ed attori non ben identificabili per chi non è nel “giro”, le cose sono messe molto, ma molto male. Persone non troppo portate alla ponderatezza nelle azioni e nei pensieri potrebbe cominciare a coltivare fantasie forcaiole. E, si sa, “i sogni son desideri”.

    • fausto ha detto:

      “….Aggiungerei che continuare a tassare una casa privata in vendita è un’operazione altrettanto estortiva ed altrettanto mafiosa….”

      Quindi quale soluzione proponi al problema? Abbiamo 10 e passa milioni di case vuote e milioni di persone che non possono comprarsi neanche uno sgabuzzino; per tacere dei baraccati in roulotte.

      Che si fa?

      • ugo ha detto:

        Prima di tutto occorre specificare chi sono quei milioni di persone.
        In secondo luogo occorre ricordare che l’acquisto non è l’unico modo per procurarsi una casa (esiste anche l’affitto, e nei paesi più decentrati sono disponibili affitti a partire da cento euro al mese, se non meno; nella mia città — città, non paese — un mio coetaneo vive in un bilocale nel centro storico con soli centocinquanta euro al mese).

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