Brexit o combustibili fossili?

Piaciuto lo scherzo degli inglesi? Sono stati oggetto di una quantità di messaggi ostili, da parte di enti e personalità contrari ad un allontanamento dall’UE. Ad un certo punto i toni sono diventati apertamente minacciosi: tra chi preconizzava un Pil al tramonto e chi raccontava di future corse agli sportelli. Se c’è una cosa che ho imparato durante le risse alla scuola dell’obbligo è questa: mai mettersi a minacciare un astante arrabbiato. Peggiora la situazione, quasi sempre il soggetto si decide a passare alle via di fatto. E così, dopo tanto minacciare e denigrare, ecco qua il colpo di testa: gli inglesi hanno risposto. Senza nulla togliere alle sciocchezze che hanno combinato; vivono dentro ad un paradiso fiscale che ha gonfiato una bolla immobiliare rasente il ridicolo. Però la dinamica del voto resta quel che è: molti sostenitori dell’Unione avrebbero reso ad essa miglior servigio tacendo. Stendiamo un velo pietoso – un velo bello largo, visto che le campagne denigratorie paiono intensificarsi – e parliamo di una cosetta che, forse, sarà importante per gli inglesi; e che, forse, ha inciso anche sulla vicenda del referendum.

Brexit energia nel Regno Unito Inghilterra Energy in the UK United Kingdom England Milioni di tonnellate Mt, milioni di tonnellate equivalenti di petrolio Mtep, Million tonnes Mt, million tonnes oil equivalent Mtoe, produzione consumo production consumption, combustibili fossili fossil fuels, carbone coal, petrolio petroleum crude oil, gas naturale natural gas picco petrolio peakoilEnergia da combustibili fossili nel Regno Unito. Fonte: BP.

La storia pregressa dell’Inghilterra e dei suoi satelliti è la storia di una superpotenza energetica ed industriale al tramonto. Nella prima metà del ‘900, le miniere britanniche fornivano 200 – 250 milioni di t di carbone ogni anno. Ormai invece si parla di importazioni dall’estero, una cosa che alcuni decenni or sono sarebbe parsa impossibile. Lo sviluppo del Regno Unito seguì nel dopoguerra un percorso analogo a quello sperimentato da altre nazioni: il petrolio era l’energia della nuova era. Questa scelta venne messa a dura prova durante gli anni ’70, e l’esito fu per certi versi sorprendente: gli inglesi svilupparono in proprio una industria estrattiva, nel Mare del Nord, divenendo in breve esportatori di greggio. Le cose hanno smesso di funzionare bene più o meno 15 anni fa, e le produzioni di idrocarburi britanniche scemano inesorabilmente da allora. A parte un recentissimo rimbalzo – tutto da verificare – stiamo di nuovo osservando un produttore al tramonto che si è ridotto a dover in parte comprare all’estero ciò che prima poteva vendere agli altri.

Tralasciando il carbone, ormai defunto, possiamo supporre che rimangano quantità significative di gas e petrolio nel bacino del Mare del Nord. Questa regione mineraria è stata importantissima negli anni ’80 e ’90, ed è stata in grado di mantenere bassi i prezzi del greggio con effetti di portata globale; ha ovviamente dato un qualche contributo a far affondare l’impero sovietico, che tanto dipendeva dalla revenue delle esportazioni di idrocarburi. La storia oggi però è meno entusiasmante: il Mare del Nord è al capolinea, e questo è vero anche per i norvegesi o i danesi. Dal lato inglese, le riserve residue di petrolio sarebbero dichiarate in 370 milioni di tonnellate. Una decina di anni o poco meno, al ritmo odierno. Il gas metano pare destinato a seguirne le sorti: 200 miliardi di metri cubi di riserve, e una produzione recente di 36 – 40 miliardi di mc / anno. In mancanza di revisioni al rialzo, con il gas gli inglesi rischiano problemi seri. La cosa è chiara al punto che hanno cominciato ad importarne occasionalmente perfino dai russi, ma senza pubblicizzarlo troppo.

A pensare male si fa peccato, ma capita di fare centro. Se c’è un problema grosso per il Regno Unito ora è proprio l’assetto industriale ed energetico: le magie della finanza londinese potrebbero non bastare più, e questo rischia di obbligare gli inglesi a darsi da fare per altre vie. Posto che al momento l’UE non sembra favorevole all’espansione dell’impiego di certe reti infrastrutturali – ricordiamo il defunto South Stream – può darsi che simili operazioni siano più facili da negoziare al di fuori di essa anziché all’interno. Naturalmente questo è solo un pensiero maligno. Altro pensiero malevolo: la Scozia che vuole andarsene per i fatti suoi. La cosa piace poco a Londra, perché il petrolio ed il gas britannici sono in massima parte localizzati davanti alle coste degli scozzesi: i quali vorrebbero portarsi via le risorse e tenersele. Ma attenzione: il tempo stringe, e le riserve si esauriscono velocemente, le piattaforme arrugginiscono. Se gli scozzesi vogliono gestire qualcosa in proprio devono affrettarsi, altrimenti rischiano di andarsene con un pugno di mosche. Ci saranno tempi difficili per le isole britanniche?

Questa voce è stata pubblicata in attualità, energia, grafica e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Brexit o combustibili fossili?

  1. jgwolf ha detto:

    interessante riflessione. In effetti ha decisamente senso, ma mi domando com’è che i laburisti quasi compattamente (almeno alla luce del sole) abbiano spinto per rimanere in EU. In effetti la situazione non può essere una banale questione di orgoglio nazionale e di certo non si spiegherebbe solamente con i mal di pancia dei pescatori inglesi costretti a seguire regole dettate a livello europeo… Di fatto fino ad oggi essere (come hai fatto notare tu) un paradiso fiscale per la finanza e una porta verso l’Europa ha giovato al Regno Unito… vedremo come si giocheranno il nuovo assetto

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...