Un po di acqua

In queste giornate è piovuto per bene in giro per l’Italia. In Piemonte la situazione è abbastanza disastrosa. Si sono sprecati i paragoni con l’alluvione del 1994, di cui ho ancora un vivo ricordo; ma questo parallelo non è del tutto corretto. In quel caso il Po raggiungeva livelli idrometrici elevatissimi anche nel suo basso corso, a causa delle concomitanti piene dei suoi immissari appenninici; cosa che fortunatamente in questi giorni non è accaduta. Restano i gravi danni registrati in varie aree del Piemonte. La Liguria, specie nella regione di Ponente, ha sperimentato gli effetti di analoghi eventi di precipitazione; e nel caso ligure si tende a fare anche umorismo, vista la facilità con cui le reti scolanti della regione vanno in crisi.

mappa precipitazione cumulata 24 ore liguria 24 25 novembre 2016Precipitazioni cumulate in Liguria, 24 – 25 novembre 2016. Grafica: Arpa.

Umorismo che personalmente cercherei di evitare, soprattutto dopo avere dato un’occhiata alla mappa della precipitazione cumulata fornita da Arpa Liguria. In 24 ore anche più di 250 mm di pioggia, e comunque mezza regione affetta da apporti meteorici di 100 – 150 mm. E’ tanta acqua, troppa; considerate per confronto che in molte parti della bassa Pianura Padana la precipitazione media annua può essere anche inferiore ai 700 mm. Gli eventi a cui assistiamo in Liguria però non si limitano alle sole 24 ore di osservazioni che compongono la cartina sopraesposta. Pioveva a dirotto da giorni, e possiamo farcene un’idea osservando i dati di alcune stazioni meteo del ponente ligure.

precipitazioni giornaliere montenotte inferiorePrecipitazioni 48 h, Montenotte Inferiore. Grafica: Arpal.
precipitazioni settimanali montenotte inferiorePrecipitazioni settimanali, Montenotte Inferiore. Grafica: Arpal.
precipitazioni giornaliere murialdoPrecipitazioni 48 h, Murialdo. Grafica: Arpal.
precipitazioni settimanali murialdoPrecipitazioni settimanali, Murialdo. Grafica: Arpal.
precipitazioni giornaliere colle del melognoPrecipitazioni 48 h, Colle del Melogno. Grafica: Arpal.
precipitazioni settimanali colle del melognoPrecipitazioni settimanali, Colle del Melogno. Grafica: Arpal.

Nell’intervallo di tempo compreso tra la tarda mattinata di giovedì 24 novembre e la successiva nottata, molte stazioni meteo della zona hanno rilevato piogge cumulate per 280 – 380 mm. Una quantità considerevole. Nell’arco della settimana anche peggio: la situazione aveva già preso a divenire pericolosa nella notte tra il 20 ed il 21 novembre. In poco più di 4 giornate, dal cielo del ponente ligure è scesa pioggia per un totale di 400 – 500 mm. Una pazzia, praticamente poco di meno della quantità di acqua che piove in un anno dalle mie parti. Bizzarra la situazione per il pluviometro “Colle del Melogno”: il totale cumulato su base settimanale ha sfondato la cima del grafico. Quando la rete di monitoraggio ed il sistema di gestione sono stati imbastiti, a nessuno era venuto in mente che potesse verificarsi un diluvio simile. Siamo sopra i 600 mm, grossomodo nelle stesse 4 giornate.

La conta dei danni e l’emergenza di protezione civile ora appaiono una priorità, ma come sempre l’emergenza passa in fretta; i problemi invece restano a farci compagnia a lungo. Il problema è piuttosto semplice: il clima – clima, non meteo – di questi ultimi anni è evidentemente diverso dal clima degli anni ’60 o del periodo fascista. Non è che l’apporto di precipitazione sia cambiato molto, su base annua è più o meno lo stesso di allora. Però è cambiata la distribuzione delle piogge: oggi abbiamo siccità estive più frequenti e marcate – cosa ben nota nella realtà della pianura emiliana – e per contro diluvi in piena regola in autunno e in inverno. Il progressivo ammassarsi degli apporti meteorici verso il periodo freddo è ormai inequivocabile: consiglio a tutti l’atlante idroclimatico di Arpa ER, le immagini parlano da sole. Ovviamente il fenomeno coinvolge gran parte della penisola, come i cittadini della Liguria e del Piemonte hanno potuto ben verificare.

Nel complesso il problema che stiamo vivendo non è nuovo e non è nemmeno sorprendente, visto che viene studiato da molti anni. Un anziano professore di idrogeologia ci raccontava queste cose, esattamente come ce le stiamo raccontando adesso, già quindici anni or sono. Le tendenze in atto sono sempre le stesse, solo che al passare del tempo la situazione insiste ad aggravarsi. Abbiamo reti scolanti concepite a cavallo tra la metà dell’ottocento e l’era fascista, dimensionate con criterio dai progettisti dell’epoca: che però si basavano sulle precipitazioni ragionevolmente attese nella propria epoca . Ora viviamo in un contesto diverso: tutto il nostro approccio alla sicurezza idraulica ed alla difesa del suolo deve essere ripensato. Purtroppo non sembra esserci una seria discussione pubblica riguardo a questo tema. Sediamoci quindi a guardare ed attendiamo il prossimo disastro, non dovremo attendere a lungo.

Questa voce è stata pubblicata in ambiente, attualità e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Un po di acqua

  1. ugo ha detto:

    Sembra che tu stia descrivendo un clima assai prossimo al regime monsonico dell’Asia meridionale. Se mi permetti di suggerirti un’area d’osservazione “collaterale”, presta attenzione anche alle condizioni della flora spontanea, un indicatore biologico che ritengo abbia parecchie cosette da raccontarci anche in merito all’argomento che hai toccato.

    • fausto ha detto:

      In effetti le trasformazioni in atto incidono pesantemente sulla flora, inclusa quella coltivata. Mi domando quanto potrebbe costarci l’adattamento ad un diversa zona climatica.

      • ugo ha detto:

        Le colture verranno adeguate “artificialmente”, per cui ci sarà un danno economico ma poco più (a parte l’ennesimo sfacelo inflitto alla nostra cultura alimentare).

        Il destino della flora spontanea è più precario e potrebbe subire un tracollo qualora i tempi del cambiamento fossero troppo rapidi, rendendo impossibile la sua graduale sostituzione con “essenze” più adatte. Ovviamente, il cedimento della flora spontanea avrebbe un peso non da poco sugli equilibri dell’intero ecosistema e, temo, sarebbero pure un volano per un aggravamento della precarietà del territorio da un punto di vista della tenuta idrogeologica.
        Poi, per la carità, magari sono solo un paranoico. Staremo a vedere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...