Il mondo che cambia, e le vecchie carte

Alle volte le pareti dei corridoi dei nostri istituiti universitari e scolastici sono addobbate da oggetti interessanti e datati. Come le vecchie – o talora antiche – carte geografiche che andavano tanto di moda in un’epoca nella quale si pretendeva ancora di insegnare agli studenti la collocazione di luoghi quali il Kazakistan o l’Uruguay. L’epidemia di ignoranza geografica a cui assistiamo in questi ultimi anni forse richiederebbe qualche intervento. Avete mai visto una carta geologica? Una di quelle carte tematiche che rappresentano la disposizione e le caratteristiche dei terreni affioranti. Probabilmente si, e più di una volta. Ma ve ne voglio proporre una molto particolare, vecchia di più di cinquant’anni, ed inerente una regione che a Seconda Guerra appena conclusa ancora aveva parecchi segreti da svelare.

antica carta geologia e geografica della regione artica, 1960, geological map of the arctic, first international symposium on arctic geology, ghiaccio marino artico permanente, limit of permanent polar iceGeological map of the arctic, first international symposium on arctic geology, 1960.

La regione artica veniva esplorata da decenni, ma solo con l’avvento dei mezzi tecnici moderni è stato possibile imprimere una spinta decisiva al miglioramento delle relative conoscente. Tra i tanti punti di svolta, pensate al ruolo dei sommergibili nella definizione della batimetria dei fondali; o anche all’impatto delle prime conferenze internazionali, capaci di far dialogare studiosi di decine di nazionalità differenti. Il bell’esemplare di carta esposto sopra si trova lungo un anonimo corridoio a Modena. Data 1960, e riassume conoscenze accumulatesi negli anni precedenti; la conferenza da cui origina permise di abbattere barriere considerevoli in senso scientifico, generando uno sguardo d’insieme alle caratteristiche geologiche ed ambientali dell’Artico davvero rilevante.

Nei disegni che la compongono potete vedere molte cose interessanti, come la dorsale Lomonosv – tanto chiacchierata in questi anni per le dispute sorte attorno alla sovranità sui fondali marini della regione artica. C’è anche uno schema tettonico semplificato, oltre a numerose indicazioni ormai superate quali la presenza dell’allora Unione Sovietica. Se osservate bene subito sopra il Mare di Beaufort, noterete una scritta che recita “APPROXIMATE LIMIT OF PERMANENT POLAR ICE”. E’ stata piazzata in aderenza ad un perimetro che racchiude, in campitura bianca, il Polo Nord geografico assieme alle regioni di mare ad esso circostanti. Le conoscenze disponibili nel 1960 avevano indotto i redattori della carta ad affermare che, all’interno di questo perimetro, il ghiaccio marino artico era sempre presente. L’estensione indicata in questo lavoro possiamo provare a confrontarla con quella messa a disposizione dal NSIDC statunitense.

estensione della banchisa artica a settembre 2000Ghiaccio marino artico, settembre 2000. Fonte: NSIDC.

In effetti per l’anno 2000 l’ampiezza rilevata delle aree coperte dai ghiacci somiglia parecchio al limite indicato dagli studiosi nella carta del 1960. Il mese di riferimento è settembre, notoriamente il momento di minima estensione del ghiaccio artico. La mappa di concentrazione rende anche un’idea della qualità della copertura: le aree a tonalità più scura sono quelle che ospitano una banchisa meno continua e meno spessa. E in effetti, osservando la situazione per settembre 2000, possiamo notare che nel perimetro interessato dal ghiaccio marino non c’è solo ghiaccio: qua e là si comincia a vedere anche parecchia acqua mista a ghiaccio. Negli anni successivi si sono avuti vari episodi di fusione, anche massiva, sempre culminanti a fine estate.

estensione della banchisa artica a settembre 2012Ghiaccio marino artico, settembre 2012. Fonte: NSIDC.

Ed eccoci al settembre 2012: la situazione è cambiata parecchio. L’estensione della banchisa artica al minimo stagionale è ormai la metà di quella usuale. Per colmo di ironia, una parte importante del perimetro che ospita ghiaccio marino è in effetti occupata da miscele di acqua e ghiaccio aventi solidità piuttosto precaria. Noi esseri umani viviamo nel presente, non riusciamo a percepire i cambiamento lenti e grandiosi a cui va incontro l’ambiente che ci ospita. Una vecchia carta impolverata però può farci vedere il mondo così come lo vedevano persone ormai scomparse, e riesce a farci percepire trasformazioni che altrimenti potrebbero passare inosservate. Decisamente l’Artico oggi non è quello che descrivevano i nostri nonni. Resta da capire, o magari solo da verificare direttamente, quanto grande sarà il prezzo che dovremo pagare per questi cambiamenti.

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