Idrocarburi e debiti: lo spettacolo continua

Lo stato di salute dell’industria del petrolio – e degli idrocarburi in senso lato. Come vanno le cose in questi giorni? Possiamo cercare qualche notizia rovistando nelle banche dati inerenti il settore energia. In particolare mi permetto di proporvi la pubblicazione Data Book 2017 della nostra Unione Petrolifera. Gli estensori hanno voluto fornire, tra gli altri dati, un resoconto dell’andamento degli investimenti in ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi; il grafico relativo è alla scheda 30 del rapporto. A tutti gli effetti queste informazioni sono state derivate da analisi fornite da Institut Francais du Pétrole, Barclays et alii. La propensione delle compagnie petrolifere a spendere per nuovi progetti è una indicazione interessante riguardo alle vicissitudini del comparto: rappresenta sì le attese del mercato, incarnate nei prezzi delle materie prime; ma rappresenta anche la maggiore o minore difficoltà sperimentata dalle aziende nel reperire finanziamenti.

investimenti estrazione produzione petrolio greggio miliardi dollari $ 2016 compagnie petrolifereInvestimenti mondiali in estrazione e produzione di greggio, $ 2016. Grafica: UP.

Stiamo vivendo un momento storico eccezionalmente diverso da quelli precedenti, anche se forse questo si potrebbe dire di parecchie altre epoche. Sicuramente quello che abbiamo visto accadere negli anni ‘70 o ‘90 è archiviato, ha lasciato il passo a fenomeni nuovi. Osservate bene il grafico in alto: il petrolio ha mostrato punte di prezzo altissime anche in passato, le fiammate del 2008 o del 2011 non rappresentano una novità assoluta. Gli investimenti effettuati dalle compagnie petrolifere per scovare ed estrarre petrolio – il cosiddetto upstream – hanno però mostrato una tendenza nuova ed inedita. Nel periodo 1980 – 2003 la spesa complessiva è stata di circa 2680 miliardi di dollari, riferiti al potere d’acquisto al 2016. Nell’intervallo 2004 – 2016 la spesa cresce in maniera esplosiva: ben 5820 miliardi di dollari. Un ritmo annuale di spesa più che quadruplicato, a fronte di produzioni tutto sommato abbastanza stazionarie – di certo non quadruplicate.

Questi soldi, questa montagna di soldi, da dove sono spuntati? E perché sono stati spesi nell’ultimo decennio? Per quale ragione non si è visto niente di simile alla fine degli anni ‘70? In quell’epoca le crisi petrolifere erano considerate una minaccia esistenziale per l’economia del pianeta; come mai la spinta a spendere soldi in ricerca ed estrazione di nuovo petrolio fu così modesta rispetto ad oggi? Non stiamo parlando di un problema energetico, che pure esiste: stiamo parlando di un problema finanziario. Negli anni ‘70 i governi, davanti alla carenza di risorse, reagivano stampando moneta e distribuendola con la spesa pubblica. L’inflazione conseguente, talora distruttiva, evidenziava la natura pratica del problema. Nell’ultimo ventennio dalle nostre parti nessuno ha più stampato banconote per regalarle alle famiglie: anziché l’inflazione, ci siamo trovati tra le mani la deflazione. In questo curioso contesto i banchieri centrali, ormai padroni del sistema, hanno avuto la brillante idea di azzerare i tassi di interesse sui prestiti e di annullare le riserve obbligatorie delle banche. Non è mai stato così facile per una banca, in Europa, prestare soldi di cui nemmeno dispone; e non è mai stato così facile indurre aziende e cittadini a contrarre debiti presso una banca.

L’enorme bolla dei prestiti che è scaturita dalle recenti scelte politiche la conoscete tutti. E’ pieno di grassatori di provincia che si sono indebitati per speculare su stock borsistici ritenuti capaci di muoversi solo verso l’alto. I privati cittadini hanno partecipato all’orgia dell’indebitamento riempiendosi di automobili comprate a rate e di mutui per abitazioni pagate due o tre volte quel che realmente valevano. L’industria del petrolio poteva fare qualcosa di diverso? Purtroppo non poteva, non c’era modo di resistere all’ingigantirsi della massa di debiti; chiunque avesse tentato di sottrarsi a questa follia avrebbe semplicemente chiuso i battenti. Le compagnie petrolifere sono state costrette a fare quello che hanno fatto tutti gli altri attori economici: si sono coperte di debiti, ed hanno impiegato i soldi – apparsi magicamente dal nulla – per portare avanti avventure costose e di difficile gestione. Avete in mente dei nomi, come shale oil o deepwater. Esistono altri possibili esempi, ma non è questo il punto: il problema è vedere cosa sia stato ottenuto da questa mania di perforare qualsiasi cosa in qualsiasi luogo e a qualsiasi costo.

rapporto tra flusso di cassa e spesa per il servizio del debito, interessi e rate, compagnie petrolifere, costi di estrazione e produzione petrolio gas idrocarburiRapporto tra costo dei debiti e flusso di cassa per l’industria petrolifera. Grafica: EIA.

Ancora una volta, non stiamo parlando di idrocarburi. Le produzioni di liquidi disponibili al 2004 ammontavano a circa 3,9 miliardi di t; ad oggi probabilmente si attestano a 4,3 – 4,4 miliardi di t. La sproporzione tra gli incrementi ottenuti e le maggiori spese sostenute è evidente. Abbiamo ottenuto però qualcosa di diverso ed altrettanto interessante: le compagnie petrolifere, sommerse di debiti, si ritrovano oggi a spendere una frazione crescente del proprio flusso di cassa semplicemente per pagare rate e rimborsi sui prestiti con cui si erano finanziate. La grafica ricavata dai rapporti della EIA lascia pochi dubbi al riguardo: il peso di queste uscite è arrivato a divorare praticamente l’intero bilancio delle compagnie petrolifere a metà del 2016, seppure per poco tempo. Con il progressivo abbassamento delle quotazioni del greggio registrato a partire dal terzo trimestre del 2014, gli introiti delle compagnie avevano preso a restringersi. Le spese sostenute per ripagare quote di mutui e relativi interessi però rimanevano più o meno le stesse: da qui l’incremento della relativa incidenza sul totale del operating cash flow. Alla fine del 2016 la situazione è migliorata temporaneamente, grazie ad una leggera ripresa dei prezzi.

Notiamo bene una cosa: la ripresa dei prezzi del greggio forse si è già conclusa. Le punte di 55 – 60 $/bbl registrate fino a febbraio 2017 paiono essere già archiviate; ora stiamo di nuovo orbitando attorno ai 40 – 50 $/bbl, più o meno il livello che aveva prodotto le gravi difficoltà registrate a metà del 2016. Il problema fondamentale per le compagnie petrolifere ora è semplice: quale importo si ridurrà prima e più in fretta? Il costo dell’indebitamento? O le entrate ottenute tramite la produzione? Alcuni attori sleali sono riusciti a “rinegoziare” i propri debiti, cioè rinnegarne una parte, rifilando il cerino ad incauti investitori; questo raggiro altamente politicizzato però non è concesso a tutti. In altri casi sono state negoziate al ribasso le spese per le compagnie di servizi – che continuano a perforare e mettere in produzione pozzi ma vengono pagate meno; ovviamente questa pratica distruggerà rapidamente le suddette compagnie di servizi. Simili trovate rinviano la resa dei conti, ma non risolvono nulla.

La situazione è spinosa: gran parte di questa mostruosa quantità di debiti – parrebbe più di 3000 miliardi di dollari a livello globale – è costituita da finanziamenti a durata variabile impegnati in attività di prospezione e produzione di idrocarburi non convenzionali. I debiti in questione dovranno incidere sui bilanci aziendali anche per decenni. Il nuovo petrolio scovato spendendo quei soldi invece potrebbe avere una durata di vita inferiore: conoscete già i feroci tassi di esaurimento a cui vanno soggetti i pozzi di shale oil. Non è che vada poi molto meglio con altre imprese, tipo tar sand o perforazioni in acque profonde. Ora sarebbe interessante vedere cosa succederà ai prezzi del greggio: il fardello del debito si era leggermente ridotto a partire dall’autunno del 2016, grazie ad una leggera ripresa delle quotazioni. Ora i prezzi sono di nuovo ad un minimo: per quanto tempo le compagnie più esposte potranno reggere? E a qualcuno verrà davvero in mente di alzare i tassi di interesse, fosse anche di uno zero virgola? Con quali effetti sulle aziende? Soprattutto, stare seduti ad aspettare e non fare niente è davvero una scelta possibile?

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2 risposte a Idrocarburi e debiti: lo spettacolo continua

  1. cavaliereerrante ha detto:

    Bastardi !
    Si stanno pappando tutte le energie del pianeta ! 👿

    • fausto ha detto:

      Ognuno la sua quota: è un gioco al quale partecipiamo tutti, volenti o nolenti. Di sicuro alcune delle scelte fatte negli ultimi vent’anni si sono rivelate poco lungimiranti.

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