Reddito: arrabattarsi all’italiana, e guai ai giovani

Spulciamo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia “Indagine sui bilanci delle famiglie italiane”, giusto per fare il punto sulle condizioni economiche di noi formiche. I temi trattati sono vari, ma qui e ora mi preme appuntarmi sui soli redditi: è con quelli che paghiamo la spesa al supermercato. E non sono stazionari, anzi: sono cambiati parecchio nell’arco di un decennio. Ovviamente in diminuzione.

redditi medi delle famiglie italiane, redditi equivalentiRedditi medi familiari e redditi equivalenti, prezzi costanti: 2006 = 100. Grafica: Banca d’Italia.

Il reddito medio familiare, rappresentato in forma di numeri indici, è diminuito parecchio a partire dal 2006: circa un -15%, tenendo conto anche degli effetti dell’inflazione. Per consolare i lettori, gli estensori del rapporto hanno provveduto ad inserire un intrigante indice di “reddito medio equivalente” che, nelle intenzioni, costituirebbe “una misura che meglio approssima il benessere economico individuale tenendo conto della dimensione familiare e delle economie di scala che ne derivano”. Come dire: i redditi delle famiglie sono crollati e giacciono immobili da qualche anno, ma noi italiani siamo sempre bravissimi ad adattarci alla miseria. La condividiamo in buona compagnia, così non ci facciamo caso.

Reddito medio equivalente per caratteristiche del capofamiglia migliaia di euro prezzi 2016. Redditi famiglie italiane classe età. Andamento entrate famiglie Italia.Reddito medio equivalente per caratteristiche del capofamiglia. Grafica: Banca d’Italia.

Ovviamente il reddito non è identico per tutte le famiglie: quelle più giovani stanno peggio. In particolare, il rapporto della Banca d’Italia si appunta sui redditi del “capofamiglia”, figura bandita già con la riforma del diritto di famiglia del 1975, qui inteso come principale percettore di reddito; redditi ancora riferiti al potere d’acquisto del 2006. Ebbene, laddove questo personaggio abbia età anagrafica di 40 anni o meno si riscontra il livello più basso di entrate economiche per la famiglia. Circa 20.000 euro annui nel 2006; oggigiorno, sperando che sia continuato il recente trend di debolissima ripresa, forse 16.000 euro annui. Forse, e comunque non per tutti: questa è solo una media, e riguarda esclusivamente i soggetti che abbiano messo assieme una famiglia – non moltissimi tra i giovani italiani. Anche le altre classi di età hanno perso potere d’acquisto, seppure in maniera proporzionalmente meno eclatante; i pensionati paiono essere quasi immuni al fenomeno.

Prodotto interno lordo pil italia eurostat istat prezzi costanti euro concatenati 2010PIL trimestrale in Italia, euro 2010. Grafica: FED, Eurostat.

Il quadro è abbastanza sconfortante, per varie ragioni. Il prodotto lordo a prezzi costanti per l’Italia non è variato poi così tanto nell’intervallo 2006 – 2016; la terza immagine riporta  una restituzione delle stime contabili in euro, realizzata dalla FED su dati Eurostat – milioni di euro concatenati, potere d’acquisto al 2010. Ebbene, nel decennio in esame l’economia italiana pare avere perso un -5,6% del proprio prodotto lordo. Con le oscillazioni al ribasso che conoscete, ed un debole recupero recente. Il problema è che le famiglie italiane hanno sopportato perdite ben diverse: stando alla Banca d’Italia, quel bel -15% esposto nella prima immagine. Come dire: per ogni punto percentuale di prodotto lordo nazionale svanito, il cittadino medio italiano si è visto soffiare più di 2,6 punti percentuali del proprio reddito. Niente male, come crisi: l’economia va su e giù, ma gli stipendi a quanto pare vanno sempre giù. E non è che sia andata meglio alle partite iva: la maggioranza degli autonomi ha dovuto subire analogo destino.

Quello che è accaduto in Italia negli ultimi 15 anni non è semplicemente un arretramento economico: osserviamo anche un trasferimento di ricchezza. I piani alti del sistema – banche, finanza, grande industria – hanno saccheggiato i piani bassi. Un fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale. Ad aggiungere problemi concorre un altro fenomeno, che traspare dalla seconda immagine: le varie classi di età non hanno subito il medesimo trattamento. I lavoratori attempati hanno perso colpi, rimanendo comunque i meglio retribuiti; i pensionati hanno conservato le proprie entrate. Chi ha meno di quarant’anni è semplicemente colato a picco: redditi sul lastrico per chi ce li ha; elemosine per chi non ha un lavoro. Già, perché il tasso di occupazione giovanile aggrava il problema: secondo ISTAT, nella fascia 15 – 34 anni siamo passati da un 51,4% del 2006 al 39,9% del 2016. Un giovane lavoratore su cinque è svanito nel nulla. E così, generosamente, (16.000/20.000) X (4/5) = 0,64. I giovani italiani hanno perduto a spanne, nel loro insieme, circa un terzo delle entrate. Come faranno a fornire i contributi necessari a pagare le pensioni agli anziani? Mistero.

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