Pianura Padana, smog & malattie

Il circo mediatico nostrano è momentaneamente impegnato a dare risonanza alle vicende legate alla recente epidemia di Covid-19. A fare notizia è in genere ogni evento che possa attrarre l’attenzione della maggioranza delle persone: la caduta dell’Impero Romano d’Occidente non è una notizia; eppure, tra dieci anni, sarà ancora considerato un evento spartiacque per la storia. Le cose che ci raccontiamo oggi invece, con molta probabilità, saranno state dimenticate. E così potremmo fare un esercizio di riflessione, tralasciando per un momento la cronaca e pensando alla storia archiviata. La storia che vi propongo è vecchia e ben nota: la Pianura Padana è uno dei territori più inquinati del pianeta, e forse l’unico territorio europeo che negli ultimi trent’anni non ha fatto nulla per migliorare la situazione. Visto che si tratta di storia e non di cronaca, possiamo provare a spulciare l’ultimo rapporto edito dalla Agenzia Europea dell’Ambiente: Air quality in Europe — 2019 report .

Inquinamento da PM10, 90,4 percentile. Grafica: EEA.

La storia è vecchia, risalendo i dati al 2017. Ma è interessante, perché si tratta di dati validati ed attendibili. La mappa pubblicata dall’agenzia – pag. 27 del rapporto – indica il percentile 90,4 / 100 della concentrazione giornaliera di PM10. In pratica, la concentrazione di particolato registrata da ogni località nel trentaseiesimo giorno più inquinato dell’anno. E’ una misura diversa dalla semplice media annua, comunque disponibile nel rapporto; ed è una misura interessante, visto che fornisce un’idea di quanti saranno gli sforamenti nelle concentrazioni di inquinanti rispetto ai valori soglia reputati accettabili in termini sanitari. Noi italiani faremmo anche una figura decorosa, se volessimo considerare la semplice media annua nazionale: quasi 30 μg/mc di PM10, laddove gran parte dei Paesi europei si colloca nella forbice 20 – 25 μg/mc.

Ma le medie sono medie: semplici ed ingannatrici. La realtà è ben altra: in Italia l’inquinamento si manifesta in inverno, e risiede sostanzialmente nella Pianura Padana; che a colpo d’occhio spicca sulla mappa come una macchia scura e minacciosa. Non mancano altre realtà problematiche, come i centri abitati dei Balcani o la Turchia. Ma si tratta di città relativamente inquinate rispetto a circondari rurali relativamente puliti. Potete farci caso osservando la stessa Turchia, che è in parte Asia ma è interessante: ai punti scuri si alternano punti chiari. La Pianura Padana, assieme alla Polonia meridionale, rappresenta una situazione totalmente diversa: abbiamo una gran quantità di sensori, sparsi anche nei centri abitati minori; tutti quanti registrano un inquinamento stellare, ed un numero elevatissimo di sforamenti. Riassumendo: di solito, puoi uscire da una città inquinata ed andare a farti un giro in campagna, dove l’aria è buona. Ma in questi due territori no: puoi andare dove vuoi, l’aria è pessima ovunque. Una micidiale combinazione di fortissime emissioni inquinanti e scarsa ventilazione invernale che non risparmia nemmeno un lembo di questi territori. Io risiedo in uno di essi.

Dove c’è fumo c’è arrosto, dicono. E così, leggendo lo stesso rapporto della Agenzia Europea dell’Ambiente, scopriamo – a pagg. 68/69 – che tutto questo inquinamento ci fa ammalare e ci fa morire prima del tempo. Prendendo ad esempio il PM2.5, particolato più fine del PM10 di cui purtroppo la Pianura Padana è ancora una volta ricchissima, scopriamo che l’Italia patisce qualcosa come 58.600 morti premature; con una perdita di più di 550.000 anni di vita totali. Si tratta di approssimazioni, e siamo in buona compagnia: il problema esiste anche in Grecia o in Germania. Comunque queste non sono scusanti: parlare di morti o anni di vita persi non rende l’idea del carico di sofferenze che devono patire le persone affette da tumori o malattie respiratorie. Il danno economico e sociale è gigantesco. Tutto questo continua ad accadere intorno a noi, un anno dopo l’altro. In tempi recenti, per cause poco chiare, alcuni nostri politici hanno preso a proporre come rimedio per le malattie respiratorie cose come la riduzione del trasporto pubblico, i drive-in e l’eliminazione dei ciclisti dalle strade. Non so voi, ma a me è venuto un dubbio: forse non risolveremo nessuno dei problemi che abbiamo.

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3 risposte a Pianura Padana, smog & malattie

  1. Irene (la Gnoma) ha detto:

    Visto che il COVID-19 è una malattia prettamente respiratoria, quindi il numero dei morti in Pianura Padana è presto spiegato. Purtroppo.
    Io vivo poco più a Nord, ma gli strascichi della Pianura arrivano fino qui.

    • fausto ha detto:

      Il legame è complicato, è studiato da tempo. Era cosa già nota ai tempi della SARS originale, quella del 2003. O meglio, la questione è nota fin dai tempi della Spagnola del ’18; la mortalità negli Usa risentiva dell’inquinamento causato dal carbone.

      Pare che in realtà gli inquinanti non siano in grado di alterare il numero dei contagi; sono però pericolosi per il decorso della malattia. Se respiri la roba sbagliata, è probabile che gli effetti siano molto più gravi.

      • Irene (la Gnoma) ha detto:

        Si, voleva essere questo il mio pensiero. Contando poi che, in questo caso, sicuramente sfuggono ai tamponi tutte quelle sintomatologie più lievi o solo accennate è chiaro che qui al Nord i numeri “nudi e crudi” risultino più alti e il contagio più pericoloso.

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