Aria pulita, finché stiamo fermi

Vi siete chiesti cosa sta succedendo all’atmosfera delle nostre città in queste settimane di immobilità obbligata? Siamo abituati a convivere con livelli di inquinamento sorprendenti, e in questi giorni l’aria è decisamente più pulita del solito. Non solo qui, in Italia: anche in realtà lontane quali gli USA. Alla NASA se ne sono accorti immediatamente, e offrono ai curiosi un confronto impietoso tra le concentrazioni di diossido di azoto rilevate a marzo 2020 e le concentrazioni medie rilevate nello stesso mese nelle annate precedenti.

2015 2019 NO2 marzo concentrazione USAConcentrazioni di NO2 a marzo, anni 2015 – 2019. Grafica: NASA.

La sostanza del caso appartiene alla classe degli ossidi di azoto, NOX in sigla; non fanno bene alla salute. Il nostro NO2 in particolare ha la cattiva nomea di peggiorare i problemi respiratori e di rendere i nostri polmoni più vulnerabili ad eventuali infezioni. Una storia ben nota. Fate bene caso alla distribuzione geografica dell’inquinante: è generalmente presente nelle grandi aree urbane, e questo è vero negli USA come ovunque nel mondo. Il territorio rurale ne è quasi totalmente privo.

2020 NO2 marzo concentrazione USA lockdown coronavirusConcentrazioni di NO2 a marzo, anno 2020. Grafica: NASA.

E ora facciamo un bel gioco: blocchiamo in casa tutti i cittadini per un mesetto o due e vediamo cosa succede. Stando ai dati forniti dalla NASA, succede che l’inquinamento atmosferico crolla fin quasi a livelli pre industriali. Potete confrontare le immagini, riferite alle medie usuali di concentrazione dell’inquinante nel mese di marzo per il periodo 2015 – 2019 la prima e per marzo 2020 la seconda. Un cambiamento drammatico e difficile da nascondere – e dire che parte delle attività a marzo era ancora in essere, il lockdown a New York è arrivato attorno alla metà del mese. Le due settimane circa di blocco reale delle attività sono bastate a stravolgere la mappa mensile media dell’inquinamento. Ora possiamo porci un semplice interrogativo: chi è che inquina? Da dove vengono le emissioni pestilenziali che avvelenano l’aria delle nostre città?

Stufe a pellet o caminetti a legna, o magari falò di sterpaglie nei campi: in Italia si dice che siano questi i colpevoli, e schiere di solerti amministratori locali firmano ordinanze intese a punire gli odiosi inquinatori campestri. Strano: anche in condizioni normali il territorio rurale degli USA è quasi privo di inquinanti. Il parametro NO2 non fa eccezione: disegna una bella mappa delle aree urbane maggiori. Con l’agricoltura in senso lato si va poco più in la: viene da chiedersi come facciano le emissioni prodotte dalle lavorazioni agricole ad inquinare l’area metropolitana di New York ma non gli stessi territori da cui provengono. Forse tutte queste polemiche sui barbecue e sui concimi azotati faremo meglio a metterle in secondo piano; qualcosa di male lo fanno di sicuro, ma a guardare le carte probabilmente non molto.

Le industrie? Le centrali elettriche? Questi sono candidati degni di nota. Gli impianti industriali maggiori negli USA – altiforni, cementifici, impianti termoelettrici – hanno presumibilmente ridotto l’attività a marzo. Come facciamo a verificare? Vi propongo la domanda elettrica censita dalla EIA, un buon indice. Ebbene, a marzo 2020 i consumi elettrici erano pari a circa 302 TWh; a marzo 2019 invece 314 TWh. Una perdita pari a un buon −3,82%. Praticamente consumi invariati. In sostanza, né le utenze domestiche né quelle industriali hanno realmente ridotto la propria domanda elettrica. E questo implica che ovviamente il regime di funzionamento delle centrali elettriche sia rimasto praticamente inalterato; e meno ovviamente che le industrie più energivore abbiano proseguito la propria attività, seppure con qualche rallentamento.

Eppure l’inquinamento è crollato, nella parte orientale degli USA; un fenomeno mai osservato nel recente passato. Abbiamo fabbriche che fanno qualcosa di meno del solito, centrali termoelettriche che fanno quasi esattamente quel che fanno di solito, agricoltori che fanno più o meno quel che hanno sempre fatto. Presumibilmente, a causa dell’obbligo di starsene a casa, abbiamo appassionati di grigliate che si sono dati un gran daffare, senza sortire grossi effetti. Chi è che ha improvvisamente smesso di produrre una enorme ed insopportabile massa di inquinanti nei centri urbani maggiori? Io avrei un candidato in mente, ma non è importante che sia io a parlare. Lascio a chi leggerà il compito di individuarlo, con una avvertenza: si tratta di un soggetto che si difende bene, che è capace di deflettere con abilità le proprie responsabilità, che riesce spesso a nascondersi dietro a capri espiatori disparati ed improbabili. Se siamo accorti, se riusciamo ad individuare chi inquina realmente le nostre città, possiamo almeno evitare di farci prendere in giro alla prossima tornata di pretese misure antismog varate dalle nostre amministrazioni locali.

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5 risposte a Aria pulita, finché stiamo fermi

  1. Irene (la Gnoma) ha detto:

    Come la vedi se provo a buttare là il termine “automobili”.
    Non di quelli che, in questo periodo, hanno continuata adandare al lavoro, ma di tutti quelli che non sono potuti andare “in giro al cazzeggio”. Qui, in Lombardia, si è sentito un favoloso silenzio durante la “fase 1”, e di lavoratori e corrieri ne avevamo comunque molti per le strade. Da quando è arrivata la “fase 2” è tornato tutto come prima e già si vede di nuovo il grigio dell’inquinamento sopra la città.

  2. MrKeySmasher ha detto:

    Chi vive, chi semplicemente esiste, fa quel che fa con tutte le conseguenze del caso, inclusa la generazione di inquinamento. Le persone non esistono per combinazione, esistono perché altre persone decidono di imporre loro l’esistenza. Poi ci sono quelli (tanti) ai quali l’esistenza viene imposta in qualche altrove e che pensano bene di trasferirsi qua e là. Tutti facciamo numero. Ciascuno può decidere di fermare la “catena di Sant’Antonio”. E’ un atto di volontà.

    • fausto ha detto:

      Il suicidio collettivo è in effetti una popolare e celebrata tecnica di contenimento delle emissioni inquinanti. Negli ultimi anni è stata proposta a più riprese, nella variante lenta – niente famiglie – e nella variante rapida – guerre e deportazioni. E’ un concetto molto quotato nel mondo occidentale, ma non è un’esclusiva.

      Esistono delle alternative: l’abbonamento al tram è una delle più elementari. Però suona male, al cinema non rende granché. Viviamo nella civiltà dell’immagine: solo le azioni spettacolari sono degne di considerazione. Che poi funzionino più o meno bene, questo sembra non interessare granché.

      Naturalmente è solo umorismo.

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