Coronavirus: tendenze a marzo 2021

Tempo di anniversari per la pandemia che ci accompagna da ormai un annetto. Non è cambiato granché in un anno: i mercati all’aperto chiudono, e nel mentre i supermercati continuano a produrre assembramenti al chiuso come nulla fosse. Le amministrazioni locali vietano di mangiare all’aperto, ma nessuno si preoccupa delle feste clandestine attuate nei retrobottega più disparati. Le autostrade restano il bizzarro porto franco che conosciamo, laddove le stazioni ferroviarie sembrano un ritrovo per militari in cerca di untori di manzoniana memoria. I pestilenziali diesel leggeri continuano – a milioni – ad appestare le nostre città e a danneggiare i nostri sfortunati polmoni, dando man forte ad una malattia respiratoria che probabilmente si comporta come qualsiasi altra malattia respiratoria. Nel mentre i residui brandelli del sistema di trasporto più sgangherato d’Europa esalano l’ultimo respiro. In Italia la situazione può essere anche grave, ma di sicuro non è mai seria.

Covid-19: attualmente positivi, ospedalizzati, rapporto. Dati: Ministero della Salute.

Bando alle trite chiacchiere. Come procede l’epidemia? Benissimo, per nostra disgrazia. Abbiamo avuto una esplosione del numero di contagi in autunno, culminata grossomodo a metà di novembre 2020: al picco, 800.000 persone contemporaneamente positive in tutto il Paese. Da quel momento in avanti i numeri si sono ridimensionati, fino a meno di 400.000 attualmente positivi registrati alla metà di febbraio 2021. Ovviamente quello sui positivi ai test è un dato infido: se non fai i test, non li vedi; se ne fai troppi, contabilizzi anche parecchi falsi positivi. Una vera rogna. Per questo la prima immagine – aggiornamento di quella di fine novembre – espone anche ospedalizzati e rapporto tra attualmente positivi ed ospedalizzati totali: una persona che sviluppi sintomi gravi al punto da richiedere il ricovero è un dato oggettivo che non si può nascondere. Si badi bene al rapporto, discretamente stabile da almeno 8 mesi: è questo dato a garantire che le statistiche di cui disponiamo sono accettabili. Evidente la risalita recente dei positivi.

Covid-19: ospedalizzati, deceduti, rapporto. Dati: Ministero della Salute.

E quindi i parametri forse più importanti: i decessi giornalieri e i pazienti ospedalizzati, ed il rapporto tra i due. Sono parametri importanti perché non è facile alterarli: un morto è un morto, ed i sintomi più gravi non si possono simulare, né nascondere. Le giravolte dell’inizio del 2020 sono ben note, come è nota a tutti la fase di relativa calma osservata in estate; il rapporto tra decessi giornalieri ed ospedalizzati aveva raggiunto il suo minimo a settembre. Poi la tristemente nota “seconda ondata”, che facilmente identifichiamo come un incremento nei contagi: ma che si caratterizza soprattutto per la letalità, divenuta estremamente elevata. A dicembre 2020, per ogni 1000 pazienti ospedalizzati siamo arrivati a registrare quasi 20 decessi al giorno. Ammalarsi è un conto, aggravarsi fino a morire è tutt’altra cosa.

La letalità della pandemia ha preso a scivolare verso il basso negli ultimi due mesi: ad oggi, abbiamo un sostanziale appiattimento. Avere meno morti in rapporto alle persone ricoverate, ed avere meno contagi e meno ricoveri, significa veder scendere di molto la conta delle vittime. L’incognita del momento è ancora una volta vedere dove andranno i rapporti del secondo grafico: possiamo forse aspettarci una risalita della letalità della malattia, ma fino a che punto? Gli estremi di marzo 2020 non li abbiamo più raggiunti, nemmeno a dicembre. Ora ci stiamo muovendo verso la bella stagione: una malattia affetta da una stagionalità così evidente fin quando potrà furoreggiare davanti ai primi tepori primaverili? L’enorme numero di persone contagiate e guarite dovrebbe anch’esso giocare un ruolo nell’ostacolare almeno i nuovi contagi. Le prossime settimane potrebbero – o forse dovrebbero – essere decisive.

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