Covid & scuola

Le più orride centrali del contagio da covid-19 secondo buona parte dei media italiani: la scuola, le abitazioni, i treni regionali e gli autobus. Tutto il resto – centri commerciali, autostrade, stazioni di servizio, ristorazione, aerei, treni veloci, località di villeggiatura, fabbriche, uffici, sale gioco – parrebbe vittima incolpevole di questi incoscienti studenti che passano il tempo ad ammucchiarsi uno sopra l’altro in corriera, nella cameretta con gli amici e in aule che solo oggi scopriamo essere dei vergognosi pollai. Una litania che conosciamo bene. Ma oltre la litania cosa raccontano i dati? Soprattutto, esistono i dati? Per incolpare una qualsiasi categoria sociale di essere un veicolo preferenziale di contagio, occorre testare la suddetta categoria e confrontare i risultati con quelli ottenuti per un campione generale di popolazione. Se gli studenti sono gli untori, dovranno essere più facilmente contagiabili rispetto alla media.

Ma i dati quindi esistono? Sono in bella vista? O bisogna scavare per trovarli? A livello nazionale abbiamo a disposizione i formati riassuntivi messi assieme dal Ministero della Salute. Utili, ma limitati ad alcune grandi suddivisioni: forniscono i contagi per provincia, ma i morti sono indicati solo a livello regionale. Una bizzarria che impedisce, tra le altre cose, di costruire mappe di mortalità efficaci. Ovviamente non si fa menzione di categorie sociali: non abbiamo dati categorizzati per gruppi come lavoratori / pensionati o cose simili. Nessun problema: basta scavare per trovare. La Regione Emilia Romagna ha avuto l’ardire di lanciare una campagna di screening per testare in modo specifico la popolazione scolastica – studenti e docenti – assieme ai familiari conviventi degli stessi studenti interessati. Realizzando quindi un sottoinsieme di test somministrati nelle farmacie su base volontaria ad un gran numero di persone, per gran parte accomunate dal rapporto più o meno stretto con le istituzioni scolastiche ed universitarie. I dati sono pubblicati sul sito della Regione.

Dati su test e tasso di positività da coronavirus in Emilia RomagnaTest covid, tassi di positività in Emilia Romagna. Fonti: RER, Min. Salute.

E così confrontiamo in immagine il numero di test ed i tassi di positività ottenuti dai dati del Ministero per l’intera popolazione dell’Emilia Romagna, con test e tassi di positività che caratterizzano il sottoinsieme scolastico – inteso come comunità di studenti, familiari conviventi e docenti. Il dato regionale è distorto dalla presenza di una percentuale di test su base volontaria che non hanno relazione con l’universo scolastico, ma questo cambia di poco la situazione – anzi, genera il sospetto che le differenze reali siano perfino più grandi di quanto evidenziato nel grafico. Il confronto, svolto in immagine per un intervallo che comprende le ultime due settimane del 2020 e le prime nove settimane del 2021, è quantomeno imbarazzante. Tolta la parte iniziale della serie dati, nella quale il Ministero non recepiva ancora tutti i test eseguiti, abbiamo in pratica due curve pressoché parallele: la comunità prevalentemente scolastica e il campione globale. Sconvolgente scoperta: la scuola ha fatto un’ottima figura; il tasso di positività che la caratterizza è sempre di un 2,5 – 3 % più basso rispetto a quello rilevato globalmente sull’intera popolazione regionale.

Per memoria storica: abbiamo ricominciato a chiudere le scuole dai primi giorni di marzo; almeno in forma generalizzata. Lo spazio di tempo compreso tra la terza e l’ottava settimana del 2021 costituisce quindi un buon campo di confronto: studenti in aula e sui mezzi di trasporto, pienamente esposti al contagio; dati del Ministero onnicomprensivi, confrontabili con quelli della Regione. Da quel che possiamo vedere, il sistema scolastico ha fatto una figura almeno decorosa. La campagna di screening regionale centrata prevalentemente sul mondo della scuola rivela subito una tasso di positività decisamente basso rispetto al dato globale pubblicato dal Ministero. E’ possibile obiettare che la gogna mediatica a cui sono stati esposti studenti ed insegnanti abbia indotto molte più persone a farsi controllare, introducendo nella statistica molti più esiti negativi rispetto alle altre categorie sociali. Ma comunque non è proprio possibile raccontare che la scuola rappresenti una minaccia epidemiologica: questa è una posizione che non sta in piedi. Conclusione: la scuola non è la fabbrica dei contagi, gli studenti non sono untori ed i docenti non sono scellerati sciamani votati al suicidio collettivo. Buona pasqua a tutti.

Questa voce è stata pubblicata in attualità e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Covid & scuola

  1. jgwolf ha detto:

    Non so se hai anche tu la stessa impressione, ma mi pare che il problema reale, al di là della virulenza è della pericolosità del covid, stia più nell’incapacità della classe dirigente di inquadrare i problemi e di proporne soluzioni credibili. In una situazione del genere è meglio trovare un capro espiatorio piuttosto che dire “mi sono sbagliato” e via a colpire il bersaglio facile tipo la scuola.
    Ho la netta impressione che ne usciremo con le ossa rotte
    Per altro da 2 mesi vedo la realtà italiana dal Ghana dove sono per lavoro e il feeling qui è ben diverso. Attenzione, certo, ma non panico.
    D’altronde qui tutti sanno che la gente muore ogni giorno, ma non per questo si deve smettere di vivere tutti…

    • fausto ha detto:

      “..ma mi pare che il problema reale […] stia più nell’incapacità della classe dirigente di inquadrare i problemi e di proporne soluzioni credibili..”

      La cosiddetta “classe dirigente” italiana è ormai per buona parte costituita per via dinastica. O sei figlio di qualcuno, oppure puoi fare la valigia di cartone ed andare. Effetto collaterale: ci facciamo comandare da persone che non hanno alcuna cognizione dei problemi che dobbiamo affrontare. Così non risolveremo granché.

      • jgwolf ha detto:

        Il mio vecchio professore di geografia fisica all’Università ci ricordava spesso che Darwin non aveva mai affermato che la selezione naturale sceglie il migliore, ma il più adatto. La differenza sta nel fatto che in un mondo di guano probabilmente l’essere dominante sarà lo scarafaggio stercorario, certo non una farfalla…
        Nel nostro sistema sociopolitico non eccellono i migliori, ma solo quelli più adatti al sistema…
        Abbastanza deprimente

  2. sesto rasi ha detto:

    condiviso su fb

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.