L’opera più grande

Secondo voi quale potrebbe essere la costruzione più grande – o forse è meglio dire più grossa – realizzata dal genere umano? Per costruzione intendo la traccia visibile: quel qualcosa che farà parlare di noi anche tra mille anni, e che lasciamo in eredità agli abitatori del futuro. Piramidi? Belle e grandi, ma molto rare. Forse il loro moderno sostituto, le megalopoli affollate di grattacieli? Sono oggetti enormi, più o meno durevoli. Forse qualcosa di più esteso, come la Grande Muraglia? O magari le reti di infrastrutture: le strade dell’Impero di Roma fanno parlare di sé dopo quindici o venti secoli; le nostre reti autostradali dureranno probabilmente un po meno, ma lasceranno comunque un segno tangibile in alcuni territori.

Per pensare alle dimensioni di quel che facciamo, dovremmo pensare anche ai materiali che usiamo: più imponente l’opera, più vasta la quantità di materiali impiegati. Le grandi miniere a cielo aperto, immense voragini profonde anche più di un chilometro, resisteranno probabilmente nei millenni a ricordo della nostra voracità: provate ad immaginare quanto tempo e quanto sedimento dovrà impiegare madre natura per colmare la miniera di Bingham Canyon, nello Utah. Chissà se se sarà realmente possibile: può darsi che simili strutture rimangano riconoscibili per tempi enormi. Ma c’è dell’altro; se c’è un materiale che impieghiamo sempre, ogniqualvolta facciamo qualcosa, quello è una entità impalpabile che permea ogni aspetto della nostra esistenza: è l’energia. Muove ogni cosa, e la differenza tra noi umani contemporanei ed i nostri antenati risiede proprio nella capacità che abbiamo di mettere al nostro servizio enormi energie. Possiamo percepire visivamente l’evoluzione storica delle nostre capacità industriali osservando l’andamento della domanda di energia primaria, ad esempio tramite la grafica reperibile via Our World In Data.

Domanda globale di energia primaria. Grafica: Our World in Data.

Per apprezzare il parametro “primary energy consumption” , consumo di energia primaria, possiamo anche rivolgerci ai dati dell’atlante statistico di BP. E’ l’energia generata alla fonte ogniqualvolta azioniamo un bruciatore o un motore; comprende le perdite così come il lavoro meccanico generato, o il calore utile recapitato all’utilizzatore. Nel 2019, a livello globale secondo BP parliamo di 583,9 exajoule. Con unità di misura meno esotiche, si tratterebbe di 5,839 x 10^20 J; o 13,9 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Il gigantismo della nostra presenza sul pianeta è riassunto in questa cifra, è questo ciò che ci rende diversi dagli umani del passato. Ma questa cosa, il nostro smodato consumo di energia e materiali, è effettivamente in senso dimensionale la cosa più grande che stiamo facendo? Fateci caso: la domanda di energia primaria comprende anche le perdite, il calore residuo generato da una centrale termoelettrica ad esempio. Siamo sicuri che le nostre stime comprendano effettivamente tutte le perdite e tutti gli effetti collaterali del nostro agire? Non mancherà per caso qualcosa di importante?

Variazione del contenuto di calore delle acque oceaniche. Grafica: NOAA.

Il calore che disperdiamo sotto forma di perdite – connesse alla termodinamica – lo conosciamo tutti; ma forse stiamo facendo anche altro. Stiamo scaldando il pianeta, e lo facciamo soprattutto alterando la composizione dell’atmosfera con l’effetto serra. O almeno questa è una possibilità: è difficile definire il limite tra surriscaldamento causato dai nostri gas serra e andamenti naturali preesistenti. Prendiamo una singola componente del problema: il contenuto di calore delle acque oceaniche relativo ai primi 700 metri di colonna d’acqua. L’americana NOAA fornisce sia grafici che dati grezzi. Volendo considerare solo l’intervallo 1990 – 2020, che esprime un andamento grossolanamente lineare, abbiamo incrementi di contenuto termico degli oceani per circa 17 x 10^22 J. Esprimendo il tutto in termini di variazione annuale, avremmo mediamente visto apporti di nuova energia termica pari a circa 5,7 x 10^21 [J / anno]. 5.700 exajoule ogni anno, volendo usare l’inconsueta unità di misura dell’atlante BP.

Riassunto: gli oceani si scaldano, e si scaldano soprattutto vicino alla superficie e particolarmente negli ultimi tre decenni. Non abbiamo certezza della proporzione esistente tra surriscaldamento indotto dalle attività umane e andamenti naturali sottesi: insospettisce moltissimo il fatto che nei due decenni precedenti le temperature delle acque oceaniche fossero relativamente più stabili. Volendo imputare tutto il guadagno di temperatura alla sola attività antropica, ebbene staremmo inducendo nuove immissioni di energia termica negli oceani pari a circa 5700 / 583,9 = 9,76 volte la nostra intera domanda di energia primaria, ogni anno da almeno tre decenni. E ovviamente il calore che appare nei primi 700 metri di colonna d’acqua non è la sola trasformazione in gioco. Per tornare alla domanda iniziale: qual’è la più grande – o la più grossa – costruzione umana in corso di realizzazione nella nostra epoca? Forse – e dico forse – ora lo sappiamo: stiamo realizzando la più grande bacinella di acqua tiepida di tutto il Sistema Solare. Ai posteri l’ardua sentenza.

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7 risposte a L’opera più grande

  1. UnUomo.InCammino ha detto:

    A proposito di grandi opere insensate: i pentastellati sono passati dall’irridere il ponte sullo stretto (Grillo lo irrideva come collegamento tra i tratturi calabresi e quelli siciliani) all’approfondire il progetto.
    Ora volteranno la gabbana pure sulla linea AV della Val di Susa, pur di stare al governo col PD.
    La follia al governo!

    • fausto ha detto:

      I due baracconi (Val Susa e Stretto) per ora restano al palo. Tra i più illustri detrattori, un tale di nome Renzi che zitto zitto azzerò i finanziamenti – e nessuno che se ne voglia ricordare! Non si tratta di progetti funzionali, ma di totem politici.

      La situazione in provincia è molto, molto più grave. I soldi (i debiti) del cosiddetto recovery fund potrebbero produrre una vera e propria mareggiata di catrame e cemento. Qui nel modenese gli ultrà delle autostrade stanno già facendo la voce grossa.

  2. sesto rasi ha detto:

    scusa fausto, ma qualcosa non mi torna. Affermi che ci sia un apporto di energia primaria immagazzinato nel pianeta, o meglio nei soli oceani, di un ordine di grandezza superiore a quello rendicontato. Però non capisco a cosa lo attribuisci: conti fatti in modo malaccorto sugli impieghi energetici? conti fatti in modo volutamente ingannevole sugli stessi? Io dubiterei di entrambe le possibilità (non di un’ordine di grandezza, almeno). O forse intendi che il nostro comportamento anche non energetico ha messo gli oceani in condizione di assorbire più energia dal sole (o emetterne meno nello spazio, o combinazione di entrambe le cose)? Puoi tirare una tua conclusione per aiutarmi? grazie

    • fausto ha detto:

      Era un paragone diretto e rozzo. Gli oceani si riscaldano. La cosa è nota da decenni, ed esistono campagne di misura in molte contrade del mondo.

      A spanne, il guadagno di energia termica registrato annualmente dalla massa oceanica equivale ad una decina di volte circa la nostra intera domanda di energia primaria annua.
      Come dire: ammesso (e non concesso) che il surriscaldamento in atto sia opera prevalentemente umana, la cosa più grossa che stiamo facendo sarebbe per l’appunto questa: scaldare l’acqua degli oceani.

      Gli effetti collaterali delle nostre azioni superano di gran lunga gli effetti desiderati che progettiamo di ottenere. Ma questa era solo una chiacchiera da bar.

      • sesto rasi ha detto:

        cioè intendi: in termini di variazione nell’equilibrio di bilancio con l’universo, ciò che il pianeta assorbe in più per essere forzato ad andare verso un nuovo equilibrio (forzato da noi o meno) è ben maggiore della nostra domanda di energia (che in buona parte ritorna piuttosto rapidamente dopo l’uso finale in energia primaria degradata, cioè calore a bassa temperatura). ok, se è così ho capito, grazie.

  3. sesto rasi ha detto:

    aspetta, già che ci sono però mi autochiarisco anch’io: se il nostro comportamento in merito è l’effetto serra, meglio sottolineare che viene da usi energetici per la maggior parte, direi almeno un 80%. Resta interessante comunque la “chiacchiera da bar”: in termini di riscaldamento pianeta, scaldarlo “direttamente” di un’unità significherebbe provocarne il riscaldamento per altri dieci (se dipende del tutto da noi).

  4. ijkijk ha detto:

    Mi hai fatto venire in mente questo vecchio post di quasi 10 anni fa. http://ravennapensa.blogspot.com/2012/08/il-riscaldamento-globale-spiegato-mia.html
    Del riscaldamento degli oceani non sapevo nulla ma a ben pensarci tutto il calore prodotto dall’uomo da qualche parte deve finire.

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