HMS Queen Elizabeth: il gregge è immune, vero?

In Lombardia dicono che stanno per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”. Si tratterebbe del numero di persone immunizzate contro una malattia che è sufficiente a rendere marginale la trasmissione della malattia stessa; proteggendo anche i soggetti eventualmente non immunizzati. E così abbiamo gli “scrocconi” che se la spassano a sbafo scaricando sulle spalle degli “eroi” i rischi connessi alla eventuale e salvifica campagna vaccinale del caso – questo almeno stando alla retorica televisiva del momento. Per chi apprezza un bel misto di informazione e chiacchiere sul tema, consiglio Wikipedia. L’articolo in enciclopedia individua una possibile soglia di “immunità di gregge” per un assortimento di una decina di malattie. Una di esse è notoriamente affetta dalla capacità di divenire più contagiosa nei “vaccinati”; una seconda in lista invece è non vaccinabile in toto, causa potenziamento anticorpo dipendente, e la cosa è risaputa da anni. Lascio ai lettori il bel gioco di scovare i due casi problematici. Consiglio: usare Google Scholar, le informazioni ci sono già.

Noi aderenti alla vecchia scuola abbiamo il vizio di affidarci al metodo sperimentale: eseguo un esperimento e vedo quali siano i risultati. Sulla base di detti risultati, decido se un certo assunto teorico sia accettabile oppure no. Facciamo un bel gioco: prendiamo una grossa portaerei a propulsione convenzionale, e ci mettiamo sopra circa 1,600 tra marinai, ufficiali e personale civile ausiliario. Vacciniamo tutti quanti con due dosi di un dato vaccino, ed attendiamo che il vaccino sia pienamente efficace. Quindi mandiamo la nave a farsi un giro per il mondo. Infine attracchiamo nel porto di un’isola per qualche giorno, e lasciamo che alcuni membri dell’equipaggio scendano a terra per rifornire la nave. Risultato: ci troviamo a bordo un bel focolaio della malattia che intendevamo respingere con la campagna di vaccinazione, con più di 100 contagi accertati, in un lasso di tempo che potrebbe essere appena una settimana.

Questa divertente situazione non è immaginaria: è reale. La nave è la HMS Queen Elizabeth, l’isola è Cipro e la malattia è al solito Covid19. Copertura qui, qui e qui. Il personale a bordo non era solo vaccinato per bene: applicava anche rigidi protocolli tra distanziamento, mascherine ed altri DPI, sistemi di tracciamento, disinfezione e via dicendo. Mica come al bar a Milano, tutti a volto scoperto a ridere e scherzare: su una nave da guerra in missione in condizioni di allerta sanitaria è bene non fare i furbi, lo sappiamo tutti. La portaerei sarebbe rimasta a Cipro per rifornimenti tra il 30  giugno ed il 5 luglio. I primi casi a bordo sono stati rilevati il 4 luglio; gli articoli che forniscono copertura della notizia sono stati pubblicati grossomodo a partire dal 14 luglio. E’ ragionevole supporre che i 10 giorni di distanza siano uno spazio di tempo più ampio di quello in cui si è materialmente diffuso il contagio; la notizia è certamente giunta in ritardo ai giornalisti. Una settimana, più o meno, è un lasso di tempo ragionevole.

La marina britannica ha fatto parecchio per tenere a bada Covid: “… All personnel deployed have received both doses of the Covid vaccine, and there are a number of mitigation measures onboard, including masks, social distancing, and a track and trace system …” , riferiscono i francesi di France24. Il risultato di tutto questo sforzo comunque sarebbe la produzione di qualcosa come (100 / 1.600) x 100.000 x 2 = 12.500 nuovi casi ogni 100,000 residenti ogni due settimane. All’incirca. Tanto per chiarire a tutti cosa significhi, in Italia a metà novembre 2020 siamo arrivati a produrre anche 40.900 nuovi casi al giorno. Più o meno (40.900 / 60.400.000) x 100.000 x 14 = 948 nuovi casi ogni 100,000 residenti ogni due settimane. Immaginando di proiettare su due settimane la peggior giornata di sempre. La prestazione fornita dalla portaerei britannica è certamente irraggiungibile, quale che sia l’artificio contabile che utilizziamo per cercare di sottostimarla. Per dirla con i dissidenti anglofoni, “… But what about 100% vaccination rate? [….] 1 in 16 (= higher case rate than any country!) turns out to be infected …. “. Una garanzia.

Ed ora eccoci di nuovo in Lombardia: prendiamo 10 milioni di residenti, ne vacciniamo il 70% e ci raccontiamo di avere raggiunto la “immunità di gregge” contro Covid19. Casomai qualcosa dovesse andare storto – se ad esempio accadesse quel che è capitato a bordo della HMS Queen Elizabeth – prepariamoci a produrre la bellezza di, che so, (12.500 / 100.000) x 7.000.000 = 875.000 nuovi casi totali ogni due settimane. Fantasioso, vero? Ma certo, sono solo filastrocche per la sera a tavola.  Speriamo. Nel frattempo in Germania, stando a Spiegel, la speranza di liberarsi della pandemia – o almeno della sua percezione – pare affievolirsi. Il concetto di “immunità di gregge” potrebbe anche essere una chimera in sé, stando ad uno dei creatori di Astra Zeneca – riferisce El Pais. Possiamo raccontarci la storia di Covid19 in mille modi; ma non scordiamoci quella portaerei britannica attraccata a Cipro.

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3 risposte a HMS Queen Elizabeth: il gregge è immune, vero?

  1. Pingback: 8 agosto: i morti da covid 2020-2021 e l’araba fenice dell’immunità di gregge – 372 – Cor-pus 2020

  2. Lidia Zitara ha detto:

    Domanda: sulla HMS “Queen Elizabeth”, dopo il contagio avvenuto successivamente l’attracco a Cipro, ci sono stati morti?

    • fausto ha detto:

      Naturalmente no. I contagiati sono marinai giovani, in buona salute. Ed è pure piena estate: il sole fa il suo gioco, fornendo quel carico di preziosa vitamina D che sopprime raffreddori ed influenze. Non poteva essere altrimenti.

      Per vedere qualche morto, occorrerà spostarsi in un pensionato per anziani in pieno inverno. E’ quello il tempo ed il luogo in cui fare considerazioni attendibili sui casi gravi e sui possibili decessi. Per ora abbiamo dubbi, non certezze. Restano i contagi in massa, quelli sono già cosa certa.

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