La strategia della Russia?

Ed ecco qua, si surriscalda la guerra infinita d’Ucraina. I giornaloni nostrani forse non ci avevano fatto caso, ma da quelle parti si combatte dal 2014, mica ieri l’altro. I fatti: alla caduta dell’Impero Sovietico, qualche burlone decide di prendere le artificiose suddivisioni amministrative accettate dai comunisti, e trasformarle in nuovi confini di Stato. Imprigionando milioni di russi etnici e/o linguistici al di fuori della Russia propriamente detta. E così l’Ucraina, Stato sintetico creato nei secoli mettendo assieme territori e comunità assai eterogenei, subito dopo i fatti che conosciamo come “Euromaidan” prende a combattere la sua grossa minoranza russa. Il conflitto è inizialmente feroce, quindi evolve in uno stallo che persiste fino all’inizio di quest’anno. Nel 2022 le cose cambiano: la guerra apparentemente sopita torna ad infiammarsi, al punto di assistere ad un evento a cui pochi avrebbero creduto: le forze armate della Russia cominciano ad occupare l’Ucraina. Si può dire qualsiasi cosa ed il suo contrario al riguardo, ma i russi esattamente cosa stanno facendo? Che comportamento tengono in questo frangente?

La situazione sul terreno alla sera del 18 marzo; il sito Readovka fornisce la mappa in alto. E’ una elaborazione di notizie ufficiali o un po meno ufficiali, comunque vicina alla visione offerta dal Cremlino. Operazioni militari in corso a nord, ad est e a sud, limitato impiego di mezzi aerei – questo lo hanno capito anche i sassi – ed un blocco navale sul Mar Nero che per ora non sembra avere dato luogo a sbarchi importanti. Più che altro abbiamo una operazione di terra, abbastanza lenta. I media nostrani già scommettono su uno stallo: la macchina da guerra russa si è piantata, dicono. Le munizioni scarseggiano, i mezzi arrancano, la resistenza è solida. Stiamo bene attenti a non berci certe semplificazioni. I russi sono abituati a dare per scontato di dovere operare movimenti terrestri su distanze di migliaia di chilometri. In mare forse non brillano, ma a terra non hanno rivali. E così, l’esercito che riesce a muovere linee logistiche di 5.000 km in mezzo alle lande gelate della Siberia non sarebbe capace di coprire il centinaio di chilometri che separano i sobborghi di Charkiv da Poltava. Roba da non credere. E probabilmente non è vero.

Proviamo a spegnere la TV e ad accendere il cervello. I russi hanno cinto d’assedio il territorio ucraino a nord, est, e sud. Si sono spinti in avanti per 100 – 150 km, davvero poco, e quindi si sono fermati. Essendo dislocati ovunque su un perimetro di almeno 1.300 km, non esiste per loro alcun ostacolo geografico: si trovano su ambo i lati di qualsiasi fiume, e hanno accesso a qualsiasi infrastruttura. Ovunque decidano di muovere, possono farlo agilmente; ma insistono a tenere questa posizione da almeno una decina di giorni, e stanno fermi. Immaginiamo che questo non sia un fatto accidentale, ma che invece sia proprio il loro piano: circondare la frontiera ucraina, ed attendere. Attendere cosa? Fateci caso: la strada tra il fronte est e l’ovest del Paese è sempre stata libera. Così pure il corridoio che esiste a nord di Odessa, sempre aperto. Idem a Kiev, o a Charkiv: il percorso a sud è praticabile. Sono stati anche proposti a più riprese ulteriori corridoi di evacuazione, offerti esplicitamente sia ai civili che ai militari. Per ogni grosso concentramento di forze ucraino, esiste una vistosa via di uscita sostanzialmente praticabile.

Se c’è una cosa che in guerra non vuoi assolutamente che accada, è che il tuo nemico riesca a capire dove hai dislocato le tue truppe. E qui viene il bello: le tante cartine che circolano e che mostrano la disposizione delle forze russe in Ucraina si sono rivelate sostanzialmente attendibili. Le versioni fornite dalle autorità dei Paesi NATO sono poco diverse. Fonti terze come Al Jazeera raccontano cose simili. Da quando in qua un qualsiasi stato maggiore si mette a pubblicare per tutti mappe attendibili delle proprie operazioni in tempo quasi reale? Assurdo, vero? E se questo fosse stato il piano fin da subito? Torniamo a guardare quei grossi corridoi, aperti, in mezzo all’Ucraina: non vi sembrano gigantesche vie di fuga? Se vuoi distruggere il nemico, cerchi di circondarlo; così non può ricevere rifornimenti. Il grosso – si dice forse i 3/4 – dell’esercito ucraino si trova a ridosso della “linea di contatto” nel Donbass. Per aggirarlo alle spalle basta coprire circa 200 km: come mai questa semplice manovra non è stata messa in atto? Non bastavano due settimane per percorrere 100 km in mezzo ai campi? Possibile che siano estensioni così insormontabili?

Ancora una volta: e se il piano fosse proprio questo? Lasciare aperti ampi corridoi di fuga, premere con insistenza sulle unità dell’esercito rivale, fare in modo che tutti – ma proprio tutti, anche i soldati semplici – siano al corrente della possibilità di smobilitare verso ovest. Questo non è un assalto terrestre: questa è una evacuazione forzata. A che pro? Che senso ha spingere le varie unità militari ucraine ad ovest? Non sarebbe forse meglio tentare di catturarle, o distruggerle, o una via di mezzo? E qui bisogna capire quale sia davvero il piano di Mosca. La mia ipotesi, per quel che vale, è questa: a Mosca scommettono sui giovani, demotivati coscritti che compongono il grosso dell’esercito di Kiev. Se le varie unità di cui sono parte cominciano a smobilitare verso ovest, finiranno semplicemente col dissolversi. Immaginate di esserci voi, al fronte in Donbass, a sparare ai vostri concittadini senza capire perché. Avreste piacere di farlo? Vorreste morire per questo? Forse non è difficile da capire: a Mosca fanno leva sul morale della truppa nemica. Hanno messo le vie di fuga in bella mostra, ed aspettano. La guerra i russi la fanno a modo loro, ed è tutt’altra cosa rispetto a quello che noi occidentali crediamo di vedere.

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5 risposte a La strategia della Russia?

  1. UnUomoInCammino ha detto:

    Accendere il cervello è la cosa più oscena e deprecata in questa ondata di russofobia a telecomando basata sull’ennesino lavaggio dei cervelli.

  2. jgwolf ha detto:

    La strategia è di certo non infilarsi in un guerra destinata a durare per generazioni e di fatto recuperare alla Russia i territori che in maniera artificiale o meno sono a maggioranza Russa. La tua descrizione calza a pennello con questa possibilità strategica.
    I media stanno spargendo propaganda da entrambi i lati del fronte, purtroppo i nostri cervelli sono anestetizzati da due anni di covidballe e prima ancora da due generazioni di fake news

  3. ste ha detto:

    Imparare dall’Africa in questioni di confini: https://www.youtube.com/watch?v=ofijY6M-OA8

  4. rmammaro ha detto:

    Mi va benissimo l’aiutare il ragionamento complessivo anche con tesi distanti dal “mainstream”. Qui nessuno è esperto di campagne militari (per nostra fortuna) e quindi va bene dire (quasi) qualsiasi cosa. Rimane il fatto che ho l’impressione (ma magari è un’impressione solo mia), che Putin e quanti nel suo Paese la pensano come lui, si siano infilati in un pertugio dal quale sarà difficile uscire senza essere passati ad essere vassalli della Cina o letteralmente scomparsi. Vedremo. Intanto c’è gente che ha bisogno di aiuto ed è nostro dovere fornirlo.

    • fausto ha detto:

      Pertugi e vassalli sono concetti importanti. Chi si stia infilando dove lo capiremo meglio tra qualche tempo. Nel mentre, teniamo gli occhi aperti e stiamo bene attenti a non farci ingannare – ovvio – e a non equivocare quel che vediamo – molto meno ovvio.

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