Benvenuta Cispadana!

E’ da alcuni mesi che la pianura tra le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara è animata da discussioni attorno al nuovo totem bituminoso nostrano: la costruenda Autostrada Cispadana. Siccome di strade ed autostrade non ne abbiamo ancora a sufficienza, infliggiamoci pure questa.

Le caratteristiche del progetto, sul sito della Regione Emilia Romagna, si possono riassumere rapidamente leggendo questo estratto: “…Il progetto della nuova autostrada regionale Cispadana prevede la doppia corsia di marcia e la corsia d’emergenza per ogni direzione. L’autostrada si sviluppa per una lunghezza complessiva di circa 67,5 chilometri, con inizio nel Comune di Reggiolo – dove si raccorda con l’autostrada A22 – e termine nel Comune di Ferrara, alla barriera di Ferrara Sud della A13…”. Parliamo di un nastro di catrame a doppia corsia per senso di marcia.

Se prendiamo per analogia il tronco autostradale esistente tra Bologna e Ferrara, anch’esso a due corsie con corsia d’emergenza, scopriamo subito che in  larghezza misura tra 32 e 38 – 39 metri, a seconda della località considerata. Le larghezze minime dell’autostrada si osservano in prossimità di Bologna; man mano che ci dirigiamo verso Ferrara, i rilevati diventano più alti e quindi anche più larghi. Possiamo bonariamente supporre che in media siano richiesti 35 metri per ospitare questa infrastruttura. Il buon vecchio righello di Google Earth permette anche di misurare, per confronto, l’ampiezza della vecchia Via Emilia: ad Anzola o a Lavino si sta dentro i 10 metri, alle volte anche solo 8. Altri tempi ed altri stili.

I 67,5 km di cui sopra richiederebbero quindi almeno 235 ettari di terreno per il solo tronco autostradale; a questa cifra bisognerebbe aggiungere la superficie richiesta da raccordi, caselli, piazzole, aree di servizio e strutture logistiche inevitabilmente presenti a lato dell’opera. Ad immaginare una perdita di suolo attorno ai 3,5 – 4 kmq non ci si sbaglierà poi tanto. Una discreta frazione.

Ne vale la pena? C’è chi pensa di si, e c’è chi pensa di no. C’è anche chi pensa che si possa cambiare un po il tracciato, giusto per stare lontani da qualche palazzo e mangiare altri campi coltivati. Tanto non valgono nulla. E in quel mentre facciamo le moratorie contro il fotovoltaico a terra: consuma troppo suolo agricolo, che spreco.

Molti amministratori locali dell’area dicono che questa infrastruttura attende di essere realizzata da più di 30 anni, uno scandalo italiano. Io a dire il vero ho in mente anche qualche esempio peggiore, tipo la mitica Portomaggiore – Vignola, che aspetta da più di 40 anni: ne esiste un piccolo tratto, per il resto è rimasta un segno sulla carta. Non sarà per caso che queste opere sono rimaste nel cassetto perché erano inutili? Non mi pare che negli ultimi 40 anni i comuni che le attendevano abbiano sperimentato carestie o rivolte. Forse sarebbe il caso di ragionare anche su questo?

Quella che viviamo è una stagione davvero interessante: non abbiamo più abbastanza carburante per far viaggiare i nostri autoveicoli, che oggi percorrono pochi chilometri. Però abbiamo un sacco di catrame che residua dalla raffinazione dei petroli altrui: e da qualche parte dovremo pure metterlo. Ho il vago sospetto che il progressivo ridimensionamento della mobilità su gomma non farà diminuire di numero i nastri di catrame che insistiamo a costruire; utili o inutili, che importa.

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2 risposte a Benvenuta Cispadana!

  1. paolo ha detto:

    l’asse viario cispadano, nato come strada normale (gratuita) dal casello autostradale di Ferrara sud a Parma è già stato realizzato (basta fare una ricerca su google) al 100% in provincia di Parma, al 80% in provincia di Reggio Emilia, 97% a Ferrara e 0% (zero percento) a Modena: il progetto dell’autostrada (a pagamento) a 4 corsie è stato voluto perché (dicono) non ci sono soldi per costruire una strada normale “gratuita”… ma come mai a PR, RE e FE è stata realizzata?

    relativamente alla “mancanza di soldi” sarebbe interessante far 2 conti tra costo medio per realizzare 1 km di strada normale gratuita e quantità di tasse (bollo auto) che la Regione Emilia-Romagna incassa ogni anno dai cittadini dei comuni attraversati dalla Cispadana…

  2. Il tronco parmense – reggiano era già quasi completato nel 1986, anno di stampa del vetusto atlante stradale che ho sotto mano ora. Era già in carta. Queste opere in Italia hanno tempo di realizzazione quasi infinito; nel mentre, divengono totalmente obsolete. Dalla foto aerea sembra una stradina piena di raccordi e collegamenti con la viabilità locale: tirarne fuori un’autostrada farebbe storcere il naso a molti.

    La Regione cerca soldi; beh, a dire il vero per il tronco tra Ferrara e Modena il grosso della spesa (oltre 1,1 miliardi di euro) dovrebbe essere a carico di privati, leggasi aziende con le mani in pasta. Questi signori si prenderebbero poi i soldi dei pedaggi. Ho qualche dubbio che una cosa simile possa procedere, vista l’aria che tira. Avremmo fatto meglio a tenerci qualche binario.

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