Russia: rubli, debiti, crediti, chiacchiere; e oro ovviamente

Come dicono gli americani? Se sembra un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra. E’ il validissimo test dell’anatra, sempre consigliabile quando si discute un problema apparentemente complesso. Dunque, alcune settimane fa il presidente Usa è venuto a farci visita. Ci ha detto varie cose interessanti, ma in particolare ne ha dette un paio che meritano menzione: la prima è che noi italiani siamo troppo morbidi con i russi, dovremmo detestarli con più impegno. La seconda è decisamente più sorprendente: ci è venuto a raccontare che le “sanzioni” imposte ai russi sono inutili. Il fatto curioso è riportato anche da quelli di Repubblica: “….Il dossier che Obama consegnerà a Renzi al G7 indica (sempre usando dati russi) che il commercio con l’intera Ue è calato del 37%. Quello con l’Italia è calato di meno, del 26%. Più pesantemente dell’interscambio russo- italiano è sceso quello con la Cina, meno 29%. Eppure la Cina non applica le sanzioni, anzi Putin è andato in cerca di un nuovo “rapporto privilegiato” con Pechino per attutire l’impatto delle misure occidentali. Dunque, se l’interscambio con la Cina regredisce in modo così vistoso, la conclusione americana è che le cause vanno ben oltre le sanzioni: al primo posto c’è la caduta del prezzo del petrolio che ha impoverito la Russia e decurtato il suo potere d’acquisto….”.

L’americano rassicura gli italiani: tranquilli, le sanzioni non servono a un tubo. Le abbiamo messe tanto per scherzare, ben sapendo che non avrebbero prodotto differenze rilevanti a lungo termine. L’economia russa è fatta in primis di risorse minerarie, è il loro prezzo a decidere il gioco. Fa piacere sapere che questi politici ne siano consapevoli, ma resta allora da capire per cosa ci stiano ammorbando da mesi. Lasciamo perdere. Piuttosto, come va con i parametri misurabili? I russi in effetti una guerra regionale – monetaria e finanziaria – la hanno combattuta davvero in questi mesi. Hanno giocato con i cambi, hanno speso riserve, imposto e subito sanzioni, hanno ricomprato aziende, svalutato e rivalutato il rublo. Un sacco di movimento, ma è vicino al termine o si naviga ancora a lungo nel mare mosso? Un metodo per giudicare potrebbe essere andare a vedere come si modificano le riserve della Banca Centrale Russa.

Riserve in oro e valuta estera in Russia - International reserves, gold, foreign exchange, central bank of RussiaRiserve della banca centrale russa, prezzi del greggio.

Vedi un po. I movimenti importanti sono stati svariati in questi quindici anni. Le riserve della banca centrale russa hanno preso il volo più o meno nel 2004, in corrispondenza con una impennata dei prezzi del petrolio – il dato esposto in grafica viene da Index Mundi. Con il crollo della primavera del 2009, improvvisamente la banca centrale brucia le sue disponibilità per puntellare i cambi ed il sistema bancario. Poi la ripresa successiva, ed infine l’ultimo crollo dei prezzi a generare ancora un identico comportamento del banchiere centrale russo. Le rendite petrolifere sono importanti, e non è casuale che si prestino tanto bene a costituire un termine di paragone accettabile nel nostro caso.

Si faccia attenzione ad una cosa però: la forza finanziaria dello zar non è costituita solo da queste riserve dichiarate dalla banca centrale. E’ in realtà un bilancio complicato che comprende riserve, fondi di stabilizzazione, e ovviamente debiti pubblici oltre ad un mucchio di altre cose come partecipazioni in aziende e banche. Il debito pubblico dei russi in particolare declinava fino a scomparire più a meno al passaggio di millennio, divenendo sostanzialmente irrilevante nel 2005 / 2006. Per questa ed altre ragioni, può essere utile restringere il campo di osservazione ad un intervallo temporale limitato: alcune relazioni diverranno decisamente più evidenti, e verranno meno le distorsioni dovute all’estinzione progressiva delle posizioni debitorie.

Riserve della banca centrale russa, prezzo del petrolio - Russian federation reserves, oil price, 2015Riserve della banca centrale russa, prezzi del greggio, dettaglio.

La revenue da idrocarburi sale, le riserve salgono; la revenue scende, le riserve scendono. Casomai le quotazioni del petrolio dovessero stabilizzarsi, il banchiere centrale russo non sentirà più il bisogno di bruciare riserve per sostenere banche, aziende, tassi di cambio. E l’ammontare delle riserve diverrà stabile in conseguenza. La stabilità osservata in questi ultimi 4 / 5 mesi fa ancora una volta il paio con l’appiattirsi delle quotazioni del petrolio. La relazione tra i due andamenti è piuttosto lampante, e abbastanza logica a livello intuitivo. Intendiamoci: data una certa congiuntura sul mercato degli idrocarburi, non è possibile predire quali saranno le scelte operate da questi governanti; non in senso strettamente quantitativo. Però le relazioni osservabili ci dicono che possiamo almeno comprendere quale sarà l’atteggiamento tenuto dalla banca centrale a livello qualitativo.

Il presidente americano pare avere detto le cose come stanno, seppure a bassissima voce. I russi hanno reagito in varia maniera al circo equestre delle sanzioni economiche, e viaggiano ora in acque relativamente poco mosse. Hanno smesso di bruciare quattrini già da alcuni mesi, semplicemente perché la loro fonte di introito in valuta estera ha ripreso a funzionare decorosamente. Hanno anche attuato svalutazioni aggressive, certo; imponendo sacrifici ai salariati. Però ha funzionato fin troppo bene, e ha funzionato perché le cose non potevano andare molto diversamente da così: è una questione di quotazione delle risorse naturali. Sono divenute preziose e scarse, e non si può più ferire oltre un certo limite chi le detiene. Gli anni ’90 sono finiti da un pezzo, nel mondo reale.

C’è un’ultima questione che mi incuriosisce: di cosa sono fatte le riserve di una banca centrale? Valuta, titoli, ma anche metalli: oro per dire. Le riserve auree sono un’altra vicenda piena di intrighi e colpi di scena; pensate alle vicissitudini dell’oro libico, o di quello ucraino. Allo stato attuale, la situazione delle varie nazioni è variegata e riflette anche vicissitudini storiche complesse. I russi paiono piazzarsi quinti, dietro ad italiani e francesi, in tema di oro detenuto dallo Stato. Ovviamente dovremmo considerare anche le variazioni temporali in atto, e non solo i valori finali.

Riserve in oro della Federazione Russa, e riserve in valuta - Russian federation gold reservesComposizione delle riserve della Banca Centrale Russa, valuta e oro.

La massa di riserve della banca centrale della Federazione Russa sale e scende secondo gli andamenti già mostrati; al suo interno, la componente in oro ha preso rapidamente quota negli anni 2006 / 2011. E mostra una apparente stagnazione in questi ultimi quattro anni. Attenzione però: a venire dichiarato è il controvalore dell’oro espresso in una valuta di riferimento, il dollaro Usa in questo caso. Se consideriamo le quotazioni dell’oro e deduciamo la massa di metallo detenuta nei forzieri dello Stato, scopriamo che in realtà la riserva aurea russa si accresce senza sosta e con regolarità almeno dal 2008. Una crescita lineare e monotona che non pare avere trovato interruzioni ad oggi. Ci sono non meno di 1250 t di oro nei forzieri russi oggi, a fronte di una produzione nazione attestata nel 2014 di 245 t. Un bel gioco, quello di riacquistare l’oro che esce dalle miniere di casa per ammassarlo in una riserva: chi lo ha ideato deve avere giudicato in maniera assai critica le quotazioni odierne del biondo metallo. Faremo presto a scoprire se aveva ragione o no.

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2 risposte a Russia: rubli, debiti, crediti, chiacchiere; e oro ovviamente

  1. bortocal ha detto:

    acutissimo e originale, come sempre.

  2. vikibaum ha detto:

    -Ci sono non meno di 1250 t di oro nei forzieri russi oggi, a fronte di una produzione nazione attestata nel 2014 di 245 t.- ecco…appunto!

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