Scozia: le pecore e gli highlanders

Appena tornato da un viaggio in giro per la Scozia. Vedo che l’euro esiste ancora, a livello di politica non è cambiato granché in mia assenza. Insistiamo ad affondare poco alla volta. Ma veniamo alla Scozia: una contrada del mondo dalla storia davvero tormentata. Già i romani antichi tentarono di domarla, inutilmente; alla fine si risolsero a recintarla con il Vallo di Antonino. Dato che i Pitti erano troppo bellicosi, dovettero poi ripiegare sul Vallo di Adriano.

In epoca più recente gli scozzesi hanno combattuto, contrattato e tramato in mille maniere per cercare di mantenere un minimo di autonomia; le storie di personaggi quali Mary Stuart o Bonnie Prince Charlie offrono un affresco notevole di quel periodo. Con quest’ultimo pretendente al trono, sconfitto, si ha la definitiva affermazione degli inglesi. Affermazione che dobbiamo ascrivere anche alla fatiscenza del sistema dei clan scozzesi: appena metà degli highlander si presentò a combattere la corona inglese all’ultima battaglia. Gli scozzesi erano pochi, poveri e soprattutto profondamente divisi. Nel giro di pochi anni molti di essi emigreranno, o troveranno impieghi nelle fabbriche, nelle miniere, nella marineria e nell’esercito britannico.

Veniamo al paesaggio fisico: è mutevole. La campagna è bella, ordinata ed alberata nel Tweed. Le cose cambiano molto man mano che ci si sposta a nord, nelle isole o nelle highlands propriamente intese. La foto qui sotto riprende per l’appunto uno scorcio dell’isola di Arran; isola che non fa parte delle Highlands and Islands in senso proprio, ma ne condivide parecchi tratti distintivi.

il castello di Lochranza, isola di Arran, Scozia

Il castello abbandonato è quello di Lochranza, nel nord dell’isola. Molto suggestivo, tetro e spoglio, circondato dall’acqua della baia su tre lati. Era nato come casa fortificata, con funzione di deposito e base navale; successivamente, nel basso medioevo, ha assunto la fisionomia ancora oggi osservabile. Queste opere militari sono divenute obsolete con l’avvento delle grandi navi da guerra, che si appostavano con i propri cannoni davanti alle fortificazioni costiere e le demolivano.

Se guardate le colline oltre la baia, dietro al castello, noterete che non sono del tutto spoglie: sono grandi prati inframezzati da qualche striscia di alberi bassi. E questo paesaggio, comune per l’appunto a tutta la regione delle Highlands and Islands, di naturale non ha praticamente nulla. E’ un artefatto dell’uomo, dimensionalmente enorme. La Scozia dei tempi antichi era ovviamente una foresta di latifoglie, e a zone di conifere; poi l’attività dell’uomo ha fatto scomparire gli alberi, che ancora resistono dentro a qualche vallecola appartata o in aree poco accessibili, magari sotto ad un dirupo.

Il paesaggio oggi è spoglio, uniforme; l’elemento dominante è il prato, con le pecore ed i recinti di filo spinato. Ci sono recinti ovunque, attorno alle ferrovie in particolare; ma anche lungo le strade, specie quelle più veloci e trafficate. Ovviamente il surpascolo produce parecchi danni al suolo, a volte esposto all’erosione: il problema diventa grosso laddove le pendenze sono forti. Alle quote maggiori dominano le rocce nude e relative coperture di detrito: usualmente grandi batoliti di granito e diorite, dolerite, magari gabbri e basalti. Anche rocce metamorfiche. Comunque in alto la poca vegetazione è una magra brughiera, anch’essa ferocemente sfruttata tramite il pascolo. Se camminate un po da queste parti, noterete che sugli arbusti ci sono spesso batuffoli di lana: gli animali ne perdono continuamente sfregando il proprio manto su ogni genere di ostacolo.

La Scozia nel passato era diversa: quando la densità di popolazione era ancora relativamente elevata, le attività agricole comprendevano una zootecnia variegata nella quale l’allevamento bovino aveva un peso considerevole. Anche la gestione delle terre arabili era importante: patata, orzo, segale ed avena erano coltivati diffusamente. La tecnica di gestione si può riassumere nella formula del “crofting”, metodo di conduzione comunitaria di appezzamenti di terreno medi e piccoli tipico delle Highlands. In pratica attorno ai villaggi le terre arabili venivano distribuite in appezzamenti, recintate e coltivate; i terreni peggiori, più magri, erano utilizzati in comune per il pascolo o la raccolta di legname.

La visione romantica e nazionalista della storia scozzese racconta di un mondo rurale che funzionava bene, e che è stato distrutto con l’atto delle Highland Clearances per volontà degli inglesi. Una sorta di pulizia etnica volta a far fuggire i padroni di casa, sconfitti in battaglia a Culloden, ed insediare padroni arroganti a gestirne le terre. Questa cosa è vera solo in parte: anzitutto perché almeno metà dei clan dell’epoca si era in realtà rifiutata di combattere gli inglesi, e ovviamente questi si sono ben guardati dal colpire i collaborazionisti della propria fazione; e secondariamente perché i landlord che hanno scalzato parte dei piccoli proprietari e soprattutto mezzadri ed affittuari altri non erano che i più ricchi nobili scozzesi, ovviamente i principali detentori del potere nel sistema dei clan che in quegli anni si dissolveva. Questi signori hanno patito ben poco dalle sconfitte delle rivolte dei giacobiti; il prezzo è stato pagato dalla povera gente. Di fatto, la nobiltà scozzese ha svenduto i propri connazionali approfittando della vittoria inglese, e trasformando la parte settentrionale della Scozia in un deserto popolato da pecore e filo spinato. E le violenze deliberate non sono certo mancate nello svolgimento di queste operazioni.

Un’altra vicenda che viene a volte trascurata è la resa dell’agricoltura: la crescita della popolazione nella Scozia settentrionale era stata realizzata alla stessa maniera del caso irlandese, e cioè estendendo massicciamente la monocoltura della patata. Futile raccontare il resto della vicenda: all’arrivo della peronospora nel 1846 le rese sono crollate. Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto furono braccianti, affittuari e piccoli coltivatori. I landlord – per gran parte scozzesi – reagirono più o meno come i padroni inglesi insediati in Irlanda, solo con un po di garbo in più: fornirono biglietti di sola andata per far emigrare le famiglie in difficoltà, eliminarono le forme tradizionali di conduzione delle terre, recintarono tutto il possibile. E si dedicarono all’allevamento ovino estensivo.

Alla fine di questa triste storia, possiamo osservare il prodotto di secoli di deterioramento sociale, danneggiamento dei suoli, accentramento della proprietà terriera, distruzione del manto boschivo: sono le Highlands di oggi. Questo territorio, aspro e povero ma certamente non selvaggio, la sua fisionomia pressoché interamente artificiale, la poca popolazione rimasta, devono probabilmente insegnarci qualche cosa sulla strada che vogliamo intraprendere nel prossimo futuro. Chi invoca despoti illuminati a sostituire la democrazia e la partecipazione sociale, sperando che questi signori siano capaci di guidare la propria gente fuori dalla burrasca, farà bene a considerare il caso scozzese. I landlord, le pecore, gli sfratti e l’abbandono sono dietro l’angolo.

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