Le ghiande e le querce, la vita continua

Giande sane con germoglioQueste qui di fianco sono ghiande: stanno cadendo ora dalle piante intorno a casa. La specie di querce, in questo caso, è la farnia: la regina della pianura padana, la creatura che finirebbe col dominarne il paesaggio se gli uomini dovessero sparire.

Alcune di queste ghiande sono state attaccate – come ogni anno – da un antipatico parassita che le divora dall’interno: si tratta di un vermicello bianco, che poi se ne esce e si va a rintanare nel terreno in attesa della primavera. La cosa non è drammatica, anche perché molte delle ghiande attaccate conservano comunque la capacità di germogliare: bisogna vedere dove si è verificato il danno. Se il parassita ha danneggiato la punta, che ospita il germoglio, allora non c’è niente da fare; se però il danno è circoscritto alla parte centrale del tessuto di riserva, il germoglio potrà comunque fare il suo lavoro.

Ghiande attaccate dai parassitiQui a fianco la fotografia mostra varie ghiande attaccate dai parassiti. Una di esse, in basso, ha già una piccola radice bene in vista; se interrata, farà il suo dovere come le altre. Gli altri esemplari mostrano a loro volta i fori lasciati dal parassita.

Ormai è stagione di semina: con una sporta, un paio d’ore di tempo e qualche piccola astuzia anche quest’anno sarà possibile ottenere centinaia di piante. La semina dell’anno passato, nonostante le pessime condizioni meteo, è stata un successo. Se proprio dobbiamo metter piante in un pezzetto di bosco malconcio, meglio seminare che trapiantare: costa molto meno.

Per esperienza, credo che non sia possibile ottenere una pianta simile per trapianto in meno di una giornata complessiva di lavoro. L’allevamento in vaso iniziale ed il successivo trapianto non prendono tantissimo tempo, certo, ma la pianta messa a dimora dovrà ricevere spesso acqua durante il primo anno di vita; e questo fatto richiede tempo e fatica.

Ottenere una pianta equivalente semplicemente gettando a terra una ghianda e facendola affondare nella terra bagnata con una pedata rappresenta un vantaggio fenomenale. E’ vero che molte di queste non riusciranno a divenire adulte, mangiate da roditori o uccelli o ancora distrutte dalla calura estiva; ma a metterne giù una decina in un minuto si fa poi presto a fare della strada….

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Una risposta a Le ghiande e le querce, la vita continua

  1. Marcus X ha detto:

    Tanto per capire come funziona. Mio figlio con altri ragazzini si erano riempiti tasche di ghiande raccolte da un albero nei pressi di casa. Ne era nata una battaglia che aveva visto ghiande sparse su tutti i praticelli davanti alle case, Con mia grande sorpresa a marzo avevamo una ghianda/quercia che germogliava sul prato antistante a noi. Latitudine 52°N. Zona Manchester- Liverpool in Inghilterra. Ne dedussi che, nel suo ambiente naturale la ghianda cresce spontaneamente senza accorgimenti, temperatura media invernale 5°C terreno perennemente umido. Ogni latitudine ha la sua ghianda. Nel Mediterraneo cresce naturalmente una roverella spinosa che produce ghiande piccole e tonde in arbusti molto grandi.
    La ghianda rovere avrebbe bisogno di condizioni climatiche più fredde. Quando vogliamo coltivare qualunque pianta al di fuori del suo habitat nascono le complicazioni, per cui siamo obbligati ad adottare una serie di accorgimenti a questo scopo: dal frigorifero alla tenuta in vaso fino alla radicazione robusta anche fino a due anni prima di mettere a dimora. Questo accade SEMPRE in queste sfide. Nel coltivare qualunque pianta è bene tenere a mente la sua origine e provenienza e cercare di imitarne l’habitat in cui vive. Tutti gli accorgimenti che leggete sono “forzature” della Natura e non il decorso normale della singola pianta o seme. Sembrerebbe così che senza l’intervento dell’uomo non crescerebbe nulla! Niente di più falso. Siamo più spesso noi interferire con la Natura e non il contrario. I consigli che abbiamo letto sono tutti buoni ma si riferiscono alle esperienze singole del luogo/ghianda per cui alcune sembrerebbero in contraddizione.Ora mi trovo a volere fare germogliare una quercia Vallonea le cui origini sono balcaniche e appenniniche. Ma ne esistono di molto antiche anche in Salento additate come delle rarità ed eccomi a sfidare la Natura e cercare di fare quello che facciamo tutti: fare germogliare qualcosa lontana dalle sue condizioni originarie. Spero bene. Saluti a tutti.

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