Prodotti tipici italiani: il cemento

Oggi una sbirciata alle statistiche di Eurostat, quelle sulla produzione industriale. Tema della giornata: il cemento. Come giustamente notato in questo articolo di Carlo Bertani, e in quest’altro su Blogeko, in Italia impieghiamo smodate quantità di materiali nel comparto edile. Però bisognerebbe proiettare i dati disponibili in ragione della popolazione; altrimenti le tonnellate totali non dicono molto.

Ci sono dei problemi nelle analisi riferite all’impiego di cementi e calcestruzzo. Il primo è ovvio: i dati sono frammentari. Il database Eurostat recepisce le notizie prodotte dagli organi statistici nazionali – come il nostro Istat – e per molte nazioni si tratta di informazioni limitate a poche annate. Un caso eclatante è la Germania: quasi tutti i dati sono confidenziali, e vengono esclusi dal database. L’altro problema è quello dei movimenti di materiale attraverso le frontiere: è inevitabile che esistano impianti che producono materiale che verrà in parte spedito in una diversa nazione europea.

Per limitare parzialmente questo secondo inconveniente, in questa analisi l’indicatore di riferimento sarà costituito dalla produzione venduta di cemento portland. La polvere di cemento in questione viene fabbricata in molti impianti; una parte di essi si limita a macinare e confezionare il clinker grezzo prodotto nei forni di un altro impianto. Tendenzialmente, è più probabile che venga esportato il materiale grezzo in tagli grossolani appena uscito dai forni; la polvere finita è igroscopica, non conserva a lungo le proprie caratteristiche, e per questo motivo è ragionevole pensare che una volta confezionata non percorra molta distanza. Ovviamente esistono eccezioni, per esempio per leganti speciali o per aziende poste a ridosso della frontiera; o anche nel caso dei prefabbricati, che una volta finiti possono anche essere inviati in un altro continente. Inevitabilmente anche questa scelta di gestione dei dati soffre di qualche problema.

Altra questione interessante è l’impiego di quantità variabili di legante nelle malte: posso realizzare calcestruzzo immettendo, che so, 200 – 250 kg di cemento in polvere in un metro cubo di malta. E’ poco buono, e piuttosto permeabile; ma magari può andar bene per una caldana. Oppure posso utilizzarne 350 kg/mc per ottenere un getto avente maggiore resistenza, buona impermeabilità; ma purtroppo propenso a produrre muffe, poco salubre. Va da sé che è facilissimo trasportare 350 kg di polvere a media distanza, con aggiunta di inerte reperito in loco potranno diventare velocemente 2300 kg di calcestruzzo bello e pronto.

Purtroppo la voce “concrete” che identifica i getti di calcestruzzo vero e proprio è suddivisa in molte tipologie di manufatti, dalle gettate in cantiere ai prefabbricati, blocchi e così via. Piuttosto difficile indagarle. La voce “other hydraulic cements”, pur essendo rilevante, è stata tralasciata a causa della fortissima discontinuità dei dati. Ancora una volta la voce “portland cement” sembra la più appropriata. La calce a livello di intera Unione Europea incide per meno dell’1% sul totale dei leganti impiegati in edilizia, almeno stando ai dati Eurostat: nel 2010 i cementi in senso lato venivano prodotti in ben 181 milioni di t, contro 1,79 milioni di t di calce. Anch’essa trascurabile.

E allora vediamo che aspetto hanno i dati Eurostat sul portland, almeno per le nazioni che li forniscono.

grandi produttori di cemento in europaProduttori maggiori di cemento portland in Europa, t/anno. Fonte: Eurostat.

Sullo sfondo spiccano i giganti del settore, Italia e Spagna. Un brutto primato. Le altre nazioni importanti sembrano quasi sparire al confronto, perlomeno negli anni 2006 – 2007. Il tracollo successivo sembra aver ridotto questi campioni del cemento a più miti consigli. Nel 2007 la coppia Italia – Spagna totalizzava 95 milioni di t di cemento portland venduto; le altre sei nazioni del grafico sopra nel 2009 ne mettevano assieme si e no 76 milioni di t. Una follia in piena regola.

grandi produttori di cemento in europa, dettaglioProduttori maggiori di cemento portland in Europa, t/anno, dettaglio. Fonte: Eurostat.

La vista di dettaglio del periodo 2006 – 2010 evidenzia anch’essa la frammentarietà delle serie di dati; ciononostante, la caduta di produzione recente risulta ben visibile. Una testimonianza ineccepibile delle difficoltà vissute oggi dall’industria edile. Impressionante la caduta di Italia e Spagna, ma anche i francesi si sono ridimensionati. Piccoli cambiamenti per la Germania, vorrei però vedere anche per i tedeschi i dati dell’ultimo decennio. Al momento sembran0 irreperibili. Gli inglesi, pur avendo mantenuto produzioni stabili dalla metà degli anni ’90, hanno perso inesorabilmente quota dal 2009 in poi. Ovviamente in caduta la Grecia, ci mancherebbe; avevano un produzione di partenza semplicemente delirante per una nazione così piccola.

piccoli produttori di cemento in europaProduttori minori di cemento portland in Europa, t/anno. Fonte: Eurostat.

Tra i produttori minori suona una musica simile. Ovviamente l’asse delle ordinate segna cifre minori, ma si tratta di nazioni aventi dimensione modesta. Interessante la parabola del Portogallo, che per tanti anni ha avuto produzioni smodate di cementi; e che ora è crollato al punto da trovarsi in questo gruppo di nazioni, e neanche in testa. Grossa la bolla della Bulgaria, prontamente scoppiata con dimezzamento dei volumi venduti. Per gli altri, chi più chi meno, la situazione è quella nota: si sale fino al 2007 – 2008, e poi si scende. Repubblica Ceca ed Austria vivono discese graduali, ma certo non trascurabili; ricordo che molti istituti di credito austriaci hanno banchettato grazie alle speculazioni immobiliari di alcune nazioni dell’Europa orientale.

piccoli produttori di cemento in europa, dettaglioProduttori minori di cemento portland in Europa, t/anno, dettaglio. Fonte: Eurostat.

Pure il diagramma di dettaglio mostra andamenti prevedibili: a parte la vistosa discesa dei portoghesi, anche Danimarca e Bulgaria sono in caduta libera. L’Austria sembra reggere meglio, come detto. Ci sono sempre buchi fastidiosi nelle serie di dati, ma questo è il materiale a disposizione. Naturalmente bisogna ricordare che gli effetti distorsivi incidono di più sulle nazione più piccole: è plausibile che le esportazioni di cemento dal Portogallo alla Spagna avessero un qualche peso, basta un singolo impianto dedito all’export per alterare i conteggi. Però, anche ammettendo che i dati per le nazioni minori non rappresentino alla perfezione il consumo realmente verificatosi in loco, il fatto che questi signori abbiano in taluni casi investito tanto nel comparto del cemento deve pur avere un qualche significato.

produzione di cemento portland per abitante in varie nazioni d'europaProduzione di cemento portland pro capite, kg/anno. Fonte: Eurostat, US Census Bureau.

In ultimo le produzioni pro capite di cementi per alcune nazioni europee; il dato Eurostat è stato integrato con gli andamenti demografici forniti dal Census Bureau americano. E qui le differenze saltano all’occhio in fretta. Sono modelli di sviluppo molto eterogenei. Da una parte ci sono i greci, gli spagnoli, i portoghesi: che hanno avuto la bella idea di cucinare fino a 800 – 1200 kg di cemento in un anno per ogni cittadino; e naturalmente si tratta di cifre che non comprendono i cementi speciali. Dall’altra parte ci sono nazioni come Germania, Francia, Finlandia ed Inghilterra, che ovviamente non stanno nel terzo mondo; e che però non sembrano amare molto i cementi idraulici. Oscillano su 200 – 300 kg di cemento a persona. In mezzo ci sono gli altri, tra cui anche noi italiani: che non abbiamo certo scherzato, per carità, ma non ci siamo nemmeno avvicinati al vertice della classifica. Tutti quanti comunque mostrano segni di discesa, chi più e chi meno.

Le bolle immobiliari ci sono state dappertutto, ma lo stile nella gestione del fenomeno è molto diverso passando da una nazione all’altra. Gli inglesi hanno avuto un terremoto in piena regola in campo immobiliare, le quotazioni sono scese; però non hanno mai avuto produzioni smodate di cemento. I tedeschi nascondono i dati, probabilmente devono avere avuto una discesa con l’introduzione delle norme che limitano il consumo di suolo. In generale è probabile che le nazioni del nord Europa abbiano stili costruttivi diversi, meno avidi di gettate di calcestruzzo. Un’altra elemento che può giustificare alcune differenze è la rete stradale: nazioni come Croazia, Bulgaria e Grecia devono avere impiegato parecchio cemento in opere pubbliche, cosa ovviamente non necessaria per paesi più moderni che ne sono già ampiamente dotati. Comunque si scende un po tutti, quale che sia il modo di rappresentare ed interpretare i dati.

L’apice nella produzione di portland nella UE a 27 stati si è apparentemente verificato nel 2007, per un totale di 230.588.560 t. Già, 230 milioni di tonnellate. Se volessimo farci calcestruzzo mettendo portland per 300 kg/mc, né buono né cattivo, ne potremmo ottenere qualcosa come 230.588.560 [t] / 0,3 [t/mc] = 768.628.533 [mc], un cubetto pieno avente lato di 916 metri circa. Mica male, se consideriamo che la Piramide di Cheope dovrebbe avere un volume di 2.617.000 metri cubi; in pratica nel 2007 con il solo portland ne avremmo potute costruire quasi 294 esemplari.

Non so a livello finanziario come andrà a finire, ma a livello di industria una certa bolla speculativa c’è stata; almeno nel campo dei cementi. Ora la produzione industriale del comparto edile sembra destinata a viaggiare su volumi più ragionevoli. Forse non è una cattiva notizia.

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5 risposte a Prodotti tipici italiani: il cemento

  1. Pingback: Cantieri Italia: che ne pensate? | Far di Conto

  2. Pingback: Il cementificio d’Europa alla resa dei conti | Far di Conto

  3. Mendes, joao ha detto:

    Ciao, volevo sapere dove posso comprare cimente Portland per exportare per guine bissa.

  4. Pingback: Il Sindaco di Firenze: TAV opera inspiegabile. Siamo sicuri? | Far di Conto

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